Fior di Libri

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Moncef Guitouni, Yves Brisette, Al cuore dell’identità l’intelligenza emotiva

Sino agli anni cinquanta si riteneva che la sola forma d’intelligenza posseduta dall’essere umano fosse quella puramente intellettuale, legata alla sua identità cognitiva, forgiata dall’educazione famigliare, scolastica e ambientale. Negli ultimi quarant’anni, invece, si è compreso come tanta parte della vita di un individuo sia influenzata dalle emozioni e come, accanto alla prima, vi sia l’identità che può essere definita istintiva, relativa allo sviluppo biologico e genetico dell’essere umano, e, appunto, quella emotiva che garantisce l’unione tra le altre due.

Tale concetto compare nell’ambito della letteratura scientifica nel 1990, nelle teorie di Salovey, ma queste ultime sono oggi note ai più grazie a colui che ne ha sviluppato il modello, ossia Goleman, il cui pensiero è stato ripreso da Moncef Guitouni, psicosociologo e formatore canadese, con la collaborazione del biologo e farmacologo Yves Brisette, nel saggio dal titolo “Al cuore dell’identità: l’intelligenza emotiva”. Dopo anni in cui è stato insegnato all’uomo a controllare le proprie emozioni, oggi si parla di come esse vadano ascoltate ma, perché ciò sia possibile, occorre che l’individuo possieda un’identità forte, in grado di riuscire a sostenere anche quelle negative, quelle che si oppongono alla naturale ricerca umana di amore, accettazione e rassicurazione. Ciò anche perché accogliere e cercare solo queste ultime ne rende schiavi.

Le emozioni nascono all’interno dell’essere umano e si manifestano attraverso reazioni esterne e, quindi, il corpo, intimamente unito all’anima, ma esse spesso non derivano dalle cause più immediate che sembrano averle scatenate, bensì da motivazioni che scaturiscono dall’io profondo e che hanno origini molto più antiche. E’ su di esse che gli scienziati e gli operatori nel campo educativo dovrebbero lavorare, aiutando i pazienti a riconoscere le proprie emozioni e a gestirle, ma senza reprimerle poiché, in questo caso, non sarebbe più possibile definirle ed evitare di farsene sopraffare nei momenti di maggiore intensità delle stesse, sino ad avere reazioni incontrollate e pericolose.

Per Goleman, quindi, l’intelligenza emotiva sarebbe costituita da cinque elementi concatenati ossia: la conoscenza delle emozioni come coscienza di sé, il loro controllo nelle varie situazioni, l’automotivazione, l’empatia che aiuta a percepire le emozioni altrui e, infine, il controllo delle relazioni umane. Si può intuire come tali capacità non siano innate, ma vadano coltivate. Riguardo al primo punto, esistono molte cose che possono offuscare il riconoscimento delle proprie emozioni, come il non saperne gestire l’intensità, la dipendenza dall’apprezzamento altrui, la delusione delle proprie attese nei confronti degli altri, quando, invece, la loro comprensione e, quindi, la consapevolezza di sé, porta all’indipendenza dall’ingerenza sociale.

Per quanto concerne il controllo delle emozioni, secondo Guitouni, invece, questo può essere una possibilità nell’immediato ma non una soluzione a lungo termine poiché è molto più importante l’equilibrio che deriva dal rafforzamento dell’identità individuale. Ogni essere umano nasce con due necessità fondamentali: il bisogno di sicurezza e quello di vivere, di realizzarsi, quest’ultimo stimolato dalle possibilità, dalle attese e dalle pressioni che provengono dalla società. Ecco perché l’uomo più fragile si aggrappa alla propria identità sociale o professionale per darsi un valore, a scapito di quella personale, giungendo a soffrire una sorta di “frenesia”, non a caso tipica dell’uomo moderno, determinata dall’impazienza di veder soddisfatte le proprie aspirazioni.

