Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Cinzia Tani, Amori crudeli

E’ possibile uccidere chi si ama? La risposta sembra scontata, a giudicare dai numerosi fatti di cronaca e dalla ricca letteratura sull’argomento. La raccolta di racconti dal titolo “Amori crudeli” è ricollegabile ad entrambi poiché nasce da una narrazione che unisce la realtà, attestata dalle fonti delle varie epoche, ad un’affabulazione dalla prosa molto coinvolgente. Si tratta, infatti, di sette storie di altrettanti delitti, avvenuti in Paesi diversi, in un arco temporale che attraversa un secolo, dal 1911 al 1999, ricostruite da Cinzia Tani, romana, scrittrice, giornalista, autrice e conduttrice radio-televisiva.

La prima vittima è Giulia Trigona, bellissima e colta rappresentante dell’aristocrazia siciliana, che, da quando si innamora di Vincenzo Parternò, vive dimentica di tutto il resto: “Non era più moglie né madre, non aveva parenti né amici. Via gli orari e gli impegni, i doveri e le convenienze. Era una creatura in balia di una sola passione e degli stati d’animo che questa suscitava in lei”.

Lo scenario del secondo racconto è l’Inghilterra, ma questa volta il carnefice è una donna, Elvira Barney, combattuta tra il suo disperato bisogno d’amore e la sua oscura attrazione per la violenza, una violenza della quale, però, desiderava essere vittima, provocando scientemente le reazioni del marito John. Le sue, invece, scatenate dalla gelosia, si riverseranno sul suo amante Michael Stephen (“Le donne mi hanno amato troppo… lo dico senza vanità ma con amarezza. E quanto possono essere esigenti alcune di esse! Per certi uomini essere tanto amati è negativo, perfino fatale. Un tale amore comporta la peggiore delle maledizioni, la gelosia”), prima di morire, pochi anni più tardi, distrutta da alcool e cocaina.

E poi c’è l’“affascinante, perfida, amorale” Eloise von Wagner: “Niente le piaceva come vedere i suoi amanti soffrire per lei. Solo allora lasciava andare la corazza che la ricopriva per mostrare i punti morbidi del suo carattere”. Ma quando l’uomo di turno cedeva sfiancato dai suoi giochi crudeli, di fronte all’umiliazione che leggeva nel suo sguardo, Eloise si placava, per poi rivestirsi del suo carapace appena l’altro riacquistava un minimo di certezze. Dopo aver visto degli uomini litigare e persino morire per lei, la donna verrà uccisa dall’ultima delle sue vittime, Rudolf Lorenz.

Da piccola, Pauline Dubuisson “veniva allenata al controllo emotivo, a nascondere sentimenti e desideri”, maturando un “comportamento fatto di scatti in avanti e danze sul posto, di corse trasversali e arresti pericolosi”. Era impossibile comprenderla e lo era soprattutto per Félix Bailly che, quando la lascia per un’altra, stremato dai continui alti e bassi, verrà minacciato e poi ucciso finché, dopo numerosi tentativi reali e simulati, Pauline metterà fine anche alla sua vita.

Toni Grigorevna Vorobëva, invece, ha una peculiarità: “parlava la lingua dei sentimenti perfettamente ma non era la sua lingua madre bensì una lingua appresa dagli altri. Osservava le manifestazioni emotive della gente e le riproduceva. Con gli anni era riuscita a piangere, sospirare, gioire in modo assolutamente credibile senza provare nulla. Poteva torcersi le mani e far tremare le labbra, lasciare che gli occhi si riempissero di lacrime e sbiancare in viso senza che dentro di sé quell’esibizione di dolore avesse la minima eco”. Mark Kaplan, invece, le aveva fatto conoscere la potenza del desiderio, la violenza del possesso e l’ambiguità di quei rapporti in cui l’amore si lega indissolubilmente all’odio. Toni desiderava punirlo per averla “rapita e se stessa” ed al rassicurante vuoto di emozioni che era stata la sua vita prima di lui, operando, o così si ritenne, un doppio suicidio.

Il terapeuta di Jean riteneva che durante la sua relazione con il dottor Hernan Tarnower, la sua paziente avesse sperimentato una sorta di “morte parziale”, consumando se stessa in un rapporto malato: “Le frequenti depressioni di cui ha sofferto erano in parte causate dal pensiero di non potersi liberare di quell’uomo che la negava come persona, che sadicamente la stuzzicava e si faceva complice della sua autodistruttiva vulnerabilità”. Dopo aver sofferto la freddezza paterna, anziché cercare un uomo diverso, Jean ne aveva scelto uno privo di empatia perché soddisfacesse i suoi bisogni infantili, trascurando, tuttavia, quelli della donna matura. Allo stesso modo, Jean imparerà ad usare le proprie energie di donna adulta per appagare i desideri del “bambino depredato che c’è in lei”. Tuttavia, non sembrava il tipo di persona in grado di fare del male a qualcuno, eccetto, forse, a se stessa. Infatti, seppure condannata, fu avanzata l’ipotesi che la morte di Hernan fosse stata accidentale.

Julie Scully pensava al marito Tim “come avrebbe pensato alle pareti della sua casa, qualcosa di solido e di immutabile che la riparava e la teneva al caldo. Quando invece la mente passava a Georgios provava un senso di attesa fremente”. La donna riteneva che il marinaio greco che era diventato il suo amante fosse la parte più importante di sé, dichiarando: “Non capisci mamma. La gelosia è amore, il possesso è passione. La mancanza di tutto questo, da parte di Tim, è stata noncuranza”. Lei, che ormai che da figlia e madre si era trasformata soltanto in una donna innamorata convinta di essere riamata, a causa di Georgios Skiadopulos perderà non solo la propria identità ma anche la vita.

Cinzia Tani, Cavaliere della Repubblica italiana per investitura di Carlo Azeglio Ciampi, il cui esordio come scrittrice avviene nel 1987 con “Sognando California”, ha spesso posto la sua attenzione su quei delitti che vengono definiti passionali dalla stampa, sia in altri suoi libri che in un programma televisivo a puntate che documentava episodi di cronaca nera relativi all’Italia dal secondo dopoguerra in poi. Sebbene siano storie dal finale già conclamato, gli elementi più interessanti sono quelli che confutano, innanzitutto, l’ipotesi dell’omicidio d’amore poiché è evidente dai racconti, corredati di articoli, lettere e documenti dell’epoca, come alla base di ogni delitto vi siano gravi problematiche psichiche, scaturite da un’infanzia difficile e dalla disistima di sé. In secondo luogo, è facile comprendere come la passione non sia mai il vero movente quanto il sentire distorto che dalle suddette problematiche deriva. Pericolosa, come si è più volte detto, l’associazione tra omicidio e femminicidio e amore e passione, che serve solo ad aumentare l’attrazione per certe notizie in cui vari elementi sono messi in relazione dal legante del sesso, escamotage in cui l’autrice non cade grazie ad una narrazione circostanziata ma non morbosa, coinvolgente ma non sensazionalistica.

Fiorella Ferrari

Amori crudeli

Cinzia Tani, Amori crudeli, Mondadori, Milano, 2004, p. 398, euro 8,40.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 marzo 2018 da in Cronaca, Libri, Racconti, Recensioni, Storie vere con tag , , .
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