Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Paulo Coelho, Lo Zahir

Uno scrittore di fama viene improvvisamente lasciato dalla moglie, corrispondente di guerra, che è stata vista per l’ultima volta in un bar parigino assieme a un giovane bruno dai tratti mongoli. In realtà, Esther è la sua terza consorte, con la quale si trova ad attraversare una crisi, cui è ormai avvezzo, dovuta al contrasto tra la necessità di stabilità e fedeltà, prima o poi manifestata dalle proprie compagne, e il suo incessante bisogno di avventura, novità e libertà.

A Esther lo scrittore, che precedentemente era stato un giornalista, deve molto, soprattutto il fatto di averlo spronato a tentare, seppure recalcitrante, di realizzare il proprio sogno legato alla scrittura, dopo aver trascorso parte della sua esistenza a immaginarlo piuttosto che correre il rischio di vederlo fallire, talmente paralizzato dalla paura da preferire dimenticarlo per sempre. La donna dimostra di amare il marito al punto da rischiare di perderlo, tentando persino metodi d’urto affinché egli non rinunci al proprio sogno e quindi a ritrovare il vero se stesso, anche come premessa irrinunciabile per la futura solidità della loro unione.

Quando, inspiegabilmente, Esther sparisce, all’uomo non resta altro da fare che, dopo averne preso atto e aver tentato ogni strada per ritrovarla, ricominciare a vivere, coltivando il proprio crescente successo, a volte mal sopportandone gli aspetti più tediosi e ripetitivi, e innamorarsi nuovamente, questa volta di Marie. Ma il ricordo della ex moglie invece di affievolirsi, lentamente si trasforma in uno Zahir, un termine che può significare tante cose ma che, in questo caso, rappresenta “un pensiero che all’inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare”, al punto da tormentarlo con troppe domande senza risposta: dove si trovi Esther e se il suo allontanamento sia stato il frutto di una scelta o di una costrizione e, nel primo caso, se questa sia stata dettata dall’infelicità.

Ma la domanda che più lo tortura è chi sia davvero la sua ex moglie ossia “la santa che meritava un destino migliore, oppure la donna perfida, traditrice, che mi aveva fatto sprofondare in una situazione complicata al punto di essere considerato un criminale”. Sapere che cosa le fosse successo sarebbe stata la sola possibilità di capire anche perché si fosse trasformata nel suo Zahir, quel pensiero che, come si è detto, può assumere nomi diversi, arrivando a prendere pieno possesso dello “spazio vuoto” presente in ogni essere umano, laddove si custodisce tutto ciò che si ha di più caro al mondo. Tuttavia, lo scrittore è consapevole che il primo passo da compiere per potersene liberare è un duro lavoro di accettazione.

Ma è difficile metabolizzare un abbandono senza spiegazione, sul quale medita in uno dei suoi libri di maggiore successo, dal titolo significativo di “Tempo di strappare, tempo di cucire”. Del resto, egli è un autore noto per il fatto di toccare spesso temi spirituali, di parlare d’amore, del quale scrive che “è una forza selvaggia. Quando cerchiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo ci rende schiavi. Quando ci sforziamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi”; ed è, inoltre, una forza che dovrebbe darci gioia e, invece, “nel modo in cui amiamo oggi, abbiamo un’ora di angoscia per ogni minuto di pace”. E’ proprio attraverso i suoi libri che l’autore compie le proprie riflessioni sull’argomento, acquistando progressivamente consapevolezza del fatto che, se è sempre stato l’amore ciò che lo ha fatto sentire più vivo, così non è stato per la sua ex moglie che gli aveva confessato, in passato, come l’attaccamento alla vita e l’importanza di ogni singolo istante lo avesse imparato sul campo di battaglia, dove in qualunque momento si rischia di perderla e dove l’ultimo pensiero, alla fine, resta comunque e sempre l’amore.

Era ed è molto difficile per lo scrittore immedesimarsi in lei, almeno finché Mikhail, come afferma di chiamarsi il misterioso ragazzo visto con la sua ex moglie, presentandosi inaspettatamente a uno degli incontri di promozione del suo libro, non gliene offre l’occasione. Cercando a fatica di contenere la propria emozione e il profluvio di domande che vorrebbe rivolgergli, egli cerca con cautela di comunicare con lui, per non farselo sfuggire, e di imparare a conoscerlo entrando gradualmente nel suo mondo molto particolare, fatto di misteriose apparizioni di una “giovanetta” che lo userebbe come strumento per diffondere determinati messaggi destinati all’umanità, quindi, di episodi di misticismo per i quali, forse, fungono da tramite le sue crisi epilettiche, e, infine, di gruppi di vagabondi come improbabili seguaci. Pur rischiando di rimetterci la reputazione conquistata nel tempo, l’autore accetta di immergersi in quello strano universo, di uscire dal noto per trovare una qualunque traccia che possa ricondurlo alla moglie per chiudere un ciclo, liberarsi dal suo Zahir e riavvicinarsi a se stesso.

