Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Julia Heaberlin, Chi ha ucciso mia sorella

Il thriller di Julia Heaberlin, “Chi ha ucciso mia sorella?”, segue “Gli occhi neri di Susan”, il suo primo romanzo che le ha dato notorietà, rivelando ai lettori le sue spiccate doti nel genere narrativo del giallo psicologico. I libri dell’autrice, una giornalista di Dallas, collaboratrice in varie testate e vincitrice di alcuni premi letterari, infatti, oltre a tessere trame avvincenti che conducono a immergersi in una lettura trascinante, denotano una particolare propensione all’analisi dei percorsi della mente umana, spesso contorti e imprevedibili. Tale abilità diventa evidente soprattutto nella cura dei dettagli, come la descrizione dei pensieri dei suoi personaggi e dei meccanismi mentali alla base delle loro azioni, ma anche dei luoghi e delle circostanze che fanno da scenario ai fatti.

La protagonista del romanzo è Grace, una ragazzina che vive in Texas con la sua famiglia, composta da madre, padre e dalla sorella maggiore, Rachel, bella e dall’intelligenza vivace, idolo della minore, che, però, scomparirà all’improvviso, senza lasciare alcuna traccia, sconvolgendo la vita famigliare e determinando l’insorgere in Grace di un unico tormentoso obiettivo: scoprire il suo rapitore. Le sue ricerche si protrarranno per quattordici anni (“E’ stata la mia unica ossessione da quando avevo dodici anni e da quando la bicicletta di mia sorella non percorse mai le tre miglia che separavano la nostra casa da quella dove svolgeva il suo lavoro da baby sitter. Era mattina.”), raccontati dalla ragazza in prima persona, alternando i ricordi della vita con la sorella, alla narrazione di una “caccia all’uomo” che Grace, certa di aver individuato il responsabile della sua sparizione, pianifica con cura meticolosa.

Il colpevole, infatti, viene da lei identificato nella figura di Carl Feldman, un noto fotografo malato di demenza senile, il quale molti anni prima era stato accusato di aver insidiato e sequestrato varie giovani donne, ma mai condannato. Archiviato anche il caso di Rachel, Grace decide di fare da sé, frequentando persino un durissimo corso di addestramento alla sopravvivenza in condizioni estreme e all’uso delle armi, e dedicandosi allo studio di casi analoghi a quello della sorella, verificatisi nella stessa zona. Quindi, decide di presentarsi all’’uomo, ricoverato in una struttura per “vecchi criminali”, una specie di comunità di recupero, “l’unica disposta ad accoglierlo”, considerate le accuse di cui è oggetto. Il piano di Grace consiste nel convincere la “signora T” che gestisce la comunità, a lasciarlo partire con lei, spacciandosi per sua figlia sia con la donna, sia con lo stesso Carl, il quale sembra non ricordare nulla della sua vita precedente, affrontando un viaggio di una decina di giorni, durante i quali spera di riuscire a ottenere la sua confessione.

La scrittura incalzante e apparentemente scorrevole ma, in realtà, dall’andamento labirintico, procede per scoperte graduali, attraverso le varie tappe che dovrebbero risvegliare nel presunto colpevole i ricordi sopiti, i luoghi in cui i due improbabili compagni di viaggio alloggiano e le persone che incontrano, tra figure reali e immaginarie, come Walt, che vede solo Carl, con le quali si relaziona come se fossero reali, e, infine, anche il cane Barfly e il gatto a tre zampe Baloney, l’ultimo ad unirsi allo strano gruppo. Ciò che più colpisce, come si diceva, è l’approfondita analisi psicologica dei personaggi, specialmente di Carl che alterna momenti di estrema lucidità ad altri di assenza totale, mostrando, inoltre, uno strano legame nei confronti di eventi e di particolari relativi alle proprie fotografie, alcune delle quali, divenute note per via degli insoliti e inquietanti soggetti: figure eteree, quasi sovrannaturali, sono impresse sulla pellicola come nella sua mente in modo molto preciso.

Sono proprio alcune di queste ultime a consolidare in Grace la convinzione della colpevolezza di Carl, in quanto ritiene di scorgervi dei riferimenti alla scomparsa di Rachel e delle altre donne, persuasa che “è stata l’inquietudine quasi metafisica delle sue foto a richiedere alla giuria due giorni di tempo piuttosto che dieci minuti per rilasciarlo, in assenza di prove evidenti”. La convinzione della ragazza è, inoltre, supportata dal fatto di aver trovato, da bambina, una fotografia molto particolare scattata da Carl sotto le scale della soffitta della propria casa, per la quale i suoi genitori non avevano saputo fornirle alcuna spiegazione.

Intanto, a causa delle singolari esperienze che si ritrovano a vivere lungo il loro travagliato itinerario, un percorso quasi di formazione per Grace, si fa sempre più stretto il rapporto tra i due, il vero focus del romanzo: un incontro di tensioni opposte tra un uomo che, nonostante l’età e la malattia, si rivela  intelligente e astuto, in grado di comprendere e intuire più di quanto si possa immaginare, e una ragazzina consapevole che ogni accenno al passato o riferimento in grado di metterlo in relazione con le donne scomparse, abbia come inevitabile conseguenza quella di accrescere il pericolo per la propria vita.

Durante la loro avventura, Grace ha modo di rincontrare Andy, un poliziotto che coinvolge sin dall’inizio nella propria indagine, preoccupato per gli sviluppi che avrebbe potuto prendere e, soprattutto, per l’incolumità della ragazza a cui si sente sentimentalmente legato. Ma nulla la distoglierà dal suo proposito di arrivare alla verità, per la quale è disposta ad affrontare qualunque pericolo, armata solo del coraggio che le viene dall’infinito amore per la sorella prematuramente perduta, il cui destino sembra racchiuso all’interno di un muro fatto di perdita, di mancanza, di ricordi nebulosi e, quasi certamente, di menzogne.

E’ un thriller dalla conclusione inaspettata, che si snoda lungo i meandri delle strutture mentali di vittime e carnefici. Le vittime sono coloro che subiscono le conseguenze di un male scaturito da patologie mentali, ma anche i loro familiari, impossibilitati a farsene una ragione: “Ero una bambina ossessionata. Poi sono diventata un’adulta ossessionata”. Ma chi sono i veri carnefici? La ricerca della verità e della giustizia, in questo caso, diventa l’unica cura possibile alla follia di un’ossessione che diviene ragione di vita.

Antonella Ferrari

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 Julia Heaberlin, Chi ha ucciso mia sorella, Newton Compton, Roma, 2018, pag. 333, euro 12,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 Maggio 2019 da in Giallo, Libri, Narrativa, Recensioni, Thriller con tag , , , , .
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