Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Geoffrey Holiday Hall, La fine è nota

Di Geoffrey Holiday Hall, probabilmente uno pseudonimo, non si hanno molte notizie: sembra che fosse un giornalista americano e che avesse scritto solo due gialli, dei quali il primo, “La morte alla finestra” (titolo originale “The end is known”), vinse due premi letterari, decretandone il successo. Il romanzo fu edito per la prima volta nel 1949 da Mondadori e, successivamente, ripubblicato da Sellerio nel 1990, su suggerimento e con una nota di Leonardo Sciascia, in cui lo scrittore si dichiara molto colpito da questo giallo, acquistato per caso in una stazione ferroviaria e subito giudicato diverso, “di qualità”, al punto da inserirne il misterioso autore, del quale cercherà di scoprire l’identità, tra i suoi giallisti americani preferiti del calibro di Steinbeck, Caldwell, Faulkner e Cain.

La narrazione inizia con la scena, d’immediato impatto, dello spettacolare suicidio di un uomo, tale Roy Kearney, che si getta dalla finestra di un appartamento di New York, nel quartiere di Manhattan, davanti agli occhi sconvolti della padrona di casa, Margo Lanning, la quale sostiene di non conoscere colui che, presentatosi alla sua porta in abiti dimessi, aveva chiesto di incontrare suo marito Bayard Paulton. Quest’ultimo, vicepresidente del “Noblington”, un grande magazzino molto noto e ben avviato nel settore commerciale, è un uomo piuttosto anonimo, non particolarmente brillante, ma dotato di un intelletto razionale e di un gran senso del dovere e della giustizia.

L’evento accaduto nella sua casa lo turba molto, risvegliando il ricordo di traumi passati, come la morte di parto della sua prima moglie assieme al loro figlio, un dolore che era riuscito a superare solo grazie all’incontro con Margo a un ricevimento, il quale gli aveva restituito il gusto per la vita, al punto da persuaderlo a sposarla solo due settimane dopo. La donna era frivola, vanitosa ma molto graziosa e a lui andava bene così perché, in una fase così delicata della propria esistenza, avvertiva davvero il bisogno di un po’ di leggerezza. Bayard, in quella tragica, piovosa sera, arriva sotto il suo palazzo proprio subito dopo il salto nel vuoto dello sconosciuto che vede disteso sul selciato, bagnato e col viso tumefatto. Da qui scaturirà la sua decisione di indagare sull’identità dell’uomo e sulla sua provenienza, allo scopo di comprendere la ragione per la quale egli si fosse presentato proprio a casa sua per compiere un gesto così disperato.

Il racconto assumerà gradualmente spiccate connotazioni psicologiche, anche grazie all’avvicendarsi di alcuni personaggi che aiuteranno il protagonista ad arrivare a un’impensabile verità: il tenente Wilson, incaricato delle indagini ufficiali; Jesse Dermond, detta “Jesse la Matta”, che avrà un ruolo centrale nella narrazione, una donna anziana, imponente, proveniente dal Montana per reclamare il corpo di Roy Kearney, senza specificare il legame che li univa; la moglie del suicida, Peggy Lankowsky, ed altri personaggi le cui vicende si intrecceranno nel dipanarsi degli eventi.

Il racconto assorbe il lettore fin dalle prime pagine, trasportandolo all’interno di una trama che è di fatto costituita dalla ricostruzione dell’intricata storia di Roy: dalle prime informazioni apprese da Jesse, coinvolta da vicino nella vita dell’uomo, ai vari viaggi che lo stesso Bayard compie nei luoghi in cui è vissuto, per capire, con ostinata determinazione, quali strani meccanismi siano scattati nella sua mente e, come si è detto, per quali vie fosse giunto a togliersi la vita proprio nel suo appartamento newyorkese. Soprattutto, di Kearney, la cui vita risulterà fortemente condizionata da un’ossessione, continua a risuonargli nella mente la frase pronunciata prima dell’estremo gesto e riferitagli da Margo: “solamente il Signor Paulton può aiutarmi”.

Nel suo indagare sulla vita del defunto, Bayard entra in contatto con molteplici persone e realtà, tra cui alcuni commilitoni (era un disertore), amici e qualche parente. L’unica che non è possibile rintracciare in alcun modo è Peggy, l’adorata moglie, che sembra essere svanita nel nulla, ma della quale riesce a raccogliere poche, sconcertanti notizie circa il suo carattere molto singolare e certi comportamenti, a dir poco insoliti, che contribuiscono a tracciarne un quadro non certamente edificante. Bayard, muovendosi nei luoghi in cui è vissuto e da cui è fuggito l’irrequieto Roy, nel Montana, ritrova al contempo le sue radici di abitante del Nebraska, quindi, vissuto in un ambiente altrettanto semplice e rurale, legato alle tradizioni e alla religiosità, prima di diventare adulto e fare carriera a New York, modificando totalmente il proprio stile di vita.

Dalle ricerche di Paulton emerge che tutto il vissuto di Roy è, in qualche modo, collegato a Peggy, una donna che ne ha evidentemente condizionato in modo devastante l’intera esistenza. Da alcune testimonianze di chi l’aveva conosciuta bene, viene a sapere che “in ogni gesto, in ogni azione dimostrò istinti cattivi. Non le importava nulla di nessuno, non era capace di alcun affetto: faceva di tutto per ottenere quello che voleva, e basta”. Peggy e gli altri personaggi sono descritti attraverso i ragionamenti e le riflessioni di Paulton, dalle quali emergono, oltre ai pezzi di uno strano puzzle, dei ritratti psicologici di grande accuratezza.

Ciò che non è possibile intuire è, però, il finale insolito del romanzo, una conclusione del tutto inaspettata e fuori dai canoni tipici del genere del “giallo/noir”. E’ indubbio che proprio la svolta conclusiva del libro, che lascia disorientato e perplesso il lettore, contribuisca al suo successo, così come una prosa fluida ma incalzante che esplora le ossessioni, le patologie e gli squilibri dell’essere umano, che possono segnarne irrimediabilmente la vita e, soprattutto, gli esiti tragici a cui possono condurre.

Antonella Ferrari

La fine è nota

Geoffrey Holiday Hall, La fine è nota, Sellerio, Palermo, 1990, pag. 311, euro 12,00.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2020 da in Classici, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: