Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Isabel Allende, Paula

Isabel Allende non ha bisogno di presentazioni. Nota, in passato, soprattutto per l’illustre parentela con Salvador, presidente del Cile sino alla sua rimozione e morte durante il golpe militare dell’undici settembre 1973, è oggi una scrittrice (ma anche docente di letteratura presso varie università americane) molto amata e stimata per la sua straordinaria carriera insignita di numerose onorificenze. La sua produzione letteraria attraversa molteplici generi, trovando la sua espressione migliore nella saga famigliare, con sfondo storico e politico ben delineato, ma passando agevolmente da questa all’affabulazione pura, dalla pseudo biografia ed autobiografia ai romanzi d’avventura, sino alla culinaria e persino al giallo. Nei suoi romanzi, vicende, luoghi e personaggi, reali ed immaginari, convivono armonicamente dando vita ad atmosfere dai toni inconfondibili.

Se “La casa degli spiriti” rappresenta il più amato dal pubblico dei suoi lettori, il romanzo più intenso ed emotivamente coinvolgente è senza dubbio “Paula”. L’autrice, che ama disseminare “pezzi” della propria vita in giro per le sue opere, rappresentati da episodi, persone e sentimenti, qui sceglie di raccontarne uno cruciale: la tragedia della morte dell’adorata figlia Paula. La sua primogenita nasce il ventidue ottobre del 1963 e, come spesso accade, la sua esistenza si caratterizza, in contrasto con quella avventurosa della celebre madre, per una quotidianità fatta di due passioni: il lavoro ed il proprio marito, paga di ciò che ha e speranzosa che possa durare il più a lungo possibile. Ma, all’improvviso, tutto il suo mondo viene scosso da una malattia gravissima, la porfiria, peraltro mal curata nell’ospedale della città in cui vive, Madrid, con conseguenti danni irreversibili al cervello.

Ormai Paula è in coma ed Isabel, al suo capezzale, si ritrova di fronte ad una scelta: abbandonarsi ad una disperazione senza rimedio oppure dirottare l’energia scatenata dal dolore nella lotta per “trattenerla in vita”, distraendo la morte perché non le porti via per sempre la sua meravigliosa bambina. Ma pur provando ogni tipo di rimedio, medico e alternativo, l’unica vera arma che sappia maneggiare al meglio delle sue possibilità è la scrittura, un salvagente a cui aggrapparsi per non uscire di senno, trovare un senso per continuare a vivere oggi e forse ricominciare domani. “Ascolta Paula, ti voglio raccontare una storia, così quando ti sveglierai non ti sentirai tanto sperduta”: queste parole introducono una lunga lettera indirizzata dalla scrittrice alla figlia, che successivamente prenderà la forma di un romanzo. Nella narrazione il racconto di quei terribili giorni si mescola alla biografia, già nota nella sua opera più rappresentativa, e quindi all’infanzia, con i suoi momenti più difficili, legati all’abbandono da parte del padre e ad un trauma avvenuto all’età di otto anni, e quelli più felici trascorsi nella casa dei nonni materni, accanto alla sua singolare nonna Memè, dotata di poteri medianici. Entrano a far parte del racconto anche i fratelli, gli amori giovanili fino al primo matrimonio (poi fallito) con Michael, il padre di Paula, quindi l’esilio assieme ai famigliari dopo il golpe del generale Pinochet ed il conseguente trasferimento in Venezuela.

