Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Raymond A. Moody jr, Paul Perry, Ricordi di altre vite

Raymond A. Moody jr, docente universitario e psichiatra, è conosciuto soprattutto come esperto di NDE, un acronimo che sta per “Near Death Experience” ossia esperienze in prossimità della morte, cui si è appassionato in seguito ad eventi ai quali ha assistito personalmente, che lo hanno spinto ad indagare più a fondo, rilevando numerose testimonianze in merito. Queste ultime sono state raccolte e descritte minuziosamente, esaminate e confrontate in diversi suoi libri, come, ad esempio: “La vita oltre la vita” e “L’ultimo sorriso”, e sono il risultato di una tecnica di studio mentale che è l’ipnosi, poco utilizzata in Italia ma molto apprezzata negli Stati Uniti, attraverso la quale è possibile regredire nel tempo, fino addirittura a giungere a rivivere epoche passate e, quindi, vite precedenti.

In “Ricordi di altre vite” Moody riporta proprio le numerose testimonianze di pazienti che, attraverso l’ipnosi, hanno potuto rivivere il ricordo delle emozioni provate quando sulla Terra esistevano in altri corpi, allo scopo di risolvere problemi angoscianti appartenenti alla vita attuale. Nella stesura del libro ha collaborato con Paul Perry, docente di scrittura creativa a Londra e a Dublino, giornalista documentarista e coautore con lo psichiatra di diversi saggi sui medesimi temi.

Nella prefazione l’autore inizia col porre due domande: “Siamo già vissuti in passato? Vivremo ancora in futuro?” e, per poter dare una risposta, oltre ad accennare alle credenze induiste, spiega come nella sua esperienza di medico abbia applicato il metodo della regressione in molti casi da lui seguiti, specificando che “la regressione ipnotica è un’ardua serie di domande e risposte tra soggetto e terapeuta, che si verifica mentre il soggetto è profondamente ipnotizzato”. L’autore, però, precisa di non avere la persuasione che esistano altre vite ma, semplicemente, di limitarsi ad osservare e riportare i fatti così come li ha vissuti direttamente con i suoi pazienti, in modo che ognuno possa trarne le proprie personali conclusioni.

Nei capitoli successivi il libro presenta, dunque, tutta una serie di casi clinici curati da Moody con l’ipnosi regressiva, a partire da se stesso. Venuto a conoscenza della tecnica dal dottor Ian Stevenson, professore presso l’Università della Virginia, e poi dalla dottoressa Diana Denholm, fu da quest’ultima sottoposto a regressione scoprendo nel suo “passato remoto” ben altre nove vite, che egli illustra ai lettori con chiarezza e dovizia di particolari. Racconta, ad esempio, di essersi ritrovato nell’era primitiva, poi di essere stato un’artista di sesso femminile in oriente, quindi, di aver vissuto nel deserto e di essersi incarnato persino in un nobile dell’antica Roma: tutte esperienze rivissute durante l’ipnosi con un realismo eccezionale, come fatti che accadono mentre vengono rievocati.

Sono poi proposte le testimonianze, raccolte direttamente dall’autore durante le terapie regressive, di pazienti che soffrono di fobie, angosce, paure apparentemente immotivate, che vivono male proprio perché, essendo “bloccati” da tali ostacoli mentali, non riescono ad affrontare le varie problematiche dell’esistenza. Ne conseguono enormi difficoltà nei rapporti sociali, nelle attività relazionali, quindi sia nella vita privata, sia in quella lavorativa. Le cure tradizionali non hanno sortito alcun effetto su questi soggetti, pertanto al problema di base si aggiunge la depressione per la mancata autorealizzazione e per l’incapacità di vivere pienamente e con soddisfazione le proprie esperienze.

Nel libro Moody espone le sue conoscenze circa i vari usi della terapia regressiva, sottolineando quanto potere, ad oggi ancora in massima parte sconosciuto, abbia la mente umana che è in grado di influenzare lo stato fisico del corpo, aggravando o migliorando stati di malessere e malattie vere e proprie. Il cervello è la sede dell’inconscio, una parte inesplorata ma fondamentale nel condizionare il comportamento umano, ed è precisamente per sondare questo terreno così particolare che Moody ha deciso di basare le sue terapie sull’ipnosi regressiva: molti ricordi dimenticati finiscono proprio in quella zona oscura della mente e, se non sono opportunamente stimolati, non riusciranno a riemergere per rimuovere il “blocco” psicologico che impedisce la guarigione.

Sono temi affascinanti che indubbiamente catturano l’attenzione del lettore, anche di quello meno informato, spingendo a “sapere di più”, a cercare di comprendere questi meccanismi psicologici in grado o meno di facilitare l’esistenza. Per Moody è essenziale considerare che “le storie e le immagini di cui sono costituite le regressioni possono essere la metafora di come la gente si vede: se analizzate a fondo, possono aiutare il terapeuta a capire il paziente e il paziente a capire se stesso”.

Nell’ultima parte del libro l’autore si pone alcune domande molto significative circa il fenomeno che si presenta durante il sonno ipnagogico: “la regressione è la prova di una vita antecedente?” ed ancora “che si tratti di ricordi occulti?”. Soprattutto, prende in considerazione la possibilità di interpretazioni più “scientifiche”, affermando che “spesso si spiega l’esperienza regressiva come un fenomeno di criptomnesia o di xenoglossia, due parole che indicano il richiamo di ricordi nascosti nel profondo della mente”, come se l’inconscio fosse “un immenso deposito di informazioni” delle quali abbiamo completamente perso coscienza e pertanto, nel rievocarle, abbiamo l’impressione di viverle per la prima volta.

Un capitolo di particolare interesse è quello dedicato alla descrizione degli effetti dell’ipnosi, in particolare i due paragrafi dal titolo: “ipnosi non significa perdita dell’autocontrollo” e “la logica della trance ed altri sintomi”. Successivamente, viene trattato il tema delle “istanze straordinarie”, in cui si chiarisce che il fenomeno della regressione non è una tecnica attraverso la quale si possa scientificamente provare che si siano realmente vissute delle esistenze precedenti ma, pur tuttavia, almeno dimostrare che qualcosa di straordinario avviene nella mente umana messa in determinate condizioni. Infine, Moody spiega come realizzare l’autoipnosi che, seppure non consigliabile, può essere utile a coloro che temono di perdere il controllo durante la terapia regressiva e può servire ai fini dell’autoconoscenza.

In definitiva, l’autore può essere quindi considerato un cauto osservatore e sperimentatore di questa forma di terapia; infatti, pur riportando fedelmente i casi da lui seguiti, come già rilevato, non azzarda affermazioni scientifiche comprovate e certe, limitandosi a trarre le sue conclusioni ed offrendo ai lettori, attraverso i suoi libri, una vasta gamma di testimonianze che ciascuno può interpretare secondo il proprio intendimento personale. Ciò che più conta è il beneficio che, al termine di questo tipo di terapia, i pazienti hanno evidentemente dimostrato di averne ricavato e questo è il risultato più ambito da chi opera in un settore della medicina così complesso e delicato come quello psichiatrico.

ANTONELLA FERRARI

Ricordi di altre vite

Raymond A. Moody jr, Paul Perry, Ricordi di altre vite, Mondadori, Milano, 1990, pp. 226, euro 13,50.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 febbraio 2016 da in Libri, Psicologia, Recensioni, Spiritualità con tag , .
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