Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie

Esistono dei momenti in cui ogni elemento, umano, paesaggistico, a volte anche sonoro e olfattivo, contribuisce a definire un’immagine multisensoriale che resta indelebilmente nella memoria, sostenuta da quell’“equilibrio instabile e perfetto”, “che hanno solo le cose provvisorie e destinate a finire presto”. E questo è, appunto, il senso del titolo: “Le perfezioni provvisorie”, un romanzo del magistrato Gianrico Carofiglio, appartenente ad una serie di gialli incentrati sulla figura di Guido Guerrieri, tra i quali “Testimone inconsapevole” (2002), “Ad occhi chiusi” (2003) e “Ragionevoli dubbi” (2006), ripubblicati con il titolo unico de “I casi dell’avvocato Guerrieri”.

A dirla tutta, anche le giornate del protagonista, spesso, si basano su una certa instabilità umorale e di senso, che lo portano a condurre una vita professionale di successo, seppure costellata da molti dubbi, a fronte di una personale assai meno gratificante, caratterizzata da un fallimento matrimoniale e da un costante senso di inadeguatezza. Guido è un avvocato privo di vocazione ma con un senso del mestiere acquisito in itinere, che ama lavorare in cassazione poiché dà l’idea, ma purtroppo solo quella, di un “mondo ordinato” e di una “giustizia che funziona”.

Come racconta l’incipit: “Tutto cominciò con un’innocua telefonata di un vecchio compagno di università”, Sabino Fornelli, ora avvocato civilista, che decide di sottoporgli il caso dei coniugi Ferraro e della loro figlia ventiduenne Manuela che, di ritorno da un fine settimana trascorso con amici che possiedono dei trulli in una zona compresa tra Cisternino e Ostuni, dopo circa sei mesi e opportune indagini della polizia, non aveva ancora dato notizie di sé.

Guido, da parte sua, preferirebbe non assumersi la responsabilità di un caso dal quale sente che difficilmente potrebbe riuscire a cavare qualcosa di più rispetto alle ricerche già svolte, eppure, come spesso gli capita, incomprensibilmente accetta, sentendosi come “Quegli investigatori sdruciti” di certi “hard-boiled di seconda categoria” che all’inizio rifiutano un caso solo per creare suspense e poi risolvere brillantemente il giallo, cui si potrebbe aggiungere qualche sfumatura alla Dylan Dog investigatore dell’occulto un po’ sfigato. Diversamente, però, dal personaggio di un film o fumetto, anzi, più che altro con i suoi atteggiamenti a volte artefatti tipici di chi “legge troppi libri”, Guido possiede una vita emotiva simile ad un “film muto”, poiché nemmeno il ricordo delle donne che ha amato genera in lui sofferenza, tutt’al più una “vaga tristezza, fiacca e remota”. Il suo più caro amico e confidente, per intendersi, è un vecchio sacco da pugile che dondola rassegnato nel salotto di casa sua.

Anche la scelta dell’avvocatura per lui nasce da una casualità: dopo aver pensato di fare il libraio guidato da una visione “romantica e del tutto irrealistica” del mestiere, decide di virare su un’altra professione della quale possiede un concetto più stereotipato rappresentato dall’azzeccagarbugli con problemi di etica, ma di cui presto impara ad apprezzare anche quella sensazione unica che scaturisce dall’ottenere l’assoluzione di un innocente. Guido si autodefinisce un Charlie Brown, quindi, un perdente che, come il poetico personaggio di Schulz, viene apprezzato solo quando, con un sacchetto di carta calato sulla testa, raffrontabile al diaframma del proprio ruolo professionale, dispensa consigli a quei ragazzini che pochi istanti prima lo avevano deriso. Le sue maggiori risorse provengono dalle sue passioni come i libri e la musica, assieme al suo senso dell’umorismo che gli ricorda il lato grottesco della vita, come quando, per affrontare una lunga attesa in cassazione, si infila le cuffie dell’Ipod osservando gli avvocati, gli imputati, il giudice, il cancelliere e gli agenti di custodia muoversi in perfetta sintonia al ritmo del rock.

La variegata umanità con cui viene a contatto per via del suo lavoro o dei suoi vagabondaggi per le vie meno frequentate di una suggestiva Bari by night, gli insegna a discernere tra le varie tipologie di persone: i cretini pigri (innocui), gli intelligenti ambiziosi (con compiti importanti), gli intelligenti pigri (che però realizzano le grandi imprese) e i più pericolosi ossia i cretini intraprendenti. Ad ogni modo, esiste sempre la possibilità di cambiare e diventare “qualcosa di completamente diverso da quello che si era prima”, come nel caso di Nadia, una sua ex cliente, ritrovata dietro il banco di un locale gay durante le sue peregrinazioni casuali, il cui difficile passato non sembra averle tolto la possibilità di ritrovare se stessa. Al contrario, le sue indagini verso la risoluzione di un giallo nemmeno troppo intricato, lo porteranno ad incontrare le persone più vicine a Manuela, come Michele, l’ex ragazzo con cui aveva vissuto un rapporto burrascoso, Nicoletta, la sua compagna di stanza e la sua migliore amica Caterina che metterà Guido in difficoltà con la sua sensuale ambiguità, appartenenti a tutt’altra classe rispetto a Nadia, i cui torbidi segreti sembrano invece rafforzare la sua convinzione di quanto sia estremamente labile il confine tra il bene e il male.

 

Carofiglio utilizza un linguaggio molto curato a livello formale ma fortunatamente poco avvocatesco, che rispecchia molto il protagonista sul quale è focalizzata la vicenda: garbato, colto, trattenuto nelle emozioni, del quale rivela alcuni aspetti inerenti al suo passato, soprattutto nella “perfezione provvisoria” rappresentata dal momento di passaggio tra le potenzialità dell’adolescenza (il “non più”) e la loro messa in atto nella maturità (il “non ancora”), riportato a galla dai numerosi flashback. Sono scarsamente delineati, invece, gli altri personaggi, compresa la ragazza scomparsa ed eccezion fatta per Caterina, anche se appare evidente come l’autore prediliga tratteggiare la loro psicologia attraverso un gesto, un atteggiamento, un modo di parlare e non con lunghe descrizioni.

Un elemento che viene evidenziato in questo romanzo è come Guido, pur nel suo disincanto e nel suo comportamento non sempre politicamente corretto, riesce a mantenere una visione positiva della vita, come si evince dalle sue (tante) citazioni preferite, come le parole rivolte dall’insegnante Keating, interpretato da Robin Williams ne “L’attimo fuggente”, alla sua classe ossia che “qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo”. Oppure la convinzione profonda dell’avvocato Guerrieri che sia necessario non mentire o, almeno, dire bugie il meno possibile agli altri e mai a se stessi e, infine, che, come scrive Paul Valéry, “il modo migliore per realizzare i propri sogni è svegliarsi”.

Fiorella Ferrari

le-perfezioni-provvisorie

 Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio, 2010, p. 352, euro 14,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2016 da in Giallo, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , .
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