Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Patrick McGrath, Trauma

Quanto sia intenso il legame tra biografia e letteratura è questione da sempre discussa e, ad ogni modo, indubbia, anche se più o meno evidente a seconda dell’autore. Nel caso di Patrick McGrath tale corrispondenza diventa non solo evidente ma inevitabile, considerata la sua infanzia trascorsa per la maggior parte in un ambiente piuttosto insolito come un manicomio criminale, quello di Broadmoor, dove il padre esercitava come psichiatra. Tale “imprinting” ha fatto sì che il tema prevalente dei suoi romanzi fossero le malattie mentali, le ossessioni, le ferite dell’anima, e ciò vale anche per il thriller psicologico “Trauma”. La voce narrante, Charlie, è infatti uno psichiatra alle prese con le terapie psicanalitiche dei propri pazienti e, parallelamente, con la cura di se stesso, che lo portano a constatare come le patologie della mente siano tra le più difficili da guarire o, perlomeno, da tenere sotto controllo. La sua storia è segnata dalla depressione di cui soffriva la madre, della quale, come spesso accade ai figli, si sente responsabile, nonostante all’epoca della prima crisi avesse solo sette anni e fosse pure il meno amato tra due fratelli. E come spesso accade ai professionisti del settore, egli attribuisce al suo passato la scelta di dedicarsi alla psichiatria, nel tentativo di “rimediare” al fatto di non aver potuto essere d’aiuto alla madre, che era anche un’alcolista, affinché non sprofondasse in quel baratro in cui l’abbandono del marito, il pavido Fred Weir, l’aveva spinta in via definitiva.

Charlie, il cui mondo emotivo è infarcito da sensi di colpa e da vaghe sensazioni che non è in grado di definire, non riesce a costruirsi una vita affettiva appagante e si separa con grande sofferenza dalla moglie, Agnes, dalla quale ha avuto una figlia. La loro conoscenza era avvenuta quando la donna lo aveva contattato come terapeuta per il fratello, Danny, reduce dalla guerra del Vietnam e afflitto dal cosiddetto “Post Traumatic Stress Disorder”, un trauma comune a molti soldati sopravvissuti, tornati a casa dopo aver assistito alla morte dei compagni (Charlie anche di un amico molto caro) ed essere stati costretti a prendere parte ad atti efferati contro il nemico. Ma lo psichiatra non era riuscito ad aiutare il ragazzo e da tale ennesimo senso di colpa, unito al progressivo allontanamento di Agnes, distrutta dal dolore, era iniziato il fallimento del proprio matrimonio. Al contrario, il fratello prediletto Walter che ha vissuto con più leggerezza e superficialità sia la separazione dei genitori, sia la malattia della madre, è assai meno segnato nell’animo e infatti riesce a realizzarsi professionalmente come pittore. Proprio in occasione della morte della donna il protagonista rivede la ex moglie e questa, pur essendosi rifatta una vita con un altro compagno, si mostra molto disponibile nei suoi confronti, in quanto il loro rapporto era stato da “compagni oltre che amanti”, così i due riprendono ad incontrarsi occasionalmente. Nel frattempo, però, Walt presenta a Charlie Nora Chiara con la quale intreccia una relazione ma, per triste fatalità, anche lei è affetta da seri problemi di natura psichica, rivelandosi, quindi, una persona problematica, con la quale non riuscirà a rapportarsi a lungo ma che lo aiuterà a capire molte cose di se stesso.

Il romanzo affronta tematiche complesse, alternando le esperienze personali dello psichiatra alle vicende vissute dai suoi pazienti, in un intreccio di storie, che rende un po’ ingarbugliata una narrazione che, per il resto, scorre nel linguaggio e nel crescendo di tensione. L’elemento che risalta su tutto è lo sforzo del medico, nel suo tentativo di aiutare con ogni mezzo i propri pazienti, pur nella consapevolezza di quanto sia controproducente il coinvolgimento emotivo e personale nella cura psichiatrica, che è poi la ragione per la quale Charlie non è riuscito ad aiutare né Danny né Nora. Ma l’uomo non ha potuto aiutare neanche se stesso, poiché persistono nel suo subconscio dei ricordi confusi che non riescono ancora a riemergere, qualcosa che si agita in lui, un evento legato al senso di colpa nei confronti della madre ma anche al suo rapporto col fratello che risulta affettivamente poco solido. I suoi fallimenti e le sue inquietudini porteranno, infine, Charlie a trasferirsi per lavoro in una clinica sperduta ed isolata, dove arriverà a perdere il controllo di sé. E proprio in quel luogo, in seguito alla visita inaspettata del padre, che non vedeva da anni, e del fratello Walt, che conosce bene il suo dramma, ritroverà il ricordo di quanto avvenuto tanto tempo prima, quel trauma, appunto, subìto da bambino e che pensava esistesse solo nei propri incubi, quando, invece, era stato tragicamente reale. Lo choc ha condizionato tutta la sua esistenza, facendo fallire ogni suo rapporto affettivo e lavorativo e influenzando la sua psiche in modo da non consentirgli di trovare un equilibrio caratteriale e psicologico.

“Trauma”, seppure si pone ad un livello inferiore rispetto, ad esempio, a “Follia”, è uno di quei romanzi che attraggono gli appassionati dell’indagine psicologica, soprattutto riferita a certi traumi infantili che avviano dei processi mentali patologici, i quali possono condizionare l’intera esistenza di un essere umano, modificandone la personalità, smuovendola dal suo alveo naturale per deviarla verso percorsi indicati da quei meccanismi di autodifesa che s’innescano in automatico per superare il trauma stesso, per celarlo sotto una coltre che protegge e condanna al tempo stesso.

Antonella Ferrari

 Trauma

Patrick McGrath, Trauma, Bompiani, Milano, 2012, pag. 258, euro 13,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2017 da in Libri, Narrativa, Recensioni, Thriller con tag , .
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