Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Rita Charbonnier, Figlia del cuore

Ayodele è una ragazzina il cui mondo, all’improvviso e senza il proprio consenso, anzi, con suo immenso disappunto, viene completamente ribaltato: “mi sembrava di essere diventata tante persone diverse e vagavo da un mondo all’altro cercando di non far imbestialire troppo la gente e non era semplice, ma adesso non so più le persone che vagano chi siano e quale sia il loro posto, e quale sia il posto mio”. Solo “tremilasettecentosettanta” giorni prima, Ayodele viveva in un alloggio posto in una sorta di “casermone”, una struttura gestita dalle suore e abitata da un’umanità piuttosto variegata, del quale la sua famiglia, composta dal padre e da suo fratello minore Obani, è assegnataria da quando la madre è morta in tragiche circostanze, abbandonando la famiglia in uno stato, come emerge dalla documentazione ufficiale del Municipio XVI di Roma Capitale: “di deprivazione materiale e marcatamente affettiva”.

Questa situazione si traduce per Ayodele in una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento e da deficit di attenzione e iperattività per Obani, con conseguenti difficoltà di tipo linguistico e cognitivo, nell’ambito scolastico e relazionale, anche per via della loro nazionalità nigeriana che, pur essendo cittadini italiani per nascita, li caratterizza per il colore della pelle e per le tradizioni culturali. L’intervento dei servizi sociali mira, quindi, a garantire ai minori un ambiente famigliare più adatto, sotto ogni punto di vista, soprattutto quello affettivo ed educativo nonché economico, attraverso l’affido a due figure materne diverse, e la possibilità di un aiuto al loro padre, che non conosce bene la lingua e della scuola apprezza più che altro il beneficio della mensa, attraverso una borsa-lavoro che possa permettergli di migliorare le sue condizioni di vita, per prendersi in futuro nuovamente cura dei propri figli.

La ragazzina viene affidata a Sara che, inizialmente, per lei rappresenta il passaggio da una vita disordinata e affidata al caso ma libera, a una meglio organizzata ma piena di regole, anche semplicemente per apparecchiare una tavola, e poi orari per ogni cosa e consuetudini culturali molto diverse dalle sue. Sara, rispetto alle figure di riferimento a cui è abituata, è una sorta di marziana, bionda e piccolina di statura, al contrario della lunga e secca Linda, affidataria di Obani, entrambe ex volontarie in Africa ed entrambe “inarrestabili nel loro slancio umanitario”. Sarà lei a spiegarle che: “ci sono due tipi di figli, quelli della pancia e quelli del cuore, e che sono tutti figli lo stesso (…) che un bambino può avere anche più di una mamma (…) e che una mamma può essere mamma della pancia, del cuore o anche di tutti e due”.

Lentamente e con pazienza Sara introdurrà la recalcitrante Ayodele nel suo pianeta sconosciuto del quale le insegnerà i codici e le norme, quelle scritte e quelle non dette, tra incomprensioni culturali e qualche scontro mediato da Angela, la mamma di Sara che, con grande spontaneità, la ragazzina considererà da subito una vera nonna. L’ostinazione della donna nel regalarle una normalità che non ha mai conosciuto, riuscirà a mettere definitivamente in crisi la convinzione che il padre le ha inculcato ossia che i veri genitori sono quelli che ti hanno messo al mondo, proprio quel padre che, dopo un primo atteggiamento di chiusura, inizierà una stentata collaborazione con i servizi sociali, sino a provare sollievo nel non doversi più occupare dei suoi figli e finendo col rendersi praticamente irreperibile.

Ayodele, restia in principio anche solo al contatto fisico con Sara e con chiunque, inizia a provare dei sentimenti per la sua nuova mamma o forse, semplicemente, riesce ad ammetterli solo ora: “Ma quello sguardo tra di noi è stato come quando dentro di te si libera qualcosa che era imprigionato, e si mescola con qualcosa che era imprigionato dentro l’altra persona e si è liberato”. Parallelamente, diventa evidente come le sue difficoltà espressive, relazionali e di apprendimento, così come le tutte sue paure, fossero legate alle carenze e alle problematiche dell’ambiente educativo di partenza e non al suo reale potenziale che si sviluppa, invece, velocemente in modo maieutico: “Quando l’ho presa con me, Ayodele era un diamante grezzo. Ora risplende, e illumina anche la mia vita”. La donna, tuttavia, per poter passare dal suo affido all’adozione definitiva, in quanto single si ritroverà ad attraversare una difficile trafila burocratica dalla conclusione molto incerta. In tutto ciò, la ragazzina, consapevole di come sia stato sempre qualcuno a scegliere per lei, deciderà di prendere in mano tutto il suo coraggio per lottare al fianco della terza madre che la vita le ha dato in sorte, dopo colei che l’ha messa la mondo e la seconda compagna del padre, che chiamava mamì, conquistandosi la possibilità di restare nel suo nuovo nucleo famigliare. Come sostiene Obani, la famiglia è un cerchio in cui i genitori fanno crescere dei figli che, ormai grandi, ne faranno crescere altri a loro volta, in un crescendo anche d’amore che fa sì che quel cerchio, gradualmente, diventi un cuore.

Tutte le famiglie, come impara Ayodele, hanno la possibilità di trasformarsi in un cuore ma non sempre lo fanno, ci sono famiglie biologiche a cui non accade mai e altre, ad esempio, composte da single oppure da due persone dello stesso sesso, in cui, pur mancando l’aspetto della gravidanza, si forma un cuore perfetto. Comunque sia costituita, una famiglia è sempre tale e la sua sostanza è fatta di fiducia e sostegno reciproco ed è questa la cosa più importante che la ragazzina imparerà. E imparerà tante altre cose: ad amare il mondo da cui proviene e chi le ha dato la vita, scampata all’ennesimo, terribile, naufragio e il coraggio che ne ha animato le scelte sino alla morte; ad amare colei che oggi chiama mamma e che dal suo universo marziano ha scelto proprio lei; ad accettare il rischio che comporta l’amore, l’affezionarsi a qualcuno che un giorno si potrebbe perdere perché ne vale sempre la pena; ad accettare che il suo percorso di vita sia stato un po’ accidentato, in cui una serie di ruoli, dagli assistenti sociali alla psicologa, dalla logopedista alla maestra di sostegno, pur con i loro limiti in aggiunta a quelli determinati dalla burocrazia, hanno decretato un futuro del quale, però, ha avuto almeno la possibilità di scegliere il finale da protagonista.

Di questo e di altro parla “Figlia del cuore” di Rita Charbonnier, giornalista, sceneggiatrice, attrice, in questo caso scrittrice, con una propensione per le storie al femminile, di un romanzo per il quale si ispira a una storia vera. Se nel suo primo: “La sorella di Mozart”, la protagonista è la musica, in questo sembra esserlo quella del cuore, quella melodia che supera le barriere del linguaggio, dei confini, delle culture ma anche delle carenze legislative che contribuiscono alla morte di migliaia di persone o all’impossibilità di trovare una famiglia per troppi bambini. È particolarmente apprezzabile come il tutto sia raccontato con un tono distante dal pietismo e dal sentimentalismo, pur nella ricchezza dei sentimenti espressi, dalla voce narrante della ormai diciottenne Ayodele che, con la sua storia, sembra accusare con l’ironica durezza di un’adolescente l’impreparazione all’accoglienza vera di un’intera società, la difficoltà di accettazione e rispetto del diverso.

Fiorella Ferrari

Rita Charbonnier, Figlia del cuore, Marcos y Marcos, Milano, 2020, p. 175, euro 16,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 aprile 2021 da in Attualità, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , , .
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