Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Elizabeth Peters, La sfida della mummia

Nel panorama letterario internazionale contemporaneo suscita un interesse sempre crescente il genere del giallo archeologico con implicazioni nell’ambito della storia e sconfinamenti nel mistery, che offre al lettore trame avvincenti ambientate in un quadro storico e geografico ben definito, ricco di dettagli ma anche intriso di suspense.

Tra gli autori più interessanti all’interno della categoria va citata Elizabeth Peters, pseudonimo di Barbara Louise Gross (1927-2013). Dopo la laurea all’Università di Chicago, un master e un dottorato di ricerca in Egittologia, scrive numerosi romanzi, tradotti in sedici lingue, ambientati in questo Paese tanto ricco di mistero e altrettanto amato, alcuni prevalentemente di genere storico ma la maggior parte gialli, anche con gli pseudonimi di Barbara Michaels e Barbara Mertz. Vince alcuni importanti premi internazionali per la narrativa con opere che riflettono la sua grande passione per l’archeologia, molte delle quali hanno per protagonista proprio una professionista del settore, Amelia Peabody, perennemente impegnata nelle sue ricerche ed invischiata in misteri appassionanti dei quali riesce sempre a venire a capo.

In “La sfida della mummia” Amelia, giovane e vivace archeologa nata nell’Inghilterra vittoriana, unica (ed ultima) donna di una famiglia di quasi soli uomini, decide di utilizzare la propria eredità per regalarsi il viaggio in Egitto a lungo bramato, sia da lei, sia dal padre che lo aveva realizzato solo attraverso i libri, assieme all’amica Evelyn, conosciuta a Roma mentre, povera e sola, aveva appena perduto tutti i suoi averi a causa di un amore sbagliato. La ragazza le racconta la propria storia e Amelia la prende sotto la sua protezione, rivestendola da capo a piedi e portandola con sé nel programmato viaggio alla volta di Alessandria. Le due donne, giunte al Cairo, alloggiano nello splendido hotel Shepheard prima di avventurarsi sul Nilo per una crociera alla scoperta di siti archeologici meno noti e, nel frattempo, vista la difficoltà a trovare un’imbarcazione che possa servire allo scopo, visitano la città con i suoi splendidi dintorni, i tesori archeologici, le piramidi ed il museo di Bulaq, diretto dal francese Monsieur Maspèro, amico del padre di Amelia. Là fanno conoscenza con i fratelli Walter e Radcliffe Emerson, il primo, il maggiore, burbero ma coraggioso, il secondo con un carattere opposto, entrambi archeologi appassionati dell’antico Egitto, le cui vicende s’intrecceranno, in seguito, con quelle di Amelia ed Evelyn.

La narrazione prosegue con un linguaggio senza inceppature, appassionante e venato da un sottile umorismo all’inglese che è poi il tratto distintivo dei romanzi della Peters, oltre alla sua protagonista: volitiva, colta, ironica (dote che presuppone sempre un’acuta intelligenza) ma “zitella”, la cui figura emerge su una trama un po’ prevedibile e sugli stereotipi collaudati della mummia che avanza a braccia tese. E’ Amelia, infatti, ad introdurre il lettore nel mondo misterioso dell’antico Egitto che emerge dal passato, attraverso le varie tappe del suo viaggio. Iniziata finalmente l’avventura sul Nilo a bordo di un battello comandato dal capitano Hassan, la battagliera archeologa si ritrova ad affrontare discussioni e scontri proprio con quest’ultimo che non approva le località nelle quali la Peabody intende fare tappa. Una di queste è Beni Hassan, le cui tombe “risalivano all’epoca di Sesostri III (dodicesima dinastia)”, un sito giudicato dalle due donne assolutamente da visitare per il suo enorme valore storico dove, una volta approdate, devono fare i conti con una realtà sociale veramente impressionante: quella di un villaggio misero, con gruppi di bambini sporchi e spesso malati che si accalcano sul pontile e venditori ambulanti che propongono come souvenir mani staccate dalle mummie e “persino mummie intere”!

