Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Valentina Bardi, Ventiquattro

Martina, la protagonista di “Ventiquattro” di Valentina Bardi, sta per compiere diciotto anni. Suo padre, Andrea, è un inviato di guerra, “di tutte le guerre”, e la ragazza lo ha conosciuto più “leggendolo” dai suoi articoli che vivendolo come presenza reale, sicuramente meno di sua sorella maggiore Elena ma più del fratello minore Bruno e, soprattutto, dei gemelli Antonio ed Enrico. Sua madre, Giada, è, invece, la sindacalista del paese, la prima donna a possedere una tessera di partito e a salire sul palco di un comizio. Giada nel sindacato ci è cresciuta e si è formata, ha imparato “cos’è la misericordia, cos’è l’altro”, diventando una donna ostinata e forte, ammirata e corteggiata ma anche, a causa delle proprie scelte, politiche e amorose, quasi sempre da sola a sostenere il peso delle responsabilità che ne derivano. Un onere il secondo, che, suo malgrado, si accorge di condividere con la figlia Martina.

La ragazza, infatti, soffre per le continue assenze di un padre determinato, nonostante i sensi di colpa, a portare avanti la sua scelta di vita nomade, fatta di situazioni e ricordi difficili da raccontare e che pure costituiscono per lui un richiamo irresistibile, persino più forte degli affetti e del dolore silenzioso di una figlia che si sente ogni giorno di più “fatta di un’altra sostanza rispetto al resto della sua famiglia”. In realtà, ogni membro vive quell’assenza a modo proprio: i gemelli cercano di compensarla con la spensieratezza propria dell’infanzia, consolandosi con i piccoli regali che il padre porta loro da ogni parte del mondo; Bruno con una maturità superiore alla sua età, che lo porta spesso a isolarsi dagli altri; Elena con una capacità di comprensione che le viene dalla sua primogenitura all’interno di una famiglia numerosa nonostante, a causa della recente interruzione di una gravidanza a lungo cercata con il marito Francesco, al momento sia lei ad averne assoluta necessità (“il grembo vuoto fa rumore”).

Martina, come Giada, patisce in misura sempre maggiore l’antica sensazione di abbandono, unita alla nuova consapevolezza che suo padre sembri non riuscire più a vivere appieno anche i pochi momenti rimasti per la sua famiglia, che pure resta sempre un suo bisogno sostanziale, mostrandosi spaesato, impaziente e anche un po’ vigliacco. Infatti, tutto il coraggio che Andrea mette in gioco nei suoi viaggi di lavoro viene meno quando si tratta dei rapporti con i propri famigliari e anche di se stesso, soprattutto per quanto riguarda il sogno di trasformare i suoi racconti di guerra in un libro. Le sue donne sono, invece, determinate a non lasciarsi andare a una sofferenza che semmai, come asserisce Giada, va riservata a un ideale o a un cane, come la loro Margherita, ma mai a un uomo. Martina, così, si rifugia nel suo microcosmo tardo adolescenziale che ospita il suo ragazzo, Matteo, studente di economia, proveniente da una ricca famiglia di destra, il cui capostipite si rivelerà uno dei più tenaci interlocutori di Giada, e dalle amiche, Federica, dalla vita difficile e priva di punti di riferimento, e Ilaria, con una che sembra costellata solo di certezze, tra le quali si trova spesso a fare da diaframma affinché nel loro rapporto prevalgano i sentimenti piuttosto che le diversità.

Un evento drammatico sconvolgerà la routine, complessa ma rodata, del gruppo famigliare e delle persone che vi ruotano attorno, portando a un’evoluzione dei rapporti interpersonali basata, più che sul cambiamento, sulla maturazione e, quindi, da una parte sulla consapevolezza che la vita va avanti anche oltre il dolore più intenso e, prima o poi, “reclama a sé”, e dall’altra sull’accettazione della natura più vera di ciascuno perché niente la può cambiare e ogni tentativo porterebbe solo all’infelicità, ogni chiusura a una rigidità simile a una gabbia. Ognuno dovrà fare le proprie scelte, rivedere convinzioni e ideali, accettandone anche le conseguenze a lungo termine, soprattutto Andrea, già pronto per un nuovo viaggio, mentre la famiglia si divide tra chi ancora non si pone troppe domande (i gemelli), chi somatizza i distacchi (Bruno), chi sta elaborando il proprio lutto (Elena), chi è tormentata dal dubbio (Giada). Martina, invece, pur non riuscendo a perdonare il padre per la sua ennesima assenza e dimostrazione di vigliaccheria, decide di perseverare nel suo tentativo di trovare un senso alle cose, magari uno del tutto nuovo, ricominciando da pochi frammenti di ricordi.

“Ventiquattro”, oltre che il voto parziale di un esame, è il titolo del primo romanzo di Valentina Bardi, diplomata in sassofono e laureata in Lingue e Letterature straniere, pubblicato da “Il ponte vecchio” e curato dalla redazione tutta al femminile di un service editoriale come “Scrittura a tutto tondo”. Il romanzo, che si potrebbe annoverare tra quelli di formazione poiché molti dei personaggi sono alla ricerca di sé stessi, come persone al di là dei ruoli, è ambientato in un piccolo comune della provincia romagnola, movimentata dalle recenti ondate di immigrati, come romagnolo è il dialetto utilizzato nell’intercalare di una narrazione molto fluida, soprattutto nei dialoghi, e semplice ma che rivela l’esperienza di lettrice di qualità, premessa indispensabile per una scrittura di qualità, di una scrittrice da anni impegnata nell’organizzazione di social reading di autori italiani e stranieri.

Fiorella Ferrari

Ventiquattro

Valentina Bardi, Ventiquattro, Il ponte vecchio, Cesena, 2019, p. 253, euro 15,00.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 5 giugno 2020 da in Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , .
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