A tali elementi, Goleman aggiunge l’automotivazione che consiste nella capacità di porsi un obiettivo a lungo termine, cosa che ridurrebbe le frustrazioni derivanti dall’attesa necessaria alla soddisfazione dei propri desideri. Per lo studioso tale elemento si scinderebbe in altri tre: l’autodisciplina che deriva dalla motivazione a raggiungere un determinato obiettivo, diversa dalla pulsione che è un istinto naturale, poi l’ottimismo che è direttamente legato alla speranza e, dunque, il “flusso” che comprende le conoscenze e le competenze necessarie all’esecuzione corretta di un compito e, insieme, il piacere che ne consegue. Guitouni, tuttavia, afferma che, ancora una volta, senza il rafforzamento dell’identità dell’individuo, tali elementi non sarebbero sufficienti poiché, se manca questa, si avrebbe una ricerca ossessiva della soddisfazione che deriva dal conseguimento dell’obiettivo, attraverso il carburante dell’ottimismo e l’impegno dell’autodisciplina. Un’identità solida procura la soddisfazione di cui si necessita e il rispetto altrui, mantenendo l’equilibrio personale ed evitando la dipendenza proprio dalla ricerca della soddisfazione stessa e del piacere che ne scaturisce.

In virtù di queste considerazioni, Guitouni ritiene che la quarta dimensione dell’intelligenza emotiva sia l’empatia ossia la sensibilità nei confronti delle emozioni altrui e, quindi, la comprensione della comunicazione non verbale. E’ una dote che si acquisisce con difficoltà poiché presuppone un grande equilibrio personale, una buona comprensione delle emozioni e la capacità di verbalizzarle, non solo, ma occorre anche possedere la sottile capacità di discernere tra le emozioni altrui e le proprie, non facendosi condizionare dai propri bisogni o stati d’animo e mantenendo un atteggiamento neutro, né di rifiuto, né di solidarietà, ma di ascolto. Colui che possiede questa capacità è dotato, al tempo stesso, di un grande potere sull’altro, ma costituisce anche fonte di attrazione per chi vorrebbe impossessarsi di quella forza, per questo diventa necessaria un’etica dei rapporti interpersonali.

L’ultimo punto ossia il controllo delle relazioni umane, sarebbe poi lo scopo finale che integrerebbe tutti gli altri. Soprattutto in tale campo è necessario possedere un solido equilibrio interiore e rispettare un’etica, basti pensare ai leader, ai dirigenti, ai capi carismatici, che dovrebbero sempre subordinare i propri interessi personali a quelli della collettività che rappresentano, facendo leva sul proprio mondo interiore per non farsi tentare dall’ebbrezza del controllo delle masse. Ma la gestione delle relazioni umane è fondamentale anche a livello famigliare e di coppia. In questo ambito, Goleman afferma che i motivi di contrasto dipendono dal differente mondo emotivo dei bambini e delle bambine, dove le seconde, per l’educazione ricevuta, avrebbero maggiore dimestichezza con il mondo delle emozioni.

Per Guitouni, invece, il discorso è molto più complesso e fa riferimento all’ambiente e alla storia personale dell’individuo e perfino all’epoca storica in cui si ritrova a vivere. Nell’ambito della coppia, inoltre, entrano in gioco molti fattori: le esperienze relative al passato, l’educazione ricevuta, i desideri e le attese. La maggior parte delle coppie oggi vive di dipendenza reciproca, aspettandosi che l’altro soddisfi i propri bisogni. Mentre in passato i doveri erano stabiliti da regole sociali, non necessariamente giuste, in una società in cui tutto è dovuto prevale quella egoistica, quando, invece, il rapporto di coppia richiederebbe un impegno che non consiste in “una motivazione di vita personale da soddisfare in due” ma in “una motivazione di vita di coppia”. Goleman, ad esempio, consiglia all’uomo di non evitare il conflitto emotivo con la partner e alla donna di non aggredire l’uomo, anche se nei momenti in cui è l’emotività a predominare è quasi impossibile mantenere la calma, utilizzare l’empatia e fare in modo che l’oggetto della disputa sia un comportamento o evento specifico e non l’altro nella sua totalità. A ciò Guitouni aggiunge che non si può cercare la comprensione laddove i due componenti della coppia siano privi essi stessi di equilibrio dell’identità. In questo caso, l’intelligenza emotiva non servirà a evitare il conflitto, ma aiuterà a comprendere le emozioni in gioco, farà da sostegno alla correzione del comportamento e supporterà la coscienza dell’individuo riguardo alle motivazioni reali delle proprie reazioni.

