Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Monica Halloway, In viaggio con i morti

Monica Holloway, nata e vissuta in America, il Paese in cui lavora e dove si è creata una famiglia sposando un noto scrittore, ha sentito la necessità di realizzare un’autobiografia che, come spesso accade, si configura come una sorta di terapia, per analizzare e poi raccontare la tormentata storia della sua vita, oppressa da dinamiche familiari rimosse e traumatizzanti, per difendersene e, se possibile, superarle.

Nel suo libro “In viaggio con i morti” ripercorre, pagina dopo pagina, la storia della sua infanzia e della sua famiglia, caratterizzata da rapporti interpersonali innaturali, rivivendo quegli anni con gli stessi, attoniti occhi di bambina, poi di adolescente e di giovane donna, e ricordandone, oggi, ogni singolo dettaglio accompagnato da un dolore che riesce a trasmettere al lettore, il quale non può fare a meno di immedesimarsi in questa figura femminile così provata ma anche tanto coraggiosa e forte.

Il titolo del libro fa riferimento, in particolare, a due episodi vissuti nell’infanzia, che hanno portato la scrittrice a porsi delle domande sulla morte: un vicino che spara per errore al conducente di un treno ma, soprattutto, una bimba della sua stessa età, Sarah Kilner, tra l’altro a lei molto somigliante, che muore investita da un’auto mentre era sulla sua bicicletta. A ciò si aggiungono due stranezze collegate al medesimo argomento, come la mania del padre di filmare ogni sanguinoso incidente al quale si trova ad assistere: immagini tremende la cui visione viene poi imposta ai membri della famiglia, e la sua amicizia con Julie, figlia dell’impresario di pompe funebri del paese, Elk Grove, in Ohio, dove Monica vive.

Nel raccontare la sua infanzia, Monica descrive minuziosamente ogni episodio, anche quelli che possono sembrare insignificanti, permettendo al lettore di seguire passo dopo passo ogni vicenda, fornendogli i frammenti di un puzzle che solo molti anni dopo sarà ricomposto. La vita della famiglia di Monica e dei suoi fratelli maggiori, JoAnn, Becky e Jamie, si svolge nel timore del padre, titolare di un negozio di ferramenta, soggetto a furibondi e ingiustificati scoppi d’ira, e nel vuoto affettivo causato da una madre casalinga insoddisfatta e per niente amorevole con i figli, fino a confessare a Monica di essere l’unica “non voluta”, “capitata” a pochissima distanza dalla terza, Becky. Ma ciò che più addolora e fa soffrire la ragazzina sono le pubbliche umiliazioni alle quali il padre la sottopone in occasione delle riunioni domenicali con nonni e zii, non risparmiando neanche Jamie, da lui sbeffeggiato e deriso perché considerato “incapace”.

Monica ancora non sa per quale motivo si senta attratta dal caso di Sarah Kilner al punto da chiedere alla nonna di accompagnarla al suo funerale, dove avrà modo di vedere la bimba pallida, composta nella bara, come addormentata e “in pace”, in uno stato di serenità che la protagonista, nella sua ancor breve vita, mai ha provato. Forse è questo anche il motivo per il quale si sente affascinata dal mondo di Julie e della sua famiglia, da quell’agenzia funebre in cui, inverosimilmente, le due bambine passano delle ore a giocare e a fantasticare, fino, una volta diventate adolescenti, ad arrivare a guadagnarsi qualche soldo “ritirando” in aeroporto le salme provenienti da altri paesi ma originarie di quei luoghi.

