Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Dario Giardi

Dario Giardi, La ragazza del faro, Leone

  • Perché si è accostato alla scrittura e cosa rappresenta per Lei?

Mi occupo di ricerca in campo energetico e ambientale. Accanto al mio lavoro “istituzionale” ho sempre coltivato molte passioni dettate dalla spiccata curiosità che mi ha animato, fin da bambino. Tra queste passioni, la scrittura ha sempre rivestito un ruolo da protagonista, tanto da diventare presto qualcosa di più di una passione da confinare tra fogli sparsi sulla scrivania. Il bisogno di comunicare, di raccontarmi e di raccontare le cose che vedevo o che immaginavo, è divenuto improvvisamente un’esigenza intima e profonda. Ho iniziato come autore di guide turistiche e racconti di viaggio per case editrici nazionali e internazionali, una bellissima esperienza, un’occasione di crescita professionale e artistica che prosegue tutt’oggi, permettendomi di approfondire e scoprire luoghi del nostro Paese e del mondo nonché i lati più nascosti dell’arte e della cultura celtica, etrusca e romana. Il grande salto nella narrativa è avvenuto proprio con la “La ragazza del faro”, mio romanzo d’esordio uscito ormai diversi anni fa.

  • Qual è il libro che più ha amato o a cui si è ispirato?

Mi piacciono molto gli scrittori russi e polacchi. Da Lem a Dostoevskij. Tra gli italiani sicuramente il mio preferito è Pavese. In genere non leggo moltissimo, sono sincero e, quando lo faccio, pesco sempre tra questi classici. Purtroppo poche “penne” contemporanee riescono a emozionarmi come questi grandi maestri. Le storie che leggo, pubblicate dalla grande editoria, oggi sono molto ripetitive e danno troppo spazio agli autori stranieri. Si guarda più al nome che al contenuto. Tra i miei libri preferiti che sicuramente hanno influenzato il mio modo di raccontare ci sono “Le notti Bianche” di Dostoevskij, “Il porto dei sogni incrociati” di Larsson e “La bella estate” di Pavese. 

  • Sappiamo che è in uscita il suo prossimo romanzo, di cosa tratterà?

Quando inizio a scrivere ho la trama tutta nella testa, tutta, tranne il finale: ecco, lì agisce l’istinto. Quando arrivo a quel punto sono carico delle emozioni vissute dai protagonisti e mi chiedo quale potrebbe essere il finale più di impatto per il lettore. A volte è funzionale, altre volte spiazzante. Mi rendo conto che non sono molto attento alle regole della scrittura creativa, ma non voglio che la tecnica abbia il sopravvento sul cuore. È giusto conoscere trucchi e segreti del mestiere, ma non dimentichiamoci che altrettanto fondamentali sono cuore e istinto. Mi è capitato di leggere racconti e romanzi di autori molto quotati, corretti sotto ogni punto di vista ma senza anima.  La punteggiatura può essere perfetta così come lo stile o la formulazione del periodo, il saper evitare l’infodump o le “d” eufoniche, ma se una storia poi mi scivola addosso e non mi lascia pensare minimamente, che senso ha avuto scriverla? Ecco, il mio nuovo romanzo racconta vita vera e ha un finale di quelli che piacciono a me. Non aggiungo altro se non che questa volta sarà un thriller psicologico con tinte crime e la presenza del paranormale. La struttura è originale e innovativa e non nascondo che è stata davvero un’impresa portarla a termine per come ho pensato di impostarla già dalla prima pagina. Potrei continuare a scrivere nella mia confort zone, ma amo spaziare. Sono un curioso di natura che si annoia facilmente e per questo non sarò mai uno scrittore di genere. Voglio mettermi in discussione continuamente.

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