Seppur inorridite, le due viaggiatrici proseguono verso la necropoli che “si rivela di profondo interesse anche per i turisti non appassionati”, affascinati da dipinti e geroglifici raffiguranti le attività svolte in vita dal defunto, che adornano le pareti delle tombe, sepolcri senza sorveglianza, profanati di continuo dai trafficanti di reperti e dalle razzie dei turisti in cerca di souvenir, come nota Amelia con sgomento e irritazione. La sosta successiva del battello sarà Haggi Qandil, “l’antica città del sovrano eretico Amenofi IV”, anche se non sarà facile per il capitano Hassan raggiungere quella meta a causa del vento contrario, sul quale, però, prevarrà l’ostinazione della protagonista determinata a giungere a destinazione. Si tratta di un “tipico villaggio egiziano” con stradine strette e bordate di rifiuti, in cui le due donne incontrano, inaspettatamente, i fratelli Emerson che le hanno precedute nella zona destinata alla necropoli. Ma, presso una delle tombe, Amelia ritrova Radcliffe disteso ed in preda alla febbre, che salva con cure assidue e intense grazie al chinino che porta sempre con sé per le emergenze. L’archeologo sembra riprendersi e le rivela di aver scoperto una parte del palazzo reale di Amenofi IV, in particolare un pavimento pregiatissimo, ed altre tombe della sua corte. Gli scavi effettuati da un gruppo di operai, con a capo Abdullah, accampati sul posto, riporteranno alla luce la pavimentazione dipinta in modo meraviglioso, con colori vivaci ed immagini splendide, conservata miracolosamente intatta, come constaterà la stessa Amelia recandosi sul sito. Ma questo accampamento è anche il luogo in cui avverranno, nottetempo, strane apparizioni come la mummia di un sacerdote, che “ferma in piedi, sembrava emettere lei stessa una debole luce; le sue mani bendate, alzate come in atteggiamento d’invocazione, somigliavano ai moncherini di un lebbroso”. Il maggiore sospettato di quella che Amelia ritiene sia una messinscena sarebbe proprio Abdullah, forse pagato da qualcuno che ha interesse a mandare via gli intrusi inglesi e farli desistere dal proseguire gli scavi ma Walter è fermamente convinto che, durante la notte in questione, il soggetto non si sia mosso dal villaggio.

A questo punto del racconto le vicende si complicano con l’ingresso nella storia di Lucas, un cugino di Evelyn già incontrato al Cairo, che cerca a tutti i costi di riportarla in patria con l’obiettivo apparente di sposarla e che, a suo dire per errore, spara a Walter, del quale Evelyn è invaghita, ricambiata. Amelia, invece, non fa che scontrarsi di continuo con Radcliffe per le insanabili divergenze di vedute. Inoltre, si verifica un’ulteriore apparizione della mummia, questa volta affrontata da Lucas che ne ha la peggio o almeno così sembrerebbe, osservata in modo ravvicinato da Amelia ed Evelyn, dall’equipaggio del battello atterrito dalla visione, e da Hassan che, invece, mantiene un atteggiamento imperturbabile. L’idea di Amelia e di Radcliffe rimane, però, che si tratti di una farsa architettata per loschi scopi mentre continuano le apparizioni, accompagnate da altri colpi di arma da fuoco di provenienza incerta, ed il mistero si infittisce sempre di più, fino alla conclusione e alla risoluzione del caso.

E’ un romanzo piacevole le cui vicende, pur intricate, si seguono con facilità grazie alla scrittura accattivante della Peters che rende molto efficaci le descrizioni degli scenari e dei siti archeologici, così come delle tecniche di scavo per ritrovare i reperti, dispersi a causa del traffico illecito e di uno sciacallaggio che ha causato la devastazione delle tombe e degli stessi manufatti di valore incalcolabile. La Peters riporta nella narrazione la testimonianza delle scoperte realizzate alla fine dell’Ottocento, con la nascita del Museo Archeologico sotto la direzione francese (1880), come il pavimento decorato, ed anche di alcuni personaggi realmente esistiti, come precisa l’autrice nella nota finale.

Una lettura, certamente, di svago ma anche di interesse culturale, tra denuncia e incursioni nel soprannaturale, che non stanca né annoia, anzi, diverte dalla prima all’ultima pagina.

Antonella Ferrari

La sfida della mummia

 Elizabeth Peters, La sfida della mummia, Editrice Nord, Milano, 2004, p. 306, euro 16,50.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 13 giugno 2016 da in Archeologia, Giallo, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , .
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