Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Maria Jacomini, Una nuova forma nascente

Maria Jacomini nel suo saggio sull’Arteterapia dal titolo: “Una nuova forma nascente”, premette subito che la disciplina deve essere considerata un “work in progress”. Di conseguenza, il suo non è un manuale da applicare passivamente ma un lavoro in divenire che nasce dall’esperienza e, quindi, dall’interazione tra l’arterapist ed i suoi allievi, posti in una relazione d’alleanza, di reciproca messa in discussione e di crescita, in cui la motivazione personale “attiva contemporaneamente la presa in carico della persona e di sé stessi”.

Spesso si cresce adeguandosi alle aspettative altrui, in primo luogo dei genitori, frustrando tutte quelle parti “non compatibili” con queste. La separazione tra l’“io cosciente” conformato ed il “Sé inconscio” represso determina nell’essere umano una spaccatura, cui è possibile rimediare attraverso la creazione artistica, che permette di riunificare le due parti della persona: “la Maschera” e “l’Ombra”, portando al riconoscimento del Sé. Il lavoro di gruppo, poi, offre la possibilità di relazionarsi con un contesto diverso da quello famigliare, più “predisposto ad accogliere ciò che siamo”, in cui, per mezzo del gioco creativo, si riattraversano le diverse fasi di crescita ed integrazione del Sé, per raggiungere l’autostima ed il riconoscimento dell’identità individuale e sociale e, quindi, l’equilibrio interiore.

Il saggio è suddiviso in sette parti, imperniate su un tema centrale che è il gioco di gruppo, del quale vengono elaborati alcuni concetti in stretta relazione tra loro. Fra questi, vi è la considerazione che nel gioco siamo a contatto con “l’altro” che rappresenta il nostro specchio e perciò ci fa paura, poiché temiamo possa mostrarci una parte di noi che non accettiamo o che abbiamo rimosso perché è stata rifiutata dalle nostre figure affettive di riferimento (“l’Ombra” Junghiana). La dimensione del gruppo rappresenta la difficoltà maggiore che incontriamo nel nostro percorso evolutivo poiché è uno schermo su cui si proiettano le esperienze spiacevoli vissute, l’occasione di confronto che si cerca di evitare per non provare nuovamente sensazioni come il rifiuto, il torto, la frustrazione e la svalutazione. Per questo motivo, il gruppo genera in noi attrazione e repulsione al tempo stesso, ma mentre negli altri ambiti sociali, come la scuola, la famiglia ed il lavoro, gli aspetti emozionali sono sacrificati ai rispettivi obiettivi dell’apprendimento, dell’educazione e della produzione, in questo particolare contesto sono possibili l’emersione e la condivisione. È necessario che l’individuo possieda un’identità sana in cui l’Ombra sia integrata, in armonia con quella sociale, per non aver più paura di confondersi o perdersi o di essere invisibili nella dimensione del gruppo.

In particolare, nel gioco di gruppo diventa fondamentale la creatività, una dote innata nella quale ci identifichiamo poiché è direttamente collegata ai nostri vissuti ed alle nostre energie vitali, che essa, soprattutto nei periodi di crisi, quando ci troviamo di fronte ai nostri limiti ed alla nostra Ombra, converte in strumenti espressivi, in opere d’arte, integrandoli, finalmente, nel Sé e portando alla definizione della nostra identità. L’arte, attraverso il gesto, il suono, la parola, la grafica, la pittura, la modellazione plastica, permette di entrare in contatto con le proprie emozioni, di metabolizzarle e convertirle in un oggetto concreto. Tale prodotto, ovviamente, non verrà giudicato attraverso criteri estetici ma per mezzo di osservazioni attente, che richiedono specifiche competenze, proprie delle varie tecniche artistiche, le quali attivano delle precise aree interiori nelle diverse fasi di realizzazione di un’opera. Il processo artistico permetterà, quindi, di elaborare i contenuti ed i vissuti che tali tecniche richiamano e che potranno essere analizzati sia nel presente, sia nella loro evoluzione a distanza di tempo. Il gioco, poi, favorisce il confronto, la condivisione di regole ed il raggiungimento di un obiettivo comune. Tuttavia, non si tratta del gioco di un bambino ma parte dalla volontà di un adulto di vivere un’esperienza creativa in un gruppo, passa attraverso la conoscenza ed accettazione reciproca, fa emergere affinità ed alleanze e, infine, termina con la definizione dei propri bisogni e delle risorse necessarie per appagarli, nonché del proprio ruolo nel gruppo. Quest’ultimo condivide: uno scopo, dei legami reciproci, la flessibilità di accettare o perdere membri, la gestione di eventuali sottogruppi affinché siano una risorsa, il riconoscimento dell’apporto individuale, la gestione di un eventuale malcontento.

