Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

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Paulo Coelho, Adulterio

di Donato Merico

Ho appena terminato di leggere il libro romanzato “Adulterio” di Paulo Coelho e non vedevo l’ora di farlo perché mi ha lasciato un’amara sensazione, probabilmente, a causa di un mio vissuto particolare. Preciso che ho letto vari libri precedenti di Coelho e mi sono piaciuti, tanto che li ho anche consigliati agli amici più attenti. Il tema trattato è quello eterno dell’amore, da un punto di vista particolare, quello dell’adulterio, tanto vituperato dal pensiero perbenista. Mi ha colpito la retrocopertina: “E’ meglio non vivere piuttosto che non amare”, ed anche l’argomento tanto osteggiato. L’ho consigliato ad una donna con entusiasmo, senza averlo letto (onestà intellettuale personale). “Vai dove le acque sono più profonde” (Luca), “O Maria, concepita senza peccato”: sono le didascalie all’inizio del libro, che ne segnano il contenuto. Cercherò di cogliere aspetti più profondi, riflettendo sul fatto che sono stato “concepito col peccato commesso da altri”. A mio avviso, Coelho è rimasto in superficie a scandagliare un lato spinoso dell’amore vissuto dai protagonisti. Non siamo monadi, pertanto ci evolviamo crescendo a contatto con l’altro/a nei vari momenti esistenziali personalissimi, ed un fattore determinante nella crescita lo dobbiamo all’amore che ci coglie impreparati ed ignudi, per erudirci circa la nostra Persona, nel momento del bisogno. E se non siamo ancora completi, la nuova e terrifica sensazione dell’ignoto da esplorare si presenta al nostro cospetto con tutta l’irruenza del caso. Appunto, con la gentile comprensione che l’altro/a ci può completare, al di fuori di qualsivoglia pregiudizio mortifero giudicante. E ci sentiamo completi, ci rendiamo uniformi, prima informi, in un ovulo energetico che pregna la nostra presenza. E ci accingiamo ad essere più noi stessi, nei movimenti, nel respiro, nella visione di un tutto più armonioso. E se l’altro/a si è materializzato all’improvviso dinanzi a noi, in una relazione di coppia, è perché chi c’era ha svolto il compito esistenziale a noi dovuto, di permetterci di far evolvere la nostra anima. Si tratta di emancipazione spirituale e non nel senso stucchevole di Coelho, con la sua marcata visione religioso-cattolica della vita, che impedisce qualsiasi evoluzione cellulare intima di chi viene baciato dall’amore, in qualsivoglia situazione civile e storica. Il matrimonio rappresenta il ricongiungersi alla fase idilliaca uterina con la madre (matri-monio), poi in un sodalizio col genitore di sesso opposto, per permettere il riviversi dell’unione simbiotica castrata nella relazione infantile. E’ chiaro che dove si è vissuta una relazione appagante ed una evoluzione rispettosa dell’individuo nella relazione oggettuale primaria, la scelta del partner può avvenire in modo più naturale nella fase adulta. Queste fasi meriterebbero una più esaustiva elaborazione. Quando ci permettiamo di evadere da un’unione asfissiante di coppia è per sentirci rinascere in una nuova dimensione personale, dove siamo interi e fragili, alla scoperta del nostro essere non più scisso. E se permettiamo ciò, ci riempiamo d’amore e di nutrimento per la nostra anima e possiamo rivolgerci ad un’altra persona disposta a condividere questo nostro traboccare di gioia. Desideriamo dare dignità e rispetto alle decisioni di compiere il viaggio dentro e fuori di sé alla ricerca del luogo condiviso con un’altra persona e con altre persone che rispettano, finalmente, la nuova e gioiosa unione nella libertà. Il limite imposto dal verbo dominante lo possiamo lasciare alla ragione, quando emerge possente il bisogno di respirare nel nostro corpo, in armonia con la mente e lo spirito. Non più in un rapporto sadomasochista fisico e mentale, dove ci inchiniamo al volere prevaricatore ed onnipotente dell’altro/a, finalizzato a perpetrare la nostra condizione onnipotente narcisistica infantile, ma fieri di alzare il capo alla nostra essenza di Persona amante di se stessa e degli altri, per poter finalmente abbracciare l’altro/a foriero di luce amorevole, integrando l’altra parte di me non vista, perciò non amata, riconoscendomi in-dividuo (non diviso).

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Paulo Coelho, Adulterio, Bompiani, Milano, 2014, pag. 265, euro 18,00.

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