Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Valentina Bardi

Valentina_Bardi

Valentina Bardi, Ventiquattro, Il ponte vecchio

  • Perché si è accostata alla scrittura e cosa rappresenta per Lei?

Non lo so spiegare razionalmente… diciamo che scrivere è diventata una necessità: una necessità dell’animo. Per me scrivere significa trovare un modo – il mio modo – di esprimere le vite immaginarie che ho dentro. Negli anni scrivere è diventato anche un rifugio: quando la vita là fuori diventa troppo dura.

  • Qual è il libro che più ha amato o a cui si è ispirata?

Ci sono moltissimi libri che ho amato quindi non mi è possibile indicarne uno in assoluto. Tuttavia, nel caso specifico della germinazione di Ventiquattro, c’è stato un libro fondamentale: si tratta de “La cotogna di Istanbul” di Paolo Rumiz. Nel suo genere lo considero un capolavoro.

  • Come mai la scelta di questo titolo, legato a un particolare apparentemente secondario rispetto a tanti altri della narrazione?

Il termine “Ventiquattro” per Martina diventa un simbolo. Ed è anche una specie di eredità. Una parola apparentemente insignificante che, per via del corso degli eventi, diventa invece piena di senso. Ognuno di noi ha una parola… così come succede a Martina. Il fatto di averla fatta diventare il titolo del romanzo è dettata dall’importanza narrativa che ha ed anche perché volevo in questo modo fare un piccolo regalo al lettore: soltanto quando si arriva ad un certo punto del libro, si assapora tutto il significato di questa parola.

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