Ogni gioco di gruppo ha un suo conduttore ossia colui che deve offrire se stesso ed un ambiente adeguato, creare una relazione con l’allievo, accoglierlo senza preconcetti, non farlo sentire sotto giudizio, rassicurarlo, proteggerlo, dargli il tempo di accettare quanto emerso. Egli deve inoltre programmare il lavoro dettagliatamente ed in equipe, osservare con cura le varie fasi, essere flessibile, quindi, scegliere il tipo di lavoro più adatto, conoscere ed applicare una “didattica differenziata” che accosti modalità di insegnamento adeguate alle diverse modalità di apprendimento. Ma il conduttore deve, al tempo stesso, tutelare se stesso, condividendo con l’allievo informazioni sul lavoro e sull’obiettivo che si vuole raggiungere, facendo periodiche supervisioni, seguendo una terapia personale, scegliendo le relazioni lavorative con gli allievi (alcune possono essere rifiutate se necessario) e confrontandosi con altri arteterapeuti. Ognuno avrà comunque un proprio modo d’interpretare il ruolo di conduttore, il cui obiettivo preliminare consiste nello stabilire delle regole che devono essere condivise ed accettate da tutti, poiché il gioco creativo può evocare condizioni regressive, che possono creare disagio in chi non possiede il contenimento necessario ossia in chi non riconosce o inibisce la propria parte adulta. Tra le varie regole, emerge quella di verificare cosa ciascun membro si aspetti dalla propria partecipazione, sottolineando la possibilità d’interrompere una o più attività nel caso si avessero delle difficoltà, senza sensi di colpa (alcune persone proseguono contro i propri bisogni solo per uniformarsi), magari limitandosi a partecipare attraverso l’osservazione e l’immedesimazione.

Un’altra possibilità per evitare simili problematiche è l’utilizzo dei “Giochi d’Accoglienza”, che rappresentano la fase del percorso in cui si crea l’alleanza tra il conduttore e l’allievo e tra l’allievo ed il gruppo, ed in cui si gettano le basi per l’intero percorso, affinché sia fondato su stabilità e continuità. Questi hanno l’obiettivo di monitorare e di creare, in una fase iniziale, le capacità di contenimento del singolo e del gruppo, essenziale soprattutto nel caso di individui con disabilità psichiche o fisiche. E’ importante anche permettere ai componenti del gruppo di partecipare alla formulazione delle regole prima citate, perché ciò aiuta a creare le condizioni migliori per vivere l’esperienza, favorisce il rispetto delle regole stesse, predispone positivamente all’attività perché ci si sente più tutelati, permette di esprimere più liberamente eventuali dissensi, facilita l’acquisizione di autostima e rende la persona libera di scegliere se partecipare o meno al gioco o ad una singola attività.

Le tecniche utilizzate in arteterapia sono di vario genere e collegate a diversi fattori; si attivano in base agli obiettivi che possono essere di tre tipi: personale (percezione di emozioni, vissuti, reazioni), artistica (tecniche, materiali, linguaggi) e formativa (modalità di conduzione, dinamiche di gruppo, tematiche comuni). Una delle tecniche, ad esempio, è il segno grafico ovvero la traccia che il movimento della mano lascia su una superficie, la parte strutturale del disegno assieme all’orientamento, allo spazio, alla profondità, alla superficie e al movimento. Un oggetto, in natura, non possiede un unico profilo ma innumerevoli, per questo il modo in cui viene rappresentato, con la sua forma e caratteristiche e relativi significati, è il frutto di una scelta dell’artista, del suo punto di vista e della sua personale elaborazione. Il disegno dal vero, poi, stimola l’osservazione e la percezione dell’oggetto in relazione allo spazio in cui è collocato ed alla relazione con altri oggetti. Quindi, l’artista prende i dati dalla realtà, li traduce nei codici di un linguaggio visivo secondo il proprio modo di elaborarli, rivelando come egli vive e vede il mondo. Il disegno rivelerà così il grado di aderenza o di alterazione della realtà da parte della persona e ciò permetterà l’attivazione di un percorso educativo.

L’obiettivo principale in Arteterapia è l’emergere delle diverse dimensioni del sé, un’unità complessa la cui genesi e il cui sviluppo sono vincolati dagli “altri da sé”. Inoltre, nel suo percorso evolutivo spesso la persona per mantenere la propria integrità, l’appartenenza ed il riconoscimento sociale, è stata costretta ad elaborare delle strategie di difesa, escludendo quelle parti di sé non riconosciute dall’altro o soffocando quelle che generano eccessiva sofferenza. L’Arteterapia permette di vivere un’esperienza nel “qui ed ora”, producendo “atti gesti” ed “atti creativi” che possono essere collegati al passato, alle parti rimosse o “danneggiate” (come per la disabilità) del Sé, ampliando la conoscenza della propria identità. L’interazione col gruppo completa il discorso grazie al rapporto con l’altro da Sé, con scambi su quanto percepito e vissuto.

Il gioco di gruppo è efficace perché nel gruppo si genera uno spontaneo linguaggio comune, dove è possibile comprendersi e sentirsi compresi, dove lo spazio, il tempo, il suono, le immagini, il movimento, i pensieri, hanno una struttura individuale che collima con quella condivisa. Si tratta di un ambiente adeguato all’interazione in rete di tutti gli attori coinvolti nel processo di presa in carico di una persona e che si rende consapevole e responsabile di ciò che si produce al suo interno. L’umanità non è assoluta, perciò dovrebbe mettersi in discussione e sentirsi parte di una co-interazione. La Jacomini conclude con queste parole: “Per fortuna i supereroi che salveranno il mondo dalla sua patologica onnipotenza siamo proprio noi, chiamati oggi diversamente abili”.

Fiorella Ferrari

Una nuova forma nascente

Maria Jacomini, Una nuova forma nascente, alpes, Roma, 2016, pag. 151, euro 15,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2017 da in Libri, Psicologia, Recensioni, Saggistica con tag , .
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