Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Daniele Palmieri, Diario di un cinico gatto

Ma quante volte sarà capitato di pensare: ahhh se gli animali potessero parlare… E se lo avessero sempre fatto? Magari in un linguaggio incomprensibile, oppure volutamente incomprensibile, per gli “stupidi umani” che, con ogni probabilità, non meritano l’onore di riuscire ad interpretarlo o, forse, potrebbero non far buon uso di una simile capacità.

Ad esempio, i gatti, gli animali per eccellenza venerati dagli antichi egizi, la cui unica mancanza è quella di non essere dotati di pollice opponibile (altrimenti, avrebbero già conquistato il mondo), non solo sarebbero in grado di parlare ma qualcuno di essi anche di scrivere, proprio come l’esordiente ma già maturo autore di “Diario di un cinico gatto”, ghost writer di quello ufficiale, Daniele Palmieri (dopotutto, è usanza piuttosto diffusa anche nel professionismo).

Il libro è a metà tra diario e biografia, in cui il cinico gatto racconta la propria vita quotidiana con i suoi coinquilini bipedi, incaricati più che altro di operazioni di semplice routine come la pulizia della sabbietta ed il procacciamento del cibo (costerebbe un eccessivo dispendio di energia andare a caccia tutti i giorni!), ricevendo in cambio il minimo sindacale, sul genere di quattro ipocrite fusa all’occorrenza, la sopportazione di fastidiose carezze ma, almeno, senza l’obbligo della fedeltà imposto, invece, al cane ormai trasformato “in un loro clone a quattro zampe”. Più stupidi di uomini e cani ci sono solo i bambini, incapaci persino di garantire doverosamente al gatto di casa i servizi di base.

Il cinico gatto non è poi un felino qualsiasi ma un gatto nero, noto nella storia come, probabilmente, il primo micio mai esistito nonché il più antico depositario della saggezza della propria razza, l’unico animale mai preso in considerazione dalle streghe che comprendevano il suo linguaggio e che da esso traevano le loro arcane conoscenze. Per questo entrambe le categorie furono temute e perseguitate alla stessa stregua.

Grazie all’autore è possibile apprendere alcuni principi essenziali circa l’appartenenza alla specie felina, ossia: un gatto, per il semplice fatto di esserlo, non deve fornire ulteriori spiegazioni a nessuno; se un gatto può raggiungere un luogo allora è lecito che ci vada; tra di loro i gatti comunicano poco, al massimo si scambiano uno sguardo, più o meno torvo, ma niente scodinzolamenti inutili; se capita loro di fare “qualche danno” è solo per affermare l’onnipotenza di un animale capace di attraversare quasi incolume sette vite di contro alla fragilità e precarietà dei manufatti umani; un gatto privato delle unghie non è più un gatto; a volte i gatti possono diventare invisibili e burloni come fantasmi. Esiste, infine, la possibilità che il Dio degli uomini sia proprio un gatto.

Il racconto, quindi, come già detto, procede sui due scorrevolissimi binari: biografico (dal traumatico svezzamento con le conseguenti traversie del primo anno di vita alla ricerca di una propria dimensione più casalinga) e narrativo (le scorribande con Jack il norvegese, i dispetti all’ormai addomesticato gatto Bobby detto, più dignitosamente, Jo e l’incontro con un “piccolo diavolo” nero) cui se ne inserisce, tra le righe, un altro: quello esistenziale. Quest’ultimo racconta di un micio gracilino ma molto combattivo, che mentre cresce osservando il mondo rimpicciolirsi attorno a lui, incontra il meglio dell’umanità, ovvero i bipedi sopportabili dei quali i gatti rappresentano da sempre i custodi, ed il peggio, individui ignobili che perpetrano la violenza nei confronti degli esseri più indifesi al mondo, imparando a sue spese di chi fidarsi e di chi no. Il tutto condito da profonde riflessioni sulla vita con le sue possibilità, la morte come passaggio che avvicina e non allontana dal mondo ed il senso della scrittura che sopravvive al tempo mentre fugge inesorabile.

Così, il cinico gatto incide la parola fine al suo godibilissimo diario, corredato di una rubrica letteraria di citazioni, ovviamente sui felini, tratte dalla piccola biblioteca di famiglia, poiché le sue pagine bianche, scritte ad unghiate d’inchiostro rosso sanguigno (in una prosa, manco a dirlo, graffiante), sono ormai terminate. A questo punto, non resta che citare il narratore fittizio e, tuttavia, meritevole di una certa menzione, in quanto studente di filosofia, già autore di racconti, leggende ed una novella, “La biblioteca dei libri sconosciuti”, terza classificata al Premio Nazionale Galdus (sempre che, anche qui, non ci sia lo zampino del suo talentuoso animale domestico).

Infine, un piccolo spoiler: nelle ultime pagine il cinico, ma neanche poi tanto, gatto…  (ahia!)

Fiorella Ferrari

diario-di-un-cinico-gatto

Daniele Palmieri, Diario di un cinico gatto, Youcanprint self-publishing, pag. 147, euro 12.00.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 gennaio 2017 da in Diario, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , .
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