Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Paulo Coelho, La spia

Prima di affrontare il plotone d’esecuzione, la spia Mata Hari, alias Margaretha Geertruida Zelle, non aveva mostrato alcuna paura. Anzi, aveva dormito bene e si era preparata con molta cura per il suo ultimo appuntamento. Poi, nel momento cruciale, aveva rifiutato persino di essere bendata. Era stato difficile, durante la sua esistenza, combattere il demone della Malinconia incalzato da quello del rimorso, ma non lo era stato altrettanto affrontare la propria fine, poiché mai avrebbe voluto essere ricordata come una vittima bensì come “una donna emancipata e indipendente in un mondo governato dagli uomini” che “ha coraggiosamente scelto i propri passi ed ha pagato senza paura il prezzo che le è stato imposto”.

Il racconto, realizzato da Paulo Coelho, della vita di Mata Hari, una donna alta e sottile, con occhi e capelli scuri ed un viso sensuale più che avvenente, parte proprio dai suoi ultimi istanti e prosegue con una lunga lettera indirizzata al suo avvocato, Clunet, scritta durante i giorni di prigionia trascorsi nel carcere di Saint-Lazare, nell’anno 1917. Ad essa segue quella del legale per la sua assistita così tanto amata, una lettera che, certamente, non sarebbe mai stata letta dalla destinataria ma che avrebbe almeno potuto riscattarne la memoria. Dai due scritti, quindi: un autoritratto ed un ritratto, emerge la figura di una donna che ha scelto di realizzare i propri sogni, salpando da un porto sicuro ma con acque stagnanti, per navigare senza meta né protezione e, tuttavia, libera (“Quando ignoriamo dove la vita ci sta portando, non siamo mai perduti”).

La sua traversata senza rotta nel mare dell’esistenza ha inizio a causa del dissesto economico dell’attività commerciale che per la sua famiglia rappresentava l’unica fonte di sostentamento. Ciò determina la decisione dei genitori di iscriverla ad una scuola per maestra d’asilo, perché avesse un’istruzione e potesse, un giorno, “sistemarsi” con un marito. Le sue esperienze con gli uomini hanno inizio proprio in questo periodo, con una violenza che le insegna fin da subito a scindere il sesso dall’amore. Anche in virtù di tale disillusione, leggendo per caso l’inserzione matrimoniale di un ufficiale dell’esercito olandese, si candida immediatamente come moglie, ottenendo di sposare un perfetto sconosciuto, abbandonando la città natale di Leeuwarden per trasferirsi con lui in Indonesia, dove diventa Mrs McLeod. Accortasi ben presto del destino infelice a cui aveva condannato se stessa, per via dei ripetuti tradimenti del marito e di due tragici eventi, decide di cambiare nuovamente vita, abbandonando la figlioletta e chiedendo asilo al consolato francese.

Inizia così, quello che la donna successivamente rimpiangerà come il periodo di maggior fulgore della propria esistenza, durante il quale intraprenderà la carriera di ballerina, aiutata dal proprio aspetto esotico e da un’approssimativa conoscenza delle danze orientali ma, soprattutto, dalla determinazione ad inseguire notorietà e denaro, anche attraverso lo scandalo e i favori sessuali. Nella sua lettera scriverà di aver vissuto non alla ricerca della felicità ma di quella che i francesi definiscono “vraie vie” ossia la vita vera, “Con i suoi momenti di bellezza indicibile e di profonda depressione, con la lealtà e i tradimenti, con le paure e i momenti di tranquillità”.

Al periodo francese, in seguito ad un calo della sua notorietà e ad una conoscenza apparentemente casuale, seguirà quello nella Germania della prima guerra mondiale che, non solo non le darà il rilancio sperato ma proprio il rimpianto per la sua amata Francia, determinerà l’incontro con il console Alfred von Kremer che le offre il proprio aiuto in cambio della sua “collaborazione” con il nome in codice di H21. La donna finge di accettare l’incarico per poi contattare l’ispettore Ladoux e rinnovare a quest’ultimo la propria lealtà alla Francia. Pur non essendo mai state fornite delle prove tangibili che l’accusata avesse effettivamente svolto il proprio compito di spia né per i tedeschi né, tantomeno, per i francesi, saranno, invece, un insieme di concause legate al momento storico e intrecciate ad equivoci e pettegolezzi, deduzioni e supposizioni, pregiudizi e, di contro, all’indubbia propensione alla menzogna della donna, a permettere proprio a Ladoux d’incastrarla come capro espiatorio che sviasse l’attenzione generale da fatti ben più importanti.

Per ciò che concerne l’amore, dopo avervi rinunciato, per uno scherzo del destino, la Hari se lo ritroverà di fronte nella veste di un capitano russo e senza sapere come affrontarlo, poiché esso “è un atto di fede nell’altro, e il suo volto misterioso deve restare sempre celato. Bisogna vivere ogni momento con trasporto ed emozione perché, se decidiamo di decifrarlo e comprenderlo, la magia di quel sentimento supremo scompare”. Ma, proprio per questo motivo, l’amore può diventare un “veleno” che priva di ogni difesa e, infatti, sarà la decisione di abbandonarvisi a decretare il suo unico errore senza ritorno, il pretesto ultimo per la propria condanna, vittima di un tradimento per lei anche peggiore dell’essere stata rinnegata, una volta ritrovatasi sotto accusa, dall’unanimità dei suoi potenti e terrorizzati amanti.

Di questo racconta, tra verità, invenzioni, omissioni e alterazioni temporali di eventi, “La spia” di Coelho che, rivendicando la finzione propria del genere romanzesco, rimanda alla lettura di biografie accreditate se si fosse alla ricerca di una maggiore esattezza storica. Ciò in risposta preventiva alle critiche, poi immancabilmente pervenute, che ricordano quelle ricevute in nome del fatto che “Il Cammino di Santiago” non possieda la precisione di una guida turistica. Realizzato con la consueta scrittura estremamente scorrevole che, in questo caso, rinuncia completamente al piano simbolico, tanto caro allo scrittore, è un racconto teso ad esaltare una figura femminile diventata l’emblema della libertà: indipendente, spregiudicata, anticonformista, che racconta di sé a se stessa ma rivolgendosi idealmente alla propria figlia perduta. Ad essa dedica, forse non le sue attenzioni materne e nemmeno un esempio morale ineccepibile ma sicuramente il coraggio e la dignità di aver scelto la propria autonomia, poiché se il corpo può essere prigioniero del tempo e dello spazio, lo spirito, se non rinuncia alla propria essenza, sarà libero in eterno.

Fiorella Ferrari

IL NUOVO LIBRO DI PAULO COELHO

Paulo Coelho, La spia, La nave di Teseo, Milano, 2016, pag. 196, euro 17,00.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 2 gennaio 2017 da in Biografie, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , .
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