Parallelamente alla conoscenza di Mikhail, per prepararsi al nuovo incontro con la sua ex moglie, è necessario per l’uomo rivedere la propria concezione dell’amore di cui parla nei suoi libri e che, quindi, dovrebbe conoscere molto a fondo, ma di cui, come ammette, scrive proprio per questo. Amore è il nome che spesso si dà all’energia che ha creato l’universo, che fa soffrire quando si tenta di manipolarla e che cresce quando la si alimenta con nuove esperienze. Per questo è necessario mettere da parte la propria storia personale o quella che ci è stato fatto credere che fosse la nostra, per percorrere strade sconosciute e liberarsi da quello che si potrebbe definire “l’adattatore”, ossia un evento, negativo oppure positivo, un trauma che ha bloccato la nostra vita impedendoci di “progredire”, come se ci si convincesse, ad un certo punto, di essere giunti “al nostro limite”, in ambito professionale, in quello dei propri sogni oppure del proprio matrimonio.

Ecco allora che, nella mente dello scrittore, viene anche a definirsi meglio il concetto di Zahir, il quale non è più solo l’oggetto di un’ossessione ma “era la fissazione su ciò che era stato trasmesso di generazione in generazione, che non lasciava nessuna domanda senza risposta, occupava tutto il nostro spazio, non ci permetteva mai di prendere in considerazione l’ipotesi che le cose cambiassero”. E’ la staticità, applicata al rifiuto di ciò che è diverso, all’amore che non deve mai uscire dai canoni della convenzionalità, al lavoro che quasi mai è quello che davvero si vorrebbe fare, alla cura dell’apparenza, dello stile e delle regole sociali, a scapito della manifestazione dei propri veri sentimenti, della possibilità di dire di no e persino a chi ci ama se ciò che ci viene chiesto contrasta con ciò che vorremmo per noi, della rinuncia alla possibilità di essere pienamente sé stessi, padroni della propria esistenza.

La ricerca della sua ex moglie porta l’uomo a compiere un lungo viaggio dalla Francia alla Spagna e alla Croazia, sino ad approdare all’Asia Centrale, attraversando la steppa, che per l’autore è simile all’essere umano: “come se noi potessimo, e dovessimo, essere una rappresentazione della steppa: vuoti infiniti e, nel contempo, pieni di vita”, accarezzata dal vento a sussurrare l’unica risposta possibile per le sue domande ossia il fatto che non ce ne siano.

Paulo Coelho pubblica questo romanzo in cui mescola, come di consueto, autobiografia e finzione in maniera difficilmente distinguibile, nel 2005. Delle sue opere ci si ritrova spesso a leggere dei commenti molto simili, tra i quali, soprattutto, l’importanza secondaria della trama e la prevalenza del piano metaforico, infine, il linguaggio apparentemente lineare eppure stratificato. Un aspetto peculiare di questo suo libro, oltre ai concetti già citati circa l’amore, la vita e la libertà, la quale dovrebbe sostanziare entrambi, è l’approfondimento, da parte dell’autore, del proprio processo creativo, inteso come un viaggio verso isole (“idee”) che egli esplora con la sua barca (“parola”), a ricordare la “navicella dell’ingegno” di dantesca memoria, della quale, tuttavia, non si trova alla guida bensì alla mercé. Una volta approdato sull’isola prescelta, scopre che anche altre persone (i suoi lettori) ne erano alla ricerca, così il suo percorso solitario (la scrittura) si trasforma in un ponte (strumento) attraverso il quale comunicare con altre anime che ne capiscono il messaggio, aiutandolo, al contempo, a capire se stesso.

Fiorella Ferrari

Lo Zahir

Paulo Coelho, Lo Zahir, Bompiani, Milano, 2005, p. 317, euro 16,00. 

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Questa voce è stata pubblicata il 28 marzo 2020 da in Libri, Narrativa, Recensioni, Spiritualità con tag , , , .
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