Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Toni Morrison, Amatissima

Un libro come “Amatissima”, di Toni Morrison, pseudonimo di Chloe Anthony Wofford, non può che suscitare forti emozioni, smuovendo i nuclei più sensibili dell’animo dei suoi lettori, posti di fronte a realtà inimmaginabili e sconvolgenti. La Morrison, talentuosa scrittrice afroamericana, è stata vincitrice del Premio Pulitzer nel 1988, proprio grazie ad “Amatissima”, e del Nobel per la Letteratura nel 1993. Nata in Ohio nel 1931, ha sempre manifestato uno spiccato interesse per la narrativa, soprattutto quella di carattere popolare, un’attenzione probabilmente mutuata dalle storie ascoltate dai suoi genitori sulla tragica situazione razziale del sud degli Stati Uniti, ancora molto pesante all’inizio del novecento. Infatti, è proprio per sfuggire ad un destino segnato che la sua famiglia si rifugia nel Midwest americano, portando con sé il retaggio di ricordi e sofferenze, relativi alle tragiche esperienze vissute. E’ proprio da questi racconti che la Morrison prende spunto per scrivere i suoi romanzi, continuando a svolgere in parallelo le sue altre attività, di giornalista e soprattutto di insegnante universitaria, a cui è ugualmente legata.

“Amatissima” è forse il suo romanzo più forte e coinvolgente, persino crudo in alcune descrizioni, utili, però, ai fini dell’immedesimazione nelle vicende narrate, aventi per protagoniste prevalentemente donne di colore, dal carattere volitivo, dotate di grande energia e coraggio. Sono donne che continuano a lottare per la sopravvivenza, nonostante le atrocità subite sulla propria pelle e su quella dei loro figli, in un clima di crudeltà disumana qual era ai tempi della schiavitù, subito dopo la Guerra di Secessione, nel Kentucky, in cui il sesso femminile era particolarmente sottoposto alle più insopportabili mortificazioni fisiche e psicologiche.

In questo libro l’autrice narra la storia di Sethe, la protagonista, dapprima schiava “fortunata” perché sotto un buon padrone e, dopo la sua morte, sfuggita alle terribili esperienze vissute a causa del nuovo subentrato alla conduzione della cosiddetta “Dolce casa”. Attorno a lei ruotano le vicende di altre donne dalla medesima tempra combattiva, come la figlia Denver, nata in circostanze drammatiche, dopo due figli maschi e un’altra bambina che diverrà oggetto di misteriosi e inquietanti eventi. Un altro personaggio femminile, centrale nel romanzo, è Baby Suggs, madre del marito di Sethe, Halle, che l’uomo riuscirà con sacrificio a riscattare dal primo padrone e che la accoglierà assieme ai figli dopo la fuga. E’ una donna dal carisma eccezionale, avvolta da un’aura di misticismo e magia, generosa e disponibile, un supporto fondamentale per Sethe che, alla sua morte, vivrà con molta sofferenza l’ennesima perdita affettiva. Il destino di quest’ultima è, infatti, perdere coloro che ama, come Halle, sacrificatosi per la sua famiglia durante la fuga per la libertà, e così i due figli maschi, Howard e Buglar, letteralmente fuggiti dalla madre, in seguito ad oscuri eventi che si chiariranno più in là. Le loro storie raccontano l’assurda e feroce realtà di un’umanità ridotta in schiavitù, fatta di privazioni, torture e fughe disperate, quasi sempre concluse con la cattura. Simili condizioni di vita portavano alla perdita della percezione di sé stessi in quanto esseri umani e a una follia che poteva esplodere in qualunque momento, giungendo alle estreme conseguenze di atti distruttivi e imprevedibili.

Sethe, tuttavia, dopo la morte di Baby Suggs, tenta come può di andare avanti, lavorando in un ristorante gestito da bianchi e vivendo con l’unica figlia rimastale, Denver, poiché anche la prima, in qualche modo, la lascerà a causa della comparsa di Paul D., anch’egli schiavo sfuggito allo stesso padrone, che, innamoratosi di lei, si stabilisce in casa sua al numero 124 di Bluestone Road, vicino Cincinnati. Nei pressi di questa, l’uomo e la ragazza incontrano, simile a un’apparizione, Amata, creatura misteriosa e, all’apparenza, senza passato, che vaga sola ed esausta, denutrita e ammalata. I due decidono di portarla a casa con loro e di curarla, ma ben presto diviene evidente come il fascino diabolico e ammaliante della donna acquisisca man mano un potere sempre più forte sia su Denver che su Sethe. La ragazza, infatti, comincia letteralmente ad adorarla, mentre Amata, a sua volta, mostra un’assoluta devozione verso Sethe. Solo Paul D. dubita di lei, ma presto ne cadrà anch’egli vittima e sarà, quindi, costretto a lasciare l’abitazione, schiacciato dal peso dei fenomeni che si stanno verificando al suo interno, di fronte ai quali neanche un uomo forte come lui è in grado di reagire.

Amata ha rappresentato per Sethe la possibilità di riuscire ad accettare il suo pesante passato e pagare le sue colpe, ma non sarà lei a salvarla, anzi, tutt’altro. Il rapporto tra le tre donne, infatti, col tempo finirà per degenerare, diventando malato e morboso. Alla fine, l’unica maniera possibile per sopravvivere alla disperazione è l’amore, ma solo se saprà riconoscerlo Sethe potrà trovare pace. E l’amore non è semplice da rintracciare in una società, come quella in cui vivono la protagonista e gli altri schiavi dai tragici destini come la sfortunata Ella e il coraggioso Sixo, fatta di deprivazione della libertà, di mancanza assoluta di rispetto per l’umanità ridotta al ruolo di bestie da soma, al punto che “un bianco qualunque può prendere tutto l’io di una persona per il primo motivo che gli salta in mente. Non solo può sfruttare, uccidere o mutilare una persona, ma anche sporcarla. Sporcarla al punto da non riuscire più a piacere a se stessa. Sporcarla al punto da dimenticare chi si è e non poterci più pensare”. Sono uomini condannati ad una solitudine che, come scrive la Morrison, “può essere cullata. Le braccia incrociate, le ginocchia avvicinate”, vittime della credenza che, “qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla”.

Una lettura intensa, realistica e lirica al tempo stesso, forse ampollosa e difficile, nel linguaggio come nell’esplicarsi della trama fatta di complessi fili che si intersecano, tra flashback e apparizioni, personaggi reali e simbolici come Amatissima, generata dai profondi sensi di colpa di una madre disperata. Il tutto riporta a quelli dell’intero popolo americano, che conferisce un premio prestigioso alla testimonianza, ricostruita con approfondite ricerche storiche, di uno dei crimini più vergognosi della storia dell’umanità, lontano nel tempo storico ma forse non ancora abbastanza dalle discriminazioni di razza e di genere.

Antonella Ferrari

Amatissima

Toni Morrison, Amatissima, Frassinelli, Milano, 2009, p. 424, euro 17,50.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 aprile 2018 da in Classici, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , .
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