Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Alojz Rebula, Notturno sull’Isonzo

Alojz Rebula è uno dei maggiori scrittori e intellettuali sloveni della contemporaneità, poliedrico autore di opere letterarie, saggi e traduzioni, con una profonda passione per le proprie radici, l’antichità classica e il cristianesimo. In Notturno sull’Isonzo descrive, con un linguaggio un po’ desueto, luoghi immersi in un “incanto silvano” fatto di passerotti che “ciangottano”, i quali fanno da sfondo alla storia del protagonista, Florijan Burnik, il nuovo cappellano di Borovje, un paese nella valle del Vipacco (Gorizia). Intelligente, di bell’aspetto, dotato di “spirito artistico” ma, soprattutto, pervaso da “irriducibili sentimenti sloveni” che lo portano “perfino” a insegnare catechismo nella sua lingua madre, viene accusato dai fascisti di “contrastare con scaltrezza la penetrazione italiana”. Il conflitto tra la  propria fede e  le brutalità che caratterizzano la sua epoca, finiranno col provocare in lui una crisi spirituale, fugata dall’incontro con la mistica Therese Konnersreuth, avvenuto appena in tempo da permettere a Florijan di fortificare lo spirito per affrontare i tristi eventi che lo attendono: il confino in Italia, la reclusione in un campo di concentramento e, dopo la caduta di Mussolini, l’inaspettata persecuzione comunista. Florijan rappresenta l’alter ego di un sacerdote sloveno realmente esistito (don Filip Terčelj), che fu costretto ad affrontare un arresto, atroci torture e anni di confino a Campobasso. L’infausto e immeritato epilogo della sua esistenza (come di quella di Florijan) avverrà per mano dei comunisti, i quali cercheranno di cancellare anche il nome di colui che rappresenta l’emblema delle loro colpe. Le vicende di Florijan, intrecciate a quelle di altri personaggi reali e immaginari, tracciano con verosimiglianza la complessità del periodo storico e dei sentimenti di coloro che l’hanno vissuto, i quali si muovono sullo sfondo di un territorio (un’entità regionale sita fra Trieste, il Carso, l’Isontino e la Slovenia, denominata Primorska, “litorale”) straziato dalla guerra. Ma la ferita da esso subìta, fu anche e soprattutto culturale, un genocidio perpetrato dai fascisti, i quali italianizzarono nomi, cognomi e toponimi, chiusero le scuole slovene e dislocarono gli insegnanti e gli altri statali in luoghi italiani a loro estranei. Anche l’autore fu vittima di simili ferite: il trasferimento del padre ferroviere e l’impossibilità di studiare nella propria lingua madre, della quale si riapproprierà solo in età adulta. Non è semplice entrare nella lettura di un romanzo (vincitore, nel 2005, del premio Kresnik come migliore romanzo dell’anno) stillante un sentimento nazionalista, nato all’interno di una minoranza che non ha mai realmente avuto uno Stato e che, quindi, si è tenacemente aggrappata alla propria identità nazionale, sopravvissuta soprattutto grazie al contributo di poeti e scrittori, la quale ha finito per assumere una valenza esistenziale. Non è semplice, inoltre, districarsi tra le continue (e inevitabili) note esplicative circa i personaggi e le sigle delle numerose organizzazioni nazionali slovene e rintracciare, nonostante un altrettanto inevitabile eccesso di realismo, il flebile filone romanzesco vero e proprio. L’opera dovrà, quindi, essere valutata come “monumento” alla memoria di tutti i sacerdoti sloveni perseguitati e periti nella difesa del diritto naturale di un popolo a professare la propria religione e, per di più, nella propria lingua madre, tutelando l’identità nazionale.

Fiorella Ferrari

NotturnoIsonzo_Rebula_1

Alojz Rebula, Notturno sull’Isonzo, San Paolo, Milano, 2011, pp. 298, euro 17,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” n°749 del 21/01/2012.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 10 aprile 2015 da in Narrativa, Storico con tag , , , .
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