A proposito, poi, del contesto famigliare, si è passati dall’autoritarismo degli anni sessanta al liberismo degli anni settanta, per giungere oggi a criticare aspramente gli effetti di entrambi. Goleman parla di “incompetenza genitoriale”, anche se per Guitouni non è una definizione corretta poiché, posto che la fermezza su alcuni punti resta essenziale per un bambino, l’adulto può offrire solo ciò che possiede e, nonostante le azioni compiute, il primo rileverà solo quello che gli viene trasmesso a livello emotivo; quindi, ad esempio, il genitore che possiede dignità e senso d’indipendenza e quello ansioso e combattuto, non potranno che trasmettere il loro bagaglio emotivo. Ciò è complicato dal fatto di vivere in un’epoca in cui predomina il virtuale e non è possibile calcolare il reale effetto formativo dell’immagine sulla crescita emotiva dei bambini, un’influenza di fronte alla quale il genitore non possiede ancora gli strumenti necessari per un intervento compensativo.

Per la costruzione di una solida identità del bambino, secondo Guitouni, è necessario lavorare sull’equilibrio dei genitori poiché sono fondamentali, anche se non definitive, le influenze prenatali e quelle dei primi anni di vita; inoltre, è importante il mondo esterno, soprattutto la scuola, come ambiente formativo, di interazione sociale e di sviluppo dei processi emotivi, quindi, di una dimensione emotiva che non riguardi solo l’apprendimento ma anche una coscienza sociale che sia altruista e positiva.

A questo punto, il saggio sviluppa il nucleo fondamentale del pensiero Guitouniano ossia il fatto che la globalità dell’identità umana consta di tre elementi: il funzionamento cognitivo, quello emotivo e quello istintivo dell’uomo. Tutti e tre vanno esaminati in rapporto alle due pulsioni che caratterizzano l’essere umano sin dalla nascita e, quindi, come si accennava, la ricerca di sicurezza, che garantisce la sopravvivenza dell’essere umano, e la volontà di potenza, che gli permette di evolversi. L’insicurezza scaturisce dal trauma della nascita, dovuto alla dipendenza del piccolo dal bisogno di sopravvivenza, mentre la volontà di potenza è la forza che ci spinge a pretendere i nostri diritti e a trovare in noi stessi la forza per liberarci da quella dipendenza.

L’identità di un individuo è innata. Essa si trova a uno stadio germinale e, quindi, va educata ossia, in primo luogo, liberata da tutto ciò che ne frena lo sviluppo verso la maturità e, successivamente, rafforzata. Tale responsabilità educativa va attribuita, innanzitutto, alla famiglia, pur con i suoi limiti, e, successivamente, alla società, nonostante quella odierna sia fatta “di interessi, di manipolazioni, di condizionamenti, di provocazioni”. L’obiettivo è quello di sostenere il bambino nel raggiungimento della maturità e nello sviluppo armonico delle tre dimensioni dell’essere umano: istintiva, emotiva e razionale, poiché uno squilibrio in una di esse può causare dei seri problemi di inserimento in società, con conseguenti frustrazioni, umiliazioni e regresso, evitando, in tal modo, la malattia biologica e psicologica.

In conclusione, in questo saggio di non facile lettura, anche se ricco di esempi esplicativi, Guitouni afferma con decisione l’importanza dell’intelligenza emotiva e di come sia necessario fare in modo che il divario tra emozione (legata all’inconscio) e ragione (impregnata dalle norme sociali), che si verifica quando le due dimensioni giungono a parlare linguaggi diversi, venga a ridursi, grazie, innanzitutto, al lavoro di base dei genitori, sin dalla gravidanza e dalla prima infanzia, che dovranno essere attenti a preservare l’equilibrio del proprio figlio tra emotivo e cognitivo, non privilegiando nessuno dei due ma cercando, nei casi più compromessi anche con l’aiuto di un professionista, di armonizzarli e di favorire l’instaurarsi di un “ambiente emotivo” sano che contribuirà alla salute biologica del bambino.

Fiorella Ferrari

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Moncef Guitouni, Yves Brisette, Al cuore dell’identità l’intelligenza emotiva, Lithos, Roma, 2007, pag. 165, euro 17,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 ottobre 2019 da in Libri, Psicologia, Recensioni, Saggistica con tag , , , .
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