Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Odilon Redon, Il fachiro e altri racconti fantastici

Odilon Redon è un artista poliedrico: pittore, incisore e, anche se meno noto, scrittore, nato nel 1840 a Bordeaux e morto a Parigi nel 1916. Nella prefazione di Luana Salvarani, si legge come nei primi due ruoli, Redon abbia ricevuto molteplici e diverse influenze: dal romanticismo all’art nouveau, dal simbolismo all’astrattismo, mentre per la letteratura il suo punto di riferimento è Edgar Allan Poe (ma anche Baudelaire e Flaubert). La sua esperienza artistica, in generale, è caratterizzata da una forte attenzione per l’introspezione, da un tentativo di trasporre sulla tela o su una pagina la propria vita interiore, le inquietudini adolescenziali, i propri stati d’animo, sogni e visioni, come in una sorta di psicoanalisi ante litteram. Così come nelle proprie opere pittoriche, nelle quali l’artista riproduce il suo mondo onirico da un punto di vista formale, iconografico ma anche emozionale, con i contorni indefiniti tipici del sogno e un clima angosciante, altrettanto fa nei suoi scritti, come nel caso de “Il fachiro e altri racconti fantastici”. Si tratta di una raccolta di dieci racconti, culminanti in un’opera autobiografica dal titolo “Confidenza d’artista”, scritta nel 1913 all’età di settantatré anni, in cui l’autore racconta della propria arte con obiettività (“E siate certi che qui scrivo senza passione, senza nulla d’orgoglioso o di personale, ma col desiderio di cancellarmi”), delle influenze esercitate su di essa dai luoghi, dal tempo, come anche dalla materia impiegata per le proprie opere, dello splendore dei suoi “neri”, “agenti dello spirito”, molto più dei colori della tavolozza o del prisma. Sono, in realtà, racconti molto diversi tra loro per argomento (dalla guerra contro i prussiani al naufragio della nave La Réunion, sulla quale viaggiava la moglie), lunghezza (Il fachiro è il più lungo e definito) e struttura (dalla “linearità” di un racconto di viaggio al “reportage-pamphlet” di guerra), scritti in vari momenti della vita dell’autore. “Notte di febbre” è quello che richiama maggiormente i temi e le atmosfere sospese e tormentate di Poe (la paura “nasce in noi a suo tempo, quando ha voglia di tormentarci, se ne va quando vuole e la sua natura è incomprensibile. La sua fonte è nell’ombra, ovunque il nostro spirito sia alle prese col mistero”), ma anche la sua sintassi ricercata, nonostante quella di Poe sia più fluida e razionale, così come la costruzione del racconto. Gli scritti di Redon sono rimasti incompiuti e, nonostante quest’aspetto potrebbe rappresentare un “pregio per noi lettori di oggi”, tuttavia certamente non facilita la lettura di una narrazione di per sé complessa, poiché “nasce già ricca, forse sovraccarica, di risonanze letterarie”. Non soltanto, ma a rendere più complessa l’opera, vi è anche la difficoltà del passaggio dal francese all’italiano, che ha spesso richiesto delle interpretazioni e, per alcune situazioni, la scelta di lasciarle “nella loro provvisorietà o disconnessione”. Il modo migliore di accostarsi ai vari racconti è una lettura fluida, che eviti di andare alla ricerca di una trama o di elementi realistici (che l’autore disdegna), ma ne segua il flusso, assaporandone le atmosfere tardo romantiche e ricreandone le immagini nella mente. Al di là di questo e della volontà di scoprire una nuova immagine del geniale illustratore che ha realizzato lavori anche per Mallarmé, Baudelaire, Huysmans e Flaubert, è certamente una lettura non alla portata di tutti, per difficoltà e attrattive.

Fiorella Ferrari

Il fachiro

Odilon Redon, Il fachiro e altri racconti fantastici, Edizioni Medusa, Milano, 2012, pag. 143, euro 14,50.

© Pubblicato su “Conquiste del lavoro – Via Po” N°799 del 23/02/2013.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 settembre 2015 da in Narrativa, Racconti con tag , , , .
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