“Perché tante parole se non mi puoi sentire? Perché queste pagine che forse non leggerai mai? La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa con la scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo”: Isabel inizia ad arrendersi all’incurabilità della malattia di Paula, continuando a riportare per iscritto i pensieri che le turbinano nella mente, in un crescendo di disperazione e dolore, mentre assiste all’agonia della figlia fino alla decisione dei medici di lasciarla tornare a casa. La scena si sposta, quindi, dall’ospedale alla loro abitazione di San Francisco, dove Paula, il sei dicembre del 1992, nella stanza in cui la cognata Clelia aveva partorito solo poco tempo prima, lascerà questo mondo sostenuta dall’abbraccio di tutti i suoi cari, viventi e non, in un commiato doloroso ma temperato dalla forza di un amore che supera i confini della vita. “Sarà che ci siamo amati troppo. Che Paula ed io abbiamo consumato con voracità tutta la felicità a cui avevamo diritto? Che abbiamo divorato la vita?” commenta commosso e sgomento il marito Ernesto.

“Paula”, quindi, è il racconto di un anno tormentoso segnato dalla malattia e dalla sua degenerazione verso la fine, fatto di riflessioni e ricordi, di interrogativi sul significato della vita e della morte ma anche della scrittura: “La scrittura è una lunga introspezione, è un viaggio verso le caverne più oscure della coscienza, una lenta meditazione. Scrivo a tentoni nel silenzio e nel cammino scopro particelle di verità, piccoli cristalli che stanno nel palmo di una mano e giustificano il mio passaggio per questo mondo”. Incredibile, considerata la drammaticità del contenuto, come il linguaggio narrativo della scrittrice resti permeato dal suo caratteristico piacere del narrare, in modo fluido, trascinante, sempre positivo e ancora, inaspettatamente, caratterizzato dal suo senso dell’umorismo: in breve, tutti gli elementi che contraddistinguono la sua produzione. Ed è incredibile come anche qui e soprattutto qui, il temperamento determinato ed irresistibile delle sue protagoniste femminili, questa volta reali, donne d’azione anche nella fatica e nel dolore, mantenga la propria dignità e forza nell’amore. Come è accaduto ad Isabel che, a distanza di un anno dalla perdita della figlia, superato anche il “dopo”, quando il dolore è ancora più lacerante, nel suo alternarsi con l’apatia e il desiderio di raggiungere chi si è perduto, riesce a uscire dal tunnel della disperazione con la creatività, con la scrittura, pubblicando “Paula”, ispirato, come racconta la scrittrice, dalla figlia stessa, da ciò che è rimasto in lei della ragazza, da ciò che le ha legate e le lega, che non conosce né separazione né morte.

È una Allende che si mette a nudo, rivelando se stessa nei suoi sentimenti più profondi e dilanianti, suscitando intense e sentite reazioni nei suoi lettori al punto da innescare una serie di risposte alla sua lettera, quelle che non avrebbe mai ricevuto dalla figlia ma che le giungono centuplicate dall’amore e dalle esperienze di perfetti sconosciuti, e che verranno poi raccolte in un libro dando vita, nel 1997, a “Per Paula. Lettere dal mondo”. Più tardi Isabel Allende pubblicherà “La somma dei giorni” (2008), una sorta di seguito di “Paula” in cui la scrittrice riprende a raccontare alla figlia ciò che è avvenuto poi, da quando lei è divenuta spirito, dell’evoluzione della sua famiglia allargata che definisce una “tribù” nella quale si destreggia come può a fare la matriarca, del suo secondo marito Willie che, attualmente, rappresenta anch’esso una storia chiusa. Ma questo libro insegna proprio che anche ciò che finisce, una storia come una vita, lascia sempre il proprio incancellabile carico d’amore: “Silenzio prima di nascere, silenzio dopo la morte, la vita è puro amore tra due insondabili silenzi”.

Antonella Ferrari

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Isabel Allende, Paula, Feltrinelli, Milano, 2014, pag. 326, euro 11,62.

4 commenti su “Isabel Allende, Paula

  1. wwayne
    3 aprile 2017

    Rieccomi! La parte finale del post mi ha fatto tornare in mente questo splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2017/01/29/inseguire-un-sogno/. L’hai visto?

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 3 aprile 2017 da in Diario, Libri, Narrativa, Recensioni, Storie vere con tag , , .
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