Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Solange Distefano Pozzuoli

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Solange Distefano Pozzuoli, Tutti pazzi per il mio lato bipolare, Dissensi

  • Perché si è accostata alla scrittura e cosa rappresenta per Lei?

Ho sempre pensato che scrivere facesse parte di me, come il respirare o il sognare. Un giorno, avrò avuto sei o sette anni, un uomo incontrato su un treno mi disse che da grande avrei fatto la scrittrice e che parlavo molto bene per la mia età. Sin da piccola sono stata molto creativa e ho sempre amato esprimermi attraverso l’arte, sotto qualsiasi forma. Ho costantemente avvertito un grande bisogno di raccontare me stessa e ho tenuto dei diari sin dall’adolescenza. Proprio in quel periodo ho iniziato a dedicarmi intensamente alla lettura. Successivamente, a vent’anni circa, ho iniziato a scrivere per lavoro con ruoli di junior copywriter, giornalista, capo ufficio stampa e manager di progetti di comunicazione. Dopo quasi un decennio, durante il quale la scrittura è stata alla base della mia professione, ho scelto di approcciarmi alla redazione di testi per esprimere qualcosa che avevo dentro. Ritengo che scrivere non possa essere un’attività da svolgere in età troppo giovanile: bisogna maturare una certa esperienza e un buon livello qualitativo e quantitativo di letture prima di riuscire a trasmettere qualcosa di significativo al lettore. Verso i trentacinque anni, ho pensato di iniziare a scrivere in maniera più rigorosa e per me stessa perché, in qualche modo, sentivo che me lo dovevo. All’inizio si prova una grande paura, quella di non essere all’altezza della pagina bianca che si ha davanti e di ciò che si potrebbe produrre. Se si supera questo momento e si entra in contatto con il proprio subconscio, cominciano ad accadere grandi cose.

  • Qual è il libro che più ha amato o a cui si è ispirata?

Ho iniziato a scrivere dei grandi personaggi bipolari della storia non a caso. Moltissimi di questi sono stati degli scrittori di genio e di eccezionale talento. Alcuni di loro, come Francis Scott Fitzgerald, Virginia Woolf, Agatha Christie, Ernest Hemingway, Allan Poe e altri, continuano a ispirarmi e a essere un modello per me. Tuttavia, se dovessi scegliere un libro in particolare, non sarebbe opera di un autore bipolare, bensì di un epilettico. Infatti, il libro nel quale mi riconosco maggiormente, anche se è molto difficile ricondurre questa scelta a un unico titolo, è, probabilmente, “Delitto e Castigo” di Fedor Dostoevskij, un testo che ho letto quando stavo per compiere diciott’anni e che, oggi, vorrei rileggere assieme a tanti altri classici. Ricordo questa straordinaria capacità di Dostoevskij di narrare le vicende umane con grandiosa forza ed efficacia. Quando scegli un autore, ciò che cerchi nelle sue opere, spesso, sono delle risposte che travalicano te stesso e il momento presente, cosa che pochi scrittori sono in grado di fare veramente. Un altro grandissimo libro è “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Entrambe le opere sono dei classici a sfondo storico che sono caratterizzate da una forte tensione verso l’immortalità, a cui si mischiano anche le trame umane, quelle dell’essere individuale che supera se stesso e le sue debolezze. Leggere, a qualsiasi età, è un processo di rinnovamento profondo. Un libro deve essere in grado di creare questa apertura verso l’infinito, altrimenti può essere considerato solo un mero diversivo. Dostoevskij ha la capacità unica di scandagliare le umane vicende per comprendere sino in fondo cosa si celi nella mente dell’uomo, andando a vivisezionare la psiche e le sue ingovernabili pulsioni.

  • Quali sono i suoi prossimi progetti nell’ambito della scrittura?

Recentemente ho pensato di dedicarmi alla scrittura di testi ironici, in quanto la letteratura già abbonda di classici o saggi. Scrivo essenzialmente per divertire il lettore ma anche per me stessa, attraverso dei testi che non mancano, però, di spunti riflessivi. Attualmente sto concludendo una commedia, che spero di pubblicare a breve, sulle relazioni tra Italia e Francia, analizzate dall’interno di un rapporto matrimoniale. Questo libro possiede anche una certa connotazione psicologica che rappresenta il “fil rouge” di tutti i miei lavori sino a oggi. Talvolta, mi è stato contestato di non essere una psicologa, tuttavia, un autore, per scrivere di psiche, non ha bisogno necessariamente di una laurea quanto, piuttosto, di esperienze vissute direttamente. In seguito vorrei continuare a trattare tematiche introspettive, sempre in chiave ironica. Credo, infatti, che sia fondamentale andare a scardinare alcuni pregiudizi legati alla mente umana, ancora oggi largamente presenti. Forse, un giorno troverò anche il coraggio di scrivere dei testi più seri… chissà!

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