Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Natasha Preston, Il giardiniere

Che cosa c’è di più puro di un fiore? Forse è per questo che Clover ne è ossessionato perché la purezza, la pulizia e la perfezione costituiscono i punti d’appoggio necessari a puntellare la fragile impalcatura sulla quale si regge la sua disgraziata esistenza.

Vittima di un trauma famigliare, amplificato dalla classica figura materna soverchiante e castrante, il protagonista de “Il giardiniere”, opera prima di Natasha Preston, scrittrice per caso grazie alla piattaforma Wattpad, trascorre la sua vita alternando il proprio vissuto tra i due binari paralleli della normalità e del delirio. I due percorsi, tuttavia, tendono ad un’identica meta ossia la costruzione della “famiglia ideale”.

Una volta scomparsa “madre”, così com’è solito chiamarla Clover o Colin, il suo vero nome, con la quale ha vissuto in totale simbiosi sfiorando l’incesto, giunge per l’uomo il momento di passare dall’utopia alla realtà: “La solitudine era come una malattia terminale. Ogni giorno che passava andava peggio. Mi sentivo come se nei quattro anni precedenti fossi morto a poco a poco, e ne avevo abbastanza.”

Se non aveva mai avuto la possibilità di assaporare la felicità di una famiglia perfetta allora ne avrebbe creata una, magari “forzando” un po’ gli eventi. L’importante era che nulla andasse storto: nessun errore, nessuna approssimazione, soprattutto nessuna defezione poiché la sua recita prevedeva un copione già scritto, con poca improvvisazione e con personaggi che avrebbero dovuto dimenticare di essere stati degli esseri umani, prima che dei burattini.

Per raggiungere il suo obiettivo non avrebbe potuto perdere del tempo con la conoscenza di una donna, un fidanzamento, un matrimonio e, magari, dei figli, no, ci aveva già provato e ne aveva sprecato a sufficienza, ora bisognava agire in fretta.

Il punto di partenza furono proprio i fiori: un giglio (Lily), una rosa (Rose), una viola (Violet) ed un papavero (Poppy), che nella sua mente malata sarebbero stati impersonati da quattro ragazze, i cui nomi non avrebbero più avuto importanza una volta rapite e rinchiuse per sempre in una casetta, allestita con pulizia e cura maniacale in quella che era stata la cantina della sua abitazione.

Non sarebbe stato poi così difficile scegliere tra le tante povere derelitte, donne sole, che vivevano per strada e che nessuno aveva e avrebbe mai cercato, anzi, queste ultime, alla lunga, lo avrebbero certamente ringraziato per quella possibilità di nuova vita, di riscatto sociale, di pulizia esteriore ed interiore, che madre avrebbe gradito e papà, invece, non aveva saputo apprezzare, preferendo soggetti di tutt’altra risma.

E così fu: uno dopo l’altro i fiori di Clover vennero a comporre un mazzo che riempì il piccolo vaso dorato che era stato sistemato per loro, innaffiato dalle lacrime nascoste delle ragazze, costrette a vivere giorno dopo giorno, anno dopo anno, gli orrori della loro condizione di segregate. Qualcuna giungerà ad un livello di abiezione tale da rendere completo il lavaggio del cervello fino all’omologazione, all’assuefazione e ad un atteggiamento compiacente per poter rimanere in vita, così che una forma di sindrome di Stoccolma avrebbe reso difficile anche creare una coalizione solida contro il rapitore.

Ma, in tanta perfezione, una pecca esiste: i fiori, per sopravvivere hanno bisogno del nutrimento dell’acqua ma anche del calore della luce. Semplicemente, senza entrambi, muoiono. Lily, Rose, Violet e Poppy, infatti, non sono che personaggi interpretati da più attrici, man mano che la follia s’impadronisce di loro, spingendole a compiere errori o disattenzioni o, peggio, a ribellarsi. Era sufficiente persino che il fiore corrispondente nel vaso di plastica (nessun materiale tagliente o contundente avrebbe mai fatto parte dell’arrendamento) morisse per scatenare le ire di Clover, anche fino alle estreme conseguenze.

Quando era “costretto” a dover fare a meno di uno dei suoi fiori, Clover, semplicemente, adoperava le sue tecniche di “smaltimento” e, senza crucciarsene più di tanto, se ne procurava di freschi. Ma per quanto riguarda la scelta dell’“ultima Lily”, il cui vero nome è Summer, è il giardiniere, questa volta, a commettere un errore di trapianto. Incontrata in un parco, da sola, di notte, ma solo per un caso del destino, la ragazza proviene, invece, da un humus ben solido, composto dagli amici, da una famiglia e, soprattutto, da un fidanzato, Lewis, per nulla disposto ad arrendersi all’evidenza della sua scomparsa.

Un thriller che nasce da un’idea veramente ben congegnata e da una trama dall’avvincente svolgimento claustrofobico, che tengono il lettore letteralmente inchiodato alle pagine, ma, al tempo stesso, conduce ad un deludente scioglimento finale anche se aperto.

La scrittura, seppure scorrevole, appare estremamente semplice, in parte per una scelta determinata dal fatto che il narratore principale è Summer, una ragazzina di sedici anni, che racconta attraverso il filtro del proprio pensiero. In realtà, la qualità del linguaggio e la scarsa profondità d’introspezione dei personaggi non cambia nemmeno in quei capitoli con un narratore diverso, come Clover che rievoca i propri dolorosi ricordi oppure Lewis che rivela i suoi tormentosi rovelli, in un continuo alternarsi di presente e passato attraverso l’uso frequente del flashback.

Nulla di tutto ciò, ad ogni modo, riesce a distogliere l’attenzione morbosa del lettore intento a scoprire quali e quanti dei fiori di Clover/Colin riusciranno a rivedere il sole: “Cosa sta succedendo? Ho bisbigliato, cercando di distogliere lo sguardo senza riuscirci. Perché non si riesce mai a smettere di guardare le cose brutte? E’ come se fossimo programmati per farci del male.”

Fiorella Ferrari

 Il giardiniere

Natasha Preston, Il giardiniere, Piemme, Milano, 2017, p. 317, euro 16,00.

2 commenti su “Natasha Preston, Il giardiniere

  1. Emanuela Falco
    12 novembre 2017

    Nuova iscrittaaaa 😀 adoro questo genere di blog se ti va vieni a fare un giro anche da me ti aspetto, spero ti piacerà.

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 16 ottobre 2017 da in Libri, Narrativa, Noir, Recensioni, Thriller con tag , , .
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