Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Glenn Cooper, Il marchio del diavolo

Il newyorkese Glenn Cooper inizia a scrivere negli anni novanta, dopo aver intrapreso percorsi professionali di tutt’altro genere, che includono due lauree in archeologia e medicina e la presidenza di un’azienda di biotecnologie. Il suo primo romanzo, pubblicato in Italia nel 2009 con il titolo “La biblioteca dei morti”, narra della scoperta di una misteriosa biblioteca sotterranea ricca di testi medievali dal contenuto funesto. Molte delle opere di Cooper, del resto, sono ambientate in luoghi d’importanza storica ed inserite nella cornice degli eventi ad essi legati, in molti casi con il riferimento a personaggi realmente esistiti.

Le sue scelte stilistiche vengono spesso messe a confronto con quelle di Dan Brown, scrittore di best-sellers di livello mondiale, soprattutto a causa del comune interesse per il genere del thriller storico. Ad esso appartiene questo suo quarto romanzo, dal titolo “Il marchio del diavolo”, caratterizzato da salti temporali che collegano vicende accadute nel 2000 ad altre verificatesi nel 1139, passando attraverso altre epoche.

La protagonista è una suora (scelta indubbiamente coraggiosa), Elisabetta, in passato esperta archeologa, che si ritrova al centro di un’intricata vicenda ambientata a Roma con fulcro a Città del Vaticano, in occasione del conclave per l’elezione del nuovo Papa. Il prologo con cui si apre il libro riporta, tuttavia, ad un altro evento avvenuto nel 1139 nella notte in cui era prevista un’eclissi totale di Luna osservata dal vescovo inglese Malachia, invitato presso il Palazzo Apostolico Lateranense da Papa Innocenzo III. Il porporato, che è anche astrologo, è al corrente di un evento eccezionale che sarà confermato proprio quella notte, permettendogli di vaticinare la sua profezia. La scena successiva si svolge sempre a Roma ma nell’anno 2000: Elisabetta Celestino riceve una mail inviatale da un suo ex docente di Archeologia, De Stefano, col quale aveva avuto un contrasto a causa di una ricerca effettuata, per la sua tesi di laurea, presso le catacombe di San Callisto, bruscamente fatta interrompere dalle “alte sfere” del Vaticano per ragioni oscure. L’uomo le chiede un incontro e ciò scatena nella suora dolorosi ricordi legati a quell’episodio e, più in generale, al suo passato.

Con la consueta capacità descrittiva di ambienti e personaggi, Cooper dipana un appassionante intreccio di vicende legate agli scavi delle catacombe, interrotti anni prima e ritornati ora all’attenzione della Santa Sede e degli studiosi per l’eccezionale ritrovamento portato alla luce da una leggera scossa di terremoto. De Stefano, su incarico dell’arcivescovo Luongo, sceglie proprio Elisabetta, che aveva studiato a lungo ed accuratamente quei siti archeologici, per esaminare quanto emerso, facendo affidamento sulla sua massima riservatezza, anche in virtù dell’abito indossato a causa di una tragedia abbattutasi sulla sua vita.

Gli altri protagonisti della vicenda sono personaggi di diversa rilevanza e tutti poco sviluppati: Carlo, il padre di Elisabetta, vedovo in pensione, il fratello Zazo, entrato nel corpo della Gendarmeria del Vaticano, la sorella Micaela, psicologa, e Gian Paolo Trapani, responsabile di tutte le catacombe dell’Appia Antica, incontrato dalla donna durante il primo sopralluogo con De Stefano nel sito della scoperta. Quest’ultima risulta essere un colombario risalente ai tempi di Nerone, occultato dalle catacombe costruite successivamente, sulle cui mura la studiosa nota “una serie di nicchie a cupola scavate nel cementizio; molte contenevano urne funerarie” ma ciò che la colpisce maggiormente sono dei segni tracciati su un pannello liscio di intonaco chiaro che rappresentano simboli astrologici: l’intero zodiaco, i pianeti, “un circolo di immagini”. La vera, clamorosa scoperta è però nascosta sotto un telo sul pavimento: qualcosa di sconvolgente e sconosciuto, da occultare con determinazione all’opinione pubblica. In qualche maniera questa porterà ai veri “cattivi” della narrazione ossia dei “Lemuri”, condizionati dalla propria coda, ma il perché è il succo del romanzo e va lasciato scoprire al lettore.

