Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Chiara Gamberale, Adesso

Perché una relazione comincia? Perché prosegue? Perché finisce? La risposta è che all’interno di un rapporto non si è mai in due ma in molti, perché siamo sì un corpo, con degli occhi, un cuore e tutte quelle peculiarità che ci rendono “noi stessi” ma siamo anche una psiche, conscia e inconscia, alla cui evoluzione hanno contribuito un padre ed una madre, gli amici, gli affetti in generale o quelli che ci sono mancati e poi i nostri traumi, le gioie, gli incontri, le perdite. Tutto ciò, in qualche modo, condiziona le nostre scelte, motiva la durata dei nostri rapporti ed è alla base della decisione di chiuderne uno o dell’impossibilità di farlo.

Perché, ad esempio, capita di essere attratti dallo stesso tipo di uomo/donna? In realtà, non siamo noi a scegliere ma è questo complesso di fattori a farlo al posto nostro: figura materna, figura paterna, schemi mentali rinforzati negli anni, attaccamenti perversi e, soprattutto, i nostri vuoti. Capita, poi, che s’incontri “quella persona” che sembra colmare esattamente gli spazi cavi dentro di noi, che prima venivano riempiti da palliativi come il bisogno di sedurre oppure di rassicurazioni. Si avverte la precisa sensazione che proprio lei rappresenti la nostra “occasione unica”, a cui aggrapparsi disperatamente in un rapporto malato perché nato da un bisogno e, quindi, viziato alla base.

In questo tipo di relazioni è facile sfociare nell’aggressività, nella violenza che spesso viene inferta proprio all’interno di quelle ferite che attraverso quella persona speravamo di guarire, nei silenzi così profondi da essere assordanti. Infine, si può anche arrivare a costruire dei muri per proteggersi, delle menzogne per nascondersi, sino al tradimento (più pernicioso dell’essere traditi poiché in questo caso esiste almeno la possibilità dell’inconsapevolezza), per poi magari ritrovarsi davanti ad un giudice da nemici, estranei, increduli di aver condiviso con lui/lei ogni nostra intimità. Separarsi da quella che era diventata la nostra “persona/casa” crea una frattura anche all’interno di noi stessi, una spaccatura che spesso ne determina altre anche a coloro che hanno la ventura d’incontrarci successivamente, quando non siamo ancora tornati “interi”, oppure siamo noi a continuare a cercare delle persone che possiedano quelle caratteristiche delle quali abbiamo bisogno ma che sappiamo essere tossiche per la nostra salute.

E allora, cosa fare? Rinunciare all’amore? Lasciarsi andare al disincanto che “tiene a bada l’insoddisfazione che tiene a bada il desiderio”? O smorzare l’incanto di un innamoramento che nasce, perché tanto si sa già come potrebbe andare a finire oppure, nel caso di un matrimonio in corso, affermare di non separarsi per i figli anziché ammettere che si tratti di paura dell’abbandono, per insegnare in questo modo a quegli stessi figli la rassegnazione? Naturalmente, dipende anche dal numero di compromessi che si devono accettare in cambio della sicurezza di invecchiare con la stessa persona, che diventa bussola della nostra vita, la nostra “casa”.

Ma l’amore può diventare molto pericoloso e vendicativo se lo si esclude dalla propria esistenza.

Questo è ciò che ci racconta la storia di Lidia e Pietro in “Adesso”, l’ultimo romanzo di Chiara Gamberale, in cui l’autrice riprende le vicende di due personaggi già incontrati in “Le luci nelle case degli altri”, Lidia e Lorenzo (ricompare in un cameo anche la protagonista Mandorla e ciò che ne è oggi di lei), ma a partire dalla loro separazione. Lidia, ricordiamo, è una giornalista televisiva che conduce uno strano programma in cui si insedia, desiderata ospite, per una settimana in casa di una famiglia, tra le più svariate tipologie, per osservarne le dinamiche e sopperire in qualche modo, attraverso le vite altrui, al vuoto lasciato nella sua dalla dolorosa separazione dal marito. Tra queste storie incappa in quella di Pietro, con un passato traumatico, della moglie Betti, con ferite fatalmente simili, che lo lascia per entrare da laica in una comunità cattolica, e della figlia, soprannominata Colibrì, che paga per gli errori di entrambi.

Il tutto è narrato con la consueta scrittura della Gamberale, un po’ cervellotica con le sue ridondanze, tra termini ripetuti all’infinito (cuore: “mollusco invertebrato rosso buffone”) e quelli evidenziati che a volte arrivano ad occupare intere facciate, che pur nel loro preciso senso nell’economia del romanzo, appesantiscono la lettura. Così come fanno anche i ricchi curricula (letteralmente) biografico-sentimentali di Lidia e Pietro, espediente narrativo concepito dall’autrice a corredo del loro incontro, per schematizzare le passate esperienze dei protagonisti, indietro sino ai loro genitori, a testimoniare che siamo tutti vittime di altre vittime e che sta solo a noi trovare la forza di spezzare il cerchio.

Succede “adesso”, preparati o meno che siamo, nel vuoto di senso di tante giornate ed incontri tutti uguali, d’incrociare, finalmente, chi quel senso ce lo restituisce ed è proprio ciò che capita a Lidia e Pietro, bloccati dalle loro paure, le proprie a cui da questo momento si uniranno anche quelle dell’altro, che ostacolano ogni possibilità di apertura e di cambiamento. Per Lidia, si tratta di accettare la perdita definitiva di Lorenzo, la perfetta incarnazione della tipologia da cui è attratta: l’uomo mancato, l’uomo/figlio, determinato a non maturare a che simbolizza, inoltre, la sua parte bambina, e per Pietro la tendenza a “scappare da” o a “chiudersi a” tutte le emozioni che non è in grado di affrontare. Intorno a loro, si muovono in modo un po’ caotico, che si chiarisce, magari ritornandoci su man mano che si procede nella lettura, un mondo di personaggi le cui storie s’intersecano brevemente con i protagonisti e tra loro, compreso il gruppo dei più cari amici di Lidia, quelli dell’Arca senza Noè, perennemente in bilico tra la vita vera e quella “immaginata”.

Lidia, Pietro e, assieme a loro, tutti coloro che non “ce la fanno al primo giro”, saranno in grado di rinunciare all’idea della persona/casa, realizzandosi come individui e non nella coppia, accettando la sfida del cambiamento e della crescita nonché la propria complessità e quella dell’altra persona, ad un’età in cui si possiede un certo vissuto che va rispettato, con i suoi traumi, dolori e fragilità, ombre e vincoli, contraddizioni, stanchezza e una grande, immensa, PAURA?

Per chi avesse voglia e coraggio di tentare il momento giusto è “adesso”!

Fiorella Ferrari

Adesso.jpg

Chiara Gamberale, Adesso, Feltrinelli, Milano, 2016, pag. 216, euro 16,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 novembre 2016 da in Libri, Narrativa, Recensioni con tag .
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