Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Paulo Coelho, Il cammino dell’arco

Un arciere di talento decide di partire alla ricerca di colui che è ritenuto il migliore del paese nel suo campo, un uomo chiamato Tetsuya, scoprendo però che egli da tempo non esercita più e si dedica invece alla falegnameria. Con la solenne promessa di non disturbarlo ulteriormente e di non rivelare a nessuno il luogo in cui si trova, lo straniero riesce ad ottenere un confronto dal quale, nemmeno a dirlo, esce sconfitto e consapevole di avere ancora molto da imparare, umanamente più che tecnicamente, per giungere alla perfezione. Il giovane che lo aveva accompagnato dal maestro resta molto colpito dall’inaspettata e incredibile abilità di chi aveva sempre creduto un falegname e gli chiede di poter conoscere quello che l’uomo aveva definito il “cammino dell’arco”.

Tetsuya acconsente rivelandogli quei “segreti” che faranno del ragazzo un valente arciere ma anche qualcosa di più. Egli apprenderà una serie di insegnamenti importanti, tra i quali un aspetto che potrebbe apparire secondario ma che, invece, rappresenta il punto di partenza del cammino, ossia: chi pratica questa disciplina deve avere dei buoni alleati. Per tali non s’intendono dei colleghi ma dei rappresentanti di altri settori professionali (dall’agricoltore al panettiere e così via) poiché lo scambio tra diverse abilità, accompagnato da ascolto senza giudizio e sostenuto da coraggio e flessibilità, resilienza e positività, può fornire un valido ausilio per tutti quei requisiti collaterali (pazienza, buona manualità ecc.) necessari alla pratica stessa dello scoccare una freccia.

Il passo successivo è diventare padroni del proprio strumento: l’arco. Questo deve trasformarsi in un prolungamento sia del corpo che del pensiero dell’arciere, quindi, va rispettato, non va forzato oltre i propri limiti e va invece utilizzato in armonia con le energie e gli scopi di chi lo impugna. Il bersaglio è l’obiettivo da conseguire, la cui difficoltà dipende solo dalle scelte dell’arciere che dovrà considerarlo non un nemico da battere ma un avversario da rispettare e da comprendere. E’ importante anche la posizione, per elegante o scomoda che sia, che è necessario assumere per rendere efficace al massimo il tiro. Per quanto riguarda la freccia, essa rappresenta “l’intenzione che abbandona la mano” dell’arciere, che le conferisce la forza necessaria al volo. Essa deve essere pura e risultare dalla correttezza dei movimenti preparatori, al di là della paura e del rischio di sbagliare, anche perché senza errore non esiste possibilità di correggersi. Quando verrà scoccata, dopo essere stata influenzata da altri fattori durante il suo percorso (vento, situazione atmosferica), viaggerà dritta verso la sua meta, senza possibilità di ritorno.

Due sono le tipologie di tiro: quello tecnico e quello che nasce dall’anima, ma più importante ancora è l’allenamento costante, la ripetizione che consiste in gesti sempre uguali ma, in realtà, sempre diversi finché diventeranno ogni volta più precisi. Una cosa è certa: la freccia deve essere libera di andare e poi non resterà altro da fare che osservare il risultato di tanto duro lavoro, frutto di tecnica, allenamento ma soprattutto intuizione e istinto, i soli due elementi che possono rendere quel volo perfetto. Ogni freccia scagliata compirà il suo percorso unico e, più in generale, il cammino dell’arco si compie freccia dopo freccia.

Il giovane, dopo aver ascoltato con attenzione, chiede al maestro di raccontargli la sua storia da cui imparerà soprattutto che il cammino dell’arco è lo stesso di ogni attività umana ed è una metafora della vita. L’arciere dà un senso al bersaglio, ossia l’obiettivo, il bersaglio dà un senso all’arco e quest’ultimo dà un senso alla freccia, cioè l’intenzione. Sull’unico punto di contatto tra arco e freccia sulla corda deve concentrarsi l’abilità dell’arciere, che può avere giorni favorevoli ed altri meno.

E’ uno dei romanzi più particolari di Coelho che potrebbe essere accostato al “Manuale del guerriero della luce” per il suo intento didattico, scritto con il suo consueto linguaggio piano e apparentemente senza profondità, con l’ausilio dei disegni delicati, quasi stilizzati dell’artista tedesco Christoph Niemann. Nella sua brevità e nella sua semplificazione di concetti relativi al tiro con l’arco, appunto, come metafora della vita, espressi in modo sicuramente più esauriente e articolato nella manualistica specializzata, riesce comunque ad estrapolarne e soprattutto a trasmetterne il senso finale: “Il cammino dell’arco è il cammino dell’allegria e dell’entusiasmo, della perfezione e dell’errore, della tecnica e dell’istinto. Il tiro con l’arco richiede eleganza e un giusto equilibrio di entusiasmo e disciplina – esattamente come la vita e l’amore”.

Fiorella Ferrari

Il cammino dell'arco

Paulo Coelho, Il cammino dell’arco, La nave di Teseo, Milano, 2017, p. 151, euro 14.00.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 febbraio 2018 da in Filosofia, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , .
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