Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Angelo Bona, L’Amore dopo il tramonto

L’ipnosi, com’è noto, non è considerato un metodo basato su principi di scientificità, nonostante costituisca materia di studio per molti professionisti, come il medico bolognese Angelo Bona che è anche psicoterapeuta ed anestesista, esperto, in particolare, di ipnosi ed ipnosi regressiva cui ha dedicato, in oltre vent’anni, diversi saggi.

Per la scienza medica moderna tale tipologia di analisi rappresenta semplicemente la produzione inconsapevole di ricordi “deformati”, che durante il trattamento psico-analitico riaffiorano alla memoria. Tuttavia, Bona assieme ad altri specialisti del settore, come Brian Weiss e Moody, da tempo utilizzano questa terapia con i positivi risultati riportati nelle loro numerose pubblicazioni. Oltre ai saggi sull’argomento, l’autore ha anche realizzato un CD, “Ippocanto”, nel quale sono contenuti dodici brani che descrivono alcune delle esperienze da lui sperimentate.

La definizione che egli dà nella premessa di uno dei suoi libri, “L’amore dopo il tramonto”, chiarisce il concetto di “ipnosi regressiva” in cui l’autore crede fermamente: “Si tratta di una metodica di psico-terapia spirituale che favorisce il ripescaggio di nuclei conflittuali, non recuperabili dall’archeologia dell’inconscio con le comuni tecniche di analisi”. Egli, inoltre, ritiene che il “Karma” o “Karman” in sanscrito, sia “una casualità destinica per cui le azioni commesse in questa esistenza compongono, come su una tavolozza di un pittore, i colori dei futuri quadri di vita”.

Nel primo capitolo Bona fa riferimento alla sua esperienza personale legata alle impressioni custodite nei suoi ricordi fin dall’infanzia e descritte con un linguaggio la cui chiarezza e fluidità, in alcuni tratti, si congiungono alla poesia, acquistandone in efficacia nel descrivere le sensazioni provate: “vivevo in uno stato trasognato e quieto, camminavo sorvolando la realtà condotto per mano dalla mia innata distrazione”. In seguito al decesso di uno zio comincia precocemente a porsi il problema della morte e del timore che suscita in ogni essere umano, continuando ad analizzarla in seguito, da adulto e scienziato, mediante una ricerca condotta più ad un livello spirituale che scientifico, anche se svolta durante la cura psico – terapica dei suoi pazienti.

Nei capitoli successivi l’autore racconta del caso di Alice, amica di una sua paziente, che soffre da tempo di violenti attacchi di panico, dei quali non conosce la causa. La narrazione molto enfatica delle varie fasi dei suoi attacchi di ansia coinvolge i lettori nel profondo malessere della donna e nel conforto che riesce a trarre dall’aiuto di persone estranee, da lei definite “custodi celesti”. Alice frequenta l’Università, il luogo in cui si scatenano solitamente questi attacchi, e, giunta nello studio dello psicoterapeuta, viene da quest’ultimo definita come “una delle numerose pazienti ventenni che albergavano nel proprio intimo la stessa inarginabile paura della morte”. Il medico inizia con lei un percorso terapeutico molto profondo, che la porta innanzitutto a rievocare ogni ricordo infantile dal quale emergono “un padre inadeguato e affluenti secondari apportatori d’angoscia”.

Successivamente, viene affrontato il problema della fede, poco sentita dalla ragazza, e viene esaminato tutto ciò che le è possibile rievocare a livello conscio, prima di passare alla trance ipnotica utilizzata con lo scopo di “far affrontare ad Alice l’erta dei faticosi temi karmici”. Questo è ritenuto dal medico l’unico sistema per risolvere definitivamente i suoi problemi psicologici. Da tali primi tentativi analitici sotto ipnosi, emerge già qualcosa che la paziente non rammentava ossia l’anaffettività anche della madre, che le aveva creato un profondo e antico disagio. L’unico ricordo che, di fatto, sembra lieto e spensierato nell’infanzia della ragazza è quello di “un giardino fiorito curato dalla nonna con tanta amorevolezza”.

Il terapeuta prosegue nel suo percorso a ritroso nel tempo, immedesimandosi nelle vicende di Alice e rivivendo con lei diversi episodi di periodi sempre più remoti, fino a ritrovarsi in luoghi e ambienti del tutto sconosciuti a livello conscio. Addirittura, nel raccontare le varie esperienze, cambia il timbro della sua voce, che da infantile diventa adulta, da femminile si tramuta in maschile, parlando persino in lingue diverse che, nella realtà, non conosce. Al risveglio dalla trance la ragazza ha ricordi parziali di quanto ha rievocato, eppure il tono del suo umore è mutato, al punto che l’autore ne commenta soddisfatto i progressi: “anch’io percepivo quanto fosse salubre per lei, così difesa e contratta, abbandonarsi alle emozioni della trance sbloccando le sue antiche conflittualità”.

Alla fine del trattamento, la giovane arriverà a riprendere in mano la sua vita: terminati gli attacchi di panico e conclusi i suoi studi, inizia a lavorare, e, a distanza di cinque anni, torna dal suo terapeuta per riferirgli di aver fatto un incontro che le ha sconvolto la vita, a partire dal quale niente è stato più come prima. Ha, infatti, conosciuto Ricky, un ragazzo più giovane di lei, un incontro “fatale”, una persona che le sembra di conoscere da sempre e dalla quale, nonostante pesassero sulla loro relazione alcuni fattori negativi, non è mai riuscita a staccarsi. Alice e Ricky si sentono due anime in simbiosi, due esseri finalmente ricongiunti in questa vita, la cui storia permette a Bona di introdurre il tema della “gemellarità karmica” che niente e nessuno può dissolvere, al di là del tempo e dello spazio e della vita stessa.

Sono indubbiamente teorie affascinanti, che generano molti interrogativi, soprattutto quello relativo al “magnetismo d’amore”, l’ultimo argomento trattato nel libro, il quale risulta essere la vera ragione della nostra (o delle nostre?) esistenza. È già difficile accettare che un essere umano possa compiere “più viaggi” su questa terra, ipotesi, peraltro, per molti agghiacciante, ma lo è ancora di più pensare che sia possibile, un giorno, rincontrare “l’altra metà di noi stessi”. L’autore, tuttavia, conferma le sue convinzioni, asserendo anche che questa ricerca continuerà ancora, una vita dopo l’altra. Pur rispettando lo scetticismo di molti scienziati in merito a tali tecniche curative, è difficile non sentirsi toccati dal fascino dalle emozioni sperimentate da Alice durante le sue trance e dal concetto di Amore che scaturisce da questa lettura: “L’Amore siamo noi: ci riconosciamo nell’altro soltanto dopo esserci ritrovati nell’intimità del rapporto con il nostro sé”. Viene da pensare che se attraverso le pratiche psico-analitiche regressive è possibile trarre giovamento, curare ciò che sembrava incurabile, sia sempre ipotizzabile un tentativo vissuto come un modo per conoscersi meglio, addentrandosi in quei meandri complessi e misteriosi di cui è fatta la nostra mente.

Antonella Ferrari

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Angelo Bona, L’Amore dopo il tramonto, Mondadori, Milano, 2005, p. 225, euro 8,40.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 3 ottobre 2016 da in Libri, Psicologia, Recensioni, Saggistica con tag , .
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