Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Angie Fenimore, Oltre le tenebre

Angie Fenimore è l’autrice, praticamente sconosciuta, di un unico libro che ha però ottenuto un considerevole successo a causa del particolarissimo tema trattato, una “scioccante testimonianza” da lei riportata come assolutamente autentica e, sotto certi aspetti, illuminante per coloro che credono in una realtà al di là di quella conosciuta. Casalinga americana, madre e moglie, si ritrova a vivere un’esperienza singolare scaturita dalla depressione e dalla frustrazione di un’esistenza divenuta insopportabile a causa dei tremendi segreti sepolti nel suo passato ma dalla quale è successivamente riuscita a ricavare un importante insegnamento che le permetterà di superare tutte le sue angosce e di ritrovare il gusto per la vita.

Nella prefazione, Betty J. Eadie, nota scrittrice appassionata di tematiche quali la vita spirituale e quella ultraterrena, si augura che con questo libro i lettori possano scoprire “qualche verità in più sulla luce” e imparino “quell’amore” che ha riportato l’autrice “sana e salva alla luce e all’amore di Dio”. Ad essa segue il prologo della Fenimore in cui descrive “quel terribile stato d’animo al quale sono arrivata a pensare come ad un ciclo” che era solito condizionarle l’esistenza in un preciso periodo dell’anno, tra gennaio e giugno. Durante queste “crisi” Angie tentava di scacciare i tremendi ricordi che affioravano alla sua memoria, seppellendoli nell’inconscio, ma questi restavano latenti nella sua mente, avvelenando i suoi giorni. Nemmeno la psicanalisi riusciva ad aiutarla: “i miei terribili segreti erano sepolti dentro di me a una tale profondità da rendere la vita quotidiana una realtà quasi parallela e interamente scissa rispetto al mio mondo interiore”. In realtà Angie, fin da piccola, era convinta di vivere in due “mondi” differenti, uno dei quali di natura, addirittura, extra-terrestre, fino a giungere alla conclusione che il “male” fosse invece dentro di lei, come parte integrante della sua persona. Da tale persuasione proviene “la decisione delle decisioni”, nel gennaio del 1991, di percorrere l’unica “via d’uscita” che potesse porre risolutivamente fine al male interiore che la divorava.

Significativo l’inizio del primo capitolo, nel quale la scrittrice afferma di essere stata “colpita dalla sensazione di pagare le conseguenze di problemi” che avevano afflitto “per intere generazioni” la sua famiglia. Angie era nata in Arizona, a Phoenix, in una piccola roulotte ed era molto legata al padre che le elargiva quelle manifestazioni affettuose a lei negate, invece, dalla madre e, successivamente, dalla nonna. Ma le due donne, ritenendo che il padre la viziasse troppo, avevano preteso di occuparsi in via esclusiva dell’educazione della piccola, la quale aveva preso l’abitudine di scivolare via di notte e di andarsene in giro come se avesse cercato “di sfuggire alla vita fin d’allora!”. I compagni d’infanzia di Angie erano due amici immaginari, Ega ed Ebber, mentre il terzo era la sua “copertina”, almeno fino alla nascita di Toni, sua sorella; da quel momento Ega ed Ebber erano scomparsi ma le restava ancora la sua copertina “spessa e rossa”.

La scrittrice narra con semplicità e chiarezza la storia della sua vita coinvolgendo il lettore negli stati d’animo che accompagnano la sua crescita. Ad esempio, il primo impatto con il mistero della “morte” avviene quando perde Carrie, una cugina malata di cuore deceduta durante un intervento. Il fatto lascia Angie stupefatta, poiché non riesce a comprendere cosa significhi morire: è forse non rivedere mai più la sua cuginetta? E perché? La madre di Angie reagirà al tragico evento aggrappandosi alla religione e portando le figlie in chiesa ogni domenica, cosa che procurerà a lei e alla sorellina un senso “di pace e di sicurezza” e farà loro comprendere il valore della preghiera. Ma questo precario equilibrio verrà presto mutato dall’incontro con il dottor Reyfield, un terapeuta di Las Vegas che cura le fobie dei suoi pazienti portandoli in ritiro sulle montagne, anche per un intero anno. Con immenso dolore del marito e delle figlie, infatti, la madre di Angie deciderà di seguire quell’uomo in uno dei suoi ritiri, durante il periodo estivo, e la bambina saluterà la sua mamma cedendole il suo più grande tesoro: la copertina.

