Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Giuseppe Pitrè, Il pozzo delle meraviglie

Probabilmente non tutti conoscono Giuseppe Pitrè, il più importante custode e studioso delle tradizioni popolari siciliane del XIX secolo, un “medico-scienziato-folklorista” che se ne andava in giro per la sua splendida isola, raccogliendo usanze, canti, proverbi, indovinelli, giochi e feste religiose ma soprattutto fiabe, dalla diretta voce del popolo, trascrivendole con estrema cura. Tale paziente lavoro ha portato alla realizzazione della monumentale opera in venticinque volumi della “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane” (1870-1913), a cui appartengono i quattro libri di “Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani” (1875). Eppure, il fatto che pochi sappiano di cosa si sta parlando, ne svela anche il limite: il linguaggio, ossia il dialetto siciliano, che ha reso questo materiale indecifrabile ai più ed ha tributato a Pitrè la definizione di “grande fantasma della fiaba italiana”, nonostante uno scrittore come Calvino (che nel selezionare le duecento fiabe italiane più significative ne ha prese dall’autore ben quaranta) abbia definito la sua raccolta “la più bella che l’Italia possieda”. Anche per questo motivo è nato l’imponente progetto editoriale di Donzelli