Nel frattempo, nella vita di Monica accadono molte cose: a otto anni bagna ancora il letto, con grande orrore di sua madre che sembra non chiedersene il motivo, limitandosi a lavare le lenzuola, ed alla sua indifferenza si unisce la scarsa solidarietà delle sorelle, compensata in parte dall’affetto del fratello. Ma arriva il momento in cui la vita della ragazzina viene del tutto stravolta: la mamma, inaspettatamente, decide di separarsi dal marito, costringendolo ad andare via da casa, e di riprendere gli studi trasferendosi in un campus universitario; anche i suoi fratelli vanno via, le sorelle maggiori al college e Jamie chissà dove, interrompendo gli studi e dandosi all’alcol. Monica, quindi, resta da sola e, nonostante la sua non fosse certamente una famiglia ideale, sente profondamente il peso dell’abbandono.

A diciott’anni arriva anche per lei il momento di spostarsi al college ed in questa fase critica le è d’aiuto la sua passione per la recitazione, che la rende molto apprezzata nella sua scuola come attrice. E’ il periodo in cui inizia ad avere i suoi primi rapporti sentimentali, una serie di storie sbagliate, che la fanno sentire sporca e a disagio, come quella con un suo professore universitario. I suoi fallimenti dipendono, probabilmente, dal suo strano rapporto con il sesso che le piace ma, al tempo stesso, genera in lei un senso di vergogna che non sa spiegarsi. Quando incontra Daniel, una persona buona, affettuosa e affidabile, le cose finalmente sembrano mettersi per il meglio, al punto da arrivare ad un passo dal matrimonio, ma, anche in questo caso, i suoi “blocchi” emotivi avranno il sopravvento.

Il culmine del suo dolore e, al tempo stesso, il trauma che le consentirà di rimuoverne le cause sarà il riavvicinamento con JoAnn, i cui ricordi l’aiuteranno a comprendere l’antica origine dei problemi famigliari legati al padre e riaffiorati alla memoria della sorella uno dopo l’altro, in tutto il loro orrore. Anche Becky ora ricorda, ma si rifiuta di affrontare l’argomento, mentre la madre, messa al corrente degli ultimi eventi nega ogni cosa, difendendo un marito che non ha mai amato e infuriandosi, addirittura, per queste rivelazioni che potrebbero turbare la sua vita con Jim, il nuovo compagno, ignorando completamente quelle dei suoi figli. Questa serie di eventi permetterà anche alla mente di Monica di rimuovere il proprio blocco e lasciar riaffiorare anche i suoi ricordi, in una situazione del tutto differente da quella di JoAnn, anche se con lo stesso risultato e lo stesso colpevole. Riemersa completamente l’orribile verità, tutto ha, infine, un senso: i rapporti familiari deviati e perversi hanno condizionato e quasi distrutto, in misura diversa, la vita dei quattro fratelli: che ne sarà di JoAnn, Becky, Jamie e Monica?

E’ un libro che prende da subito, una storia vera narrata in prima persona con scorrevolezza, che lascia sgomenti nella sua cruda realtà poiché conferma come spesso “l’orco” si nasconda in famiglia, proprio laddove ogni bambino dovrebbe essere al sicuro, amato e protetto. Viene spontaneo abbracciare idealmente la piccola Monica, smarrita e indifesa con i suoi fratelli, nel tentativo di sfuggire ai ricordi impegnandosi in imprese di ogni tipo e nella precoce consapevolezza che l’unica persona su cui poter contare per salvarsi fosse se stessa. La sua volontà di sopravvivenza, attivando quei meccanismi di difesa che a volte sviluppano le vittime, sarà più forte dei soprusi subiti, delle relazioni inter familiari malate, delle patologie e dei processi mentali che inducono persino a fare del male ai propri congiunti? E’ certo che, sebbene certi fatti non dovrebbero mai accadere e nonostante continueranno a succedere, con molta fatica e sofferenza, esiste sempre la possibilità di spezzare la spirale di un destino che sembra già scritto.

Antonella Ferrari

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Monica Halloway, In viaggio con i morti, TEA Edizioni, Milano, 2009, p. 355, euro 10,00.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2016 da in Libri, Narrativa, Recensioni, Storie vere con tag , .
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