Da questo momento i misteri si susseguono l’uno dopo l’altro, intrecciandosi alle vicende presenti e passate di Elisabetta, le cui indagini la portano a contattare lo studioso Peter Michael Gunther, un medico che opera presso l’Istituto di Patologia dell’ospedale universitario di Ulm, per un articolo da lui pubblicato collegato al ritrovamento nel colombario romano. Sullo sfondo operano anche oscuri personaggi capaci di qualunque cosa, come Aldo Vani, Kreck e Mulaj, collegati sia al passato di Elisabetta, sia all’attuale scoperta, che tessono trame occulte per raggiungere i loro obiettivi, eliminando dalla propria strada ogni ostacolo, anche “umano”, e senza alcuno scrupolo.

Grazie ad un flash-back la scena si sposta molto indietro nel tempo, all’anno 37 d.C., ai tempi dell’Imperatore Caligola, predecessore di Nerone, per rievocare il tremendo evento legato al colombario. Tali “salti nel tempo”, che si ripetono costantemente nel romanzo e mostrano la ricca conoscenza storica dell’autore, richiedono al lettore altrettanta costanza e attenzione per non perdere il filo del racconto. Infatti, ben presto la scena si sposta nuovamente, questa volta a Cambridge, nell’anno 1584, l’epoca di Marlowe, la cui pregiata opera, il “Faust” risulta anch’essa strettamente correlata con quanto ritrovato nel colombario, in particolare per ciò che concerne i simboli astrologici dipinti sulle pareti, importante chiave per la comprensione del mistero che aleggia sul luogo. Nel presente, invece, si verifica l’unico colpo di scena del romanzo: il colombario è stato completamente svuotato, la sensazionale scoperta è sparita ed il professore ne ritiene responsabile Elisabetta con cui conclude la collaborazione. Ora la donna si trova in pericolo e, dopo aver informato degli eventi il fratello Zazo determinato a proteggere anche i suoi familiari e le consorelle, è costretta a nascondersi.

Sullo sfondo della narrazione troneggia il conclave, con il via vai dei cardinali dal Vaticano in vista dell’elezione del nuovo Pontefice, un altro degli eventi che si collega al mistero del colombario. Negli ultimi capitoli del romanzo entra in scena Padre Tremblay che accompagna Elisabetta negli archivi sotterranei del Vaticano per permettere alla donna, ormai troppo coinvolta, di continuare le sue ricerche. In queste pagine gli eventi si fanno concitati e le azioni frenetiche: rapimenti, attentati, inseguimenti, l’avventurosa elezione del nuovo Pontefice, per giungere ad un finale “aperto” in cui il male non è del tutto annientato: il mistero del colombario è svelato, suor Elisabetta ne ha districato i complicati intrecci ma rimane la possibilità che il piano malvagio ai danni della Chiesa prima o poi possa essere attuato, confermando l’antica profezia di Malachia.

Un libro che soddisferà gli amanti del thriller storico in stile Cooper, anche se non è uno dei suoi migliori: articolato (ma con una trama generale non complessa), ben scritto (ma con un linguaggio più filmistico che letterario) e documentato dal punto di vista archeologico e storico (naturalmente, immersi nella “fiction”), piuttosto “faticoso” nella lettura che procede verso un finale “buttato un pò lì”, in maniera sbrigativa. Perfetto per chi ha sempre sognato di viaggiare nel tempo senza, però, eccessivo sforzo.

Antonella Ferrari

Il marchio del diavolo

Glenn Cooper, Il marchio del diavolo, Mondadori, Milano, 2011, p. 416, euro 15,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2016 da in Archeologia, Libri, Narrativa, Recensioni, Storico, Thriller con tag , , , .
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