Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Pierluigi D’Amario

Pierluigi_D_AmarioPierluigi D’Amario, Le rose ribelli, Sensoinverso

  • Perché si è accostato alla scrittura e cosa rappresenta per Lei?

Ho iniziato a scrivere per dar sfogo alla grande voglia di raccontare, che fin da bambino sentivo innata, così come la fantasia che mi permetteva di inventare sempre nuove storie. Ricordo che le prime prove furono proprio i componimenti che il maestro delle elementari soleva leggere ai miei compagni di classe. Tuttavia, per anni nella mia mente la passione per la scrittura è sempre stata relegata a un puro esercizio letterario, a un passatempo divertente da condividere con gli amici nelle serate invernali in cui ci si riuniva per leggere e ascoltare piccoli racconti oppure per scambiare opinioni sui libri che avevamo comprato.

Ecco, proprio la lettura degli autori di testi classici russi, francesi e inglesi e i nuovi scrittori, dei cui lavori amavo riempire la biblioteca, ha sempre tenuto lontano l’idea che un giorno potessi decidere di impegnarmi nella difficile prova di partorire un romanzo storico.

Il paragone con quegli scrittori che ritenevo maestri mi appariva impietoso e pensare di poter scrivere un romanzo ambientato in una delle epoche del passato, così ricca di eventi culturali, politici e militari come la fine del 700 e l’inizio del secolo successivo, benché fosse il periodo storico che più mi affascinava e che avevo studiato con maggior impegno, incuteva un timore e un rispetto che non potevo né intendevo sottovalutare.

Non desideravo scrivere per un semplice piacere personale ma per trasmettere a coloro che speravo avrebbero letto la storia, quelle emozioni, quelle atmosfere, quei sentimenti profondi che i protagonisti del racconto vivevano, con la ricostruzione più fedele possibile degli ambienti e del territorio in cui si muovevano, che costituivano il vero obiettivo che intendevo perseguire.

Per questa ragione ho cercato di rendere la narrazione fluida e lo stile di scrittura scorrevole e semplice, lasciando ai personaggi, ai loro travagli e ai loro sentimenti il compito di catturare l’attenzione e la curiosità dei lettori e non mirando a una mera esposizione di capacità letterarie peraltro non possedute.

  • Qual è il libro che più ha amato o a cui si è ispirato?

Sono molti i libri che hanno nutrito la mia fantasia e fatto viaggiare la mente in differenti epoche. Ho attinto avidamente da ragazzo dai romanzi di Dumas e Stevenson e, successivamente, da quelli di Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, Hugo e Zola.

Anche la drammaticità di molte commedie di Shakespeare ha lasciato un segno particolare nella mia maniera di scrivere, ma se dovessi scegliere, in particolare, un libro che ha improntato il mio modo di rappresentare le ambientazioni e le famiglie nobiliari del periodo del quale ho scritto, direi che proprio “Guerra e Pace” di Tolstoj è quello che ha ispirato maggiormente la mia fantasia. Per la caratterizzazione della personalità e delle debolezze delle figure femminili in “Le Rose Ribelli” sono stato influenzato dai romanzi di Jane Austen, che ho iniziato ad amare più tardi ma da cui ho tratto la ricerca della sensibilità e della fragilità.

Gli altri aspetti letterari, lo stile del racconto e la ricerca storica sono, invece, frutto di conoscenza che ho acquisito in anni di letture di saggi storici e studi universitari.

  • È previsto un seguito per “Le rose ribelli”? Oppure si cimenterà in un nuovo genere?

 “Le Rose ribelli” è il primo libro di una saga di tre romanzi sulla famiglia de Villebrune.

Il secondo è in lavorazione, si intitola “Nemici di Sangue” e potrebbe essere pubblicato nel prossimo inverno.

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