A questo punto della narrazione l’autrice racconta della vita a tre con il padre e la sorella, non più regolare e scandita dalle rassicuranti consuetudini di prima, sconvolta dalla mancanza della madre al punto da costringere Angie ad andare a vivere con dei parenti a Indianapolis, dove inizierà a condurre un’esistenza dissoluta almeno sino all’intervento paterno.

Dopo varie vicissitudini, ritroviamo una Angie adulta e sposata con Richard, anche lui reduce da un’infanzia difficile ma che aveva saputo riscattarsi grazie ad un lavoro nelle forze armate. Quando arriva un figlio, Alex, tutto sembrerebbe finalmente andare a posto per la donna ma così non è, perché vi è in lei qualcosa che la spinge a forti scatti d’ira e manie distruttive, che esasperano Richard, fino ad abbandonare il tetto coniugale portandosi via il bimbo per tornare all’infelice vita precedente. Su forti insistenze del marito, Angie torna a casa e mette al mondo un altro figlio, Jacob, ma la situazione non cambia: la donna, infatti, è sempre ossessionata dai suoi ricordi latenti ai quali reagisce con furore, vergognandosi di sé e compromettendo seriamente il suo matrimonio. Neanche il confronto con un sacerdote molto attento e comprensivo riesce a scuoterla dal livore contro la sua persona ed il mondo intero. Il trasferimento di Richard in una base giapponese, a Okinawa, favorisce un loro riavvicinamento, soprattutto per il bene dei figli, ma Angie deve fare sempre i conti con il “ciclo” stagionale di depressione che torna a riassalirla con i consueti sintomi. Purtroppo, neanche stavolta la donna riesce a farsi aiutare: esce di casa da sola e vagabonda per tutto il giorno mettendo in ansia marito e figli, continuando a chiedersi il motivo di tanta crudeltà anche verso i suoi cari. Angie si rende conto che l’unico modo per superare il problema è quello di affrontare una volta per tutte i suoi strazianti ricordi ma, come riferisce l’autrice: “io non ci riuscivo, la mia psiche non era semplicemente pronta ad assumersi quel fardello”, mentre, durante la narrazione, esamina in modo profondo e consapevole le sue problematiche mentali, riuscendo a darne un quadro completo.

A questo punto s’insinua in lei il pensiero terribile di non poter più sostenere un’esistenza tanto tormentata: siamo alla mattina del sette gennaio 1991 ed Angie se ne sta distesa per quasi tutto il giorno, nonostante il marito cerchi di scuoterla ed aiutarla; di notte si rifiuta di salire a dormire con lui e resta sul divano da sola, meditando sul gesto che sta per compiere. Scrive una lettera d’addio alla famiglia, essendo ormai giunta alla conclusione di poter “finalmente smetterla di fingere”, accettandosi per ciò che è in realtà ossia “una persona spiritualmente morta, amareggiata, logorata”.

Negli ultimi capitoli del libro, Angie racconta il suo “passaggio” in un’altra dimensione, durante il coma seguito al tentato suicidio, dove affronta una serie di esperienze che è certa di aver realmente vissuto e che descrive con ricchezza di particolari. Ad esempio, riferisce di avere avuto ancora il potere di decidere se “restare” o “andare”, racconta dei luoghi che attraversa, delle persone che incontra e di tante altre visioni fino all’arrivo in un posto sconvolgente, abitato da personaggi inquietanti. Ciò la induce a riflettere sul confronto luce/tenebre e ad indagare il senso della sua esistenza: “il giorno in cui morii, compresi il modo giusto di imparare”.

Dopo il suo ritorno alla vita, Angie ha molto esitato prima di raccontare la sua storia, a causa dello scetticismo e dell’incredulità che certamente avrebbe suscitato, pur tuttavia ha poi scelto di farlo per confutare la falsa credenza che “il suicidio possa rappresentare una liberazione dai problemi” e per far sapere che “anche attraverso le tenebre del momento finale, se soltanto siamo desiderosi di credere, nessuno di noi dovrà camminare da solo”. Al di là delle considerazioni di carattere religioso, è un libro che si può leggere per pura curiosità, per sincero interesse oppure semplicemente per cercare di capire qualcosa in più su sé stessi e sui meccanismi mentali che certi traumi scatenano, finendo col condizionare negativamente la vita di un individuo, impedendogli di viverla, per quanto possibile, in modo sereno, semplicemente contento di essere al mondo.

                                                                                                                                        Antonella Ferrari

oltre le tenebre

 Angie Fenimore, Oltre le tenebre, Sperling & Kupfer, Cles (Tn), 1999, p. 148, euro 12,65.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 18 luglio 2016 da in Libri, Narrativa, Recensioni, Storie vere con tag , .
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