Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Giuseppe Medile

Giuseppe MedileGiuseppe Medile, I giocattoli di Dio, ChiPiùneArt

  • Perché si è accostato alla scrittura e cosa rappresenta per Lei?

Nella vita mi sono messo in gioco molte volte e in tutto quello che ho fatto, sia nel bene che nel male, mi sono sempre distinto per impegno e volontà. Un giorno ho deciso di raccontare qualcosa di me e il modo migliore per farlo era sicuramente la scrittura. E’ nato così il libro “I giocattoli di Dio”. Naturalmente le carenze nel campo letterario, per me del tutto sconosciuto, mi hanno ostacolato molto ma non mi sono arreso e con caparbietà sono riuscito a concludere la mia sfida. L’orgoglio è stato da sempre la mia arma vincente e forse inconsapevolmente ho scoperto che riuscivo a esprimermi e a farmi capire meglio con lo scritto piuttosto che raccontandomi.

In questo momento la scrittura rappresenta per me una “fuga”. Sentirsi liberi di spaziare nei “vicoli” dei sentimenti, nelle brutture della vita e dell’essere nella sua fragilità, risulta per me la scoperta che mi attrae e mi fa pensare. Saziarmi di scrittura non mi basta mai e, ogni volta che rileggo i miei scritti, correggo di continuo il pensiero espresso in frasi, in quanto divento vittima condizionata delle varianti e dei concetti che si moltiplicano nella mia mente.

  • Qual è il libro che più ha amato o a cui si è ispirato?

Con tutta sincerità, i libri che ho letto sono stati molto pochi e, quando l’ho fatto, è stato solo per passare il tempo in quanto mi aiutavano a superare, nella distrazione del racconto, le molte ore di solitudine. Quando leggevo un libro dovevano essere le prime pagine a colpirmi ed erano quelle a trasmettermi subito un’emozione. Quante volte i libri iniziati a leggere e mai finiti sono rimasti chiusi con il segnalibro ancora infilato nella pagina del primo capitolo… A volte mi sono sentito deluso e sconfitto nell’accorgermi di non essere portato a terminare la storia raccontata, la ritenevo immediatamente scontata e non mi incuriosiva più. Capisco che un libro è più facile leggerlo che scriverlo ma se in esso non trovo lo stimolo per continuare lo declasso a ragion sbagliata.

Dire ora a quale libro mi sono ispirato per scrivere il mio mi resta difficile, non mi piace clonare storie o vissuti, anche se in fondo molte si assomigliano, quello che invece tengo a dire è questo: se il libro che scrivi riesce ad emozionare te stesso, di certo ci riuscirà anche con chi ti leggerà.

Quindi, non mi identifico in nessuno se non in me stesso.

  • Cosa ha significato per Lei “I giocattoli di Dio”?

“I giocattoli di Dio” rappresentano per me un punto di partenza nel mondo tortuoso della scrittura, un mondo dove sono riuscito ad esprimere situazioni e accadimenti del mio vissuto in un Paese del Sud America.

Scrivere questo libro ha significato in qualche modo il parziale mutamento del mio “essere”, per esempio nel momento in cui rispondo ad alcune domande in merito, scopro un valore diverso di me stesso e il solo fatto che qualcuno senta la necessità di capire le mie emozioni è per me il raggiungimento di un traguardo, al di fuori della mia concezione di vissuto.

Ricordo che tempo indietro riuscivo a far parlare di me solo in termini di cronaca nera, e anche se destavo un interesse negativo ritenevo ciò il compimento naturale e logico della mia evoluzione criminale. Oggi, raggiunta la piena consapevolezza dei miei errori, ritengo di aver trovato nella scrittura il giusto equilibrio di me stesso.

I “Giocattoli di Dio” forse non mi hanno cambiato ma di sicuro illuso di essere considerato in termini che non conoscevo, ha tirato fuori di me quel buono che, se anche da sempre esisteva, non si era mai rispecchiato nella sua intera complessità. Vorrei per una volta essere “io” e non nascondermi dietro lo specchio opaco, recitando ogni giorno il copione della cinica e miserabile realtà che mi circonda, vorrei che questo giocattolo non suonasse più il tamburino dell’odio ma trovasse nelle note e nel dolce suono di un violino l’amore della sua vera natura di uomo.

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