Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Lyall Watson, La vita segreta delle cose

Lyall Watson (1939-2008) è nato in Africa ed ha vissuto in Olanda ed in Germania, laureandosi poi a Londra in biologia marina, antropologia e comportamento animale ed ha scritto numerosi saggi di cui alcuni non prettamente “scientifici” in quanto affrontano tematiche molto particolari. Ne “La vita segreta delle cose”, un libro che sicuramente incuriosisce sin dal titolo, viene trattata una di queste, infatti, l’autore, pur essendo uno scienziato a tutti gli effetti, presenta una visione della materialità molto differente da quella abitualmente considerata. Come spiega nell’introduzione, Watson parte dal concetto che anche gli esseri inorganici abbiano una “vita propria”, ossia caratteristiche simili a quelle degli esseri viventi, precisando che “questo è un libro inusuale perché sono assenti la matrice biologica e la ricerca scientifica che hanno caratterizzato i miei lavori precedenti”. E, in effetti, fin dal primo capitolo sulla natura delle cose, l’autore pone in essere alcune teorie relative al mondo degli oggetti che certamente suscitano non poche perplessità in chi legge. Intanto, comincia col supporre che intorno ad ogni cosa ci sia come un alone energetico che, addirittura, porterebbe a ritrovarle se smarrite dal proprietario; descrive episodi riguardanti oggetti persi e poi “ricomparsi” anche dopo anni e “senza sforzo cosciente della persona”, come se tra essi ed il possessore si fosse creato un legame “attrattivo” che prima o poi li porta a “riunirsi”. Tali teorie partono da una sua analisi della vita e di come può essere definita che continua nelle pagine seguenti: la più accreditata tra esse, secondo Watson, è quella di Cairns-Smith che sembra confermare la sua ipotesi per la quale “il nostro essere è molto più coinvolto con il mondo inorganico di quanto potevamo pensare in altri tempi”. A supporto di ciò che afferma, nei capitoli successivi lo studioso porta a conoscenza dei lettori numerosi fatti avvenuti in tutto il mondo aventi come protagonisti non esseri umani ma “cose”, come le pietre (la pietra sacra dell’Islam, le pietre di Cotswold Hills che pare si muovano da sole, alcune pietre che cadono senza comprenderne la provenienza e tante altre) ed i cristalli, che hanno una storia molto particolare, oltre che proprietà specifiche e sperimentate. Sulle gemme gli aneddoti, anche storici, sono numerosi e Watson ne racconta diversi, così come sui metalli che pure avrebbero delle peculiari caratteristiche. Una delle parti più interessanti del libro parla delle effigi sacre e delle immagini dipinte in generale, che avrebbero “incorporato” le “energie inconsce” di chi le ha prodotte, condizionando, così, anche coloro che le osservano. Un altro paragrafo è dedicato alle “immagini riflesse”, che per Watson restano un vero e proprio enigma: gli specchi, infatti, avrebbero anch’essi straordinarie capacità che vanno al di là del semplice effetto riflettente in quanto sarebbero in grado di alterare la realtà ed influenzare chi vi si rimira. Molto interessante è il capitolo sei dal titolo “Dalle cose alle macchine”, che analizza l’evoluzione degli oggetti i quali, così come si è evoluto l’uomo, hanno seguito lo stesso sviluppo, trasformandosi in supporti utili o addirittura necessari per la vita umana. L’autore introduce, quindi, il concetto di “regno meccanico”, affermando che esso “come i regni animale e vegetale ha una sua dinamica interna con la tendenza a evolvere in particolari direzioni e una sensibilità alle pressioni ambientali…”. Sono teorie, ovviamente, che possono lasciare alquanto perplessi scienziati e pensatori ma che hanno una loro logica apparsa evidente alla riflessione di Watson: le macchine sono sì oggetti ma accompagnano l’uomo nel suo cammino evolutivo anche se non sempre con esiti soddisfacenti. Infatti, alcune di esse sono poi risultate non solo inutili ma addirittura dannose e, a questo riguardo, lo studioso propone vari esempi dai quali si evince che si è trattato di invenzioni non riuscite, definite “progressi contrastati”, i quali fanno pensare che “l’evoluzione dell’uomo e quella della macchina siano in conflitto per quanto attiene ai loro scopi”. Numerosi sono gli aneddoti e le testimonianze riportati, circa il ruolo delle macchine nella vita dell’uomo: navi, automobili, aerei, armi ed anche giocattoli e oggetti per lo svago, fino ai televisori ed ai computer. Nella parte conclusiva del saggio, infatti, Watson afferma che “le macchine non sanno ancora pensare, ma presto saranno in grado di farlo e non possiamo sicuramente bloccare un processo che si centuplica ogni venti anni”, asserendo anche umoristicamente che “l’unica cosa che i computer non potranno condividere con l’uomo, dato che non si riproducono come noi, è il sesso”. Segue un’analisi delle capacità evolutive dei computer nella quale Watson immagina il futuro di questi strumenti telematici, ipotizzando che essi un giorno influiranno anche spiritualmente sulla mente umana, attribuendo loro un enorme potere, visto già quanto e come vengono ormai utilizzati in tutto il mondo ed a tutti i livelli. Insomma, egli prevede che questi “mostri tecnologici” possano un giorno sostituirsi all’uomo e, nel finale dell’opera, proprio per evidenziare questa sua convinzione, scrive: “tutte le parole che ho usato in questo libro sono state scritte a mano, con mio diletto, su carta color oro e con inchiostro nero. E’ così che a me piace lavorare; ma con questo volume ho voluto anche prendere un nuovo orientamento”. Watson dichiara, comunque, di accettare l’uso del pc per procedere alla pubblicazione del saggio perché, secondo quanto afferma paradossalmente, “…voglio che i circuiti dei nuovi computer vengano a conoscenza dei segreti delle loro origini e della storia della loro vita”. In definitiva, “La vita segreta delle cose” è un libro piacevole da leggere, insolito nell’argomento, scritto con scorrevolezza nel linguaggio e con spirito umoristico nell’esposizione dei vari concetti ma non è da escludere che in esso qualche contenuto non sia affatto tanto “fantascientifico” come potrebbe apparire. Non siamo in grado di dire se le cose abbiano davvero una “vita propria” ma sappiamo bene che l’essere umano, in quanto da sempre dipendente da esse, sarebbe anche capace di lasciare “nelle loro mani robotiche” ogni propria incombenza, il che sarebbe un grave danno per le prospettive lavorative dei giovani d’oggi, i quali (e non solo i giovani) già usano e abusano dei sistemi informatici in ogni settore della propria esistenza, fino a non poterne fare a meno. E, dunque, sorgono i dubbi: che Lyall Watson non abbia del tutto sbagliato nell’attribuire un’anima pure alle cose? O forse, ancora peggio, dobbiamo pensare che siano gli esseri umani a non avere più l’anima e ad essere diventati (non tutti, per fortuna) come delle “cose”, nel senso che non si dà più molto spazio al sentimento ed alle capacità umane di operare anche con le proprie mani e con la propria mente?

Antonella Ferrari

La vita segreta delle cose

Lyall Watson, La vita segreta delle cose, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1995, pp. 303, euro 14,72.

                                                                                                         

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Questa voce è stata pubblicata il 28 settembre 2015 da in Saggistica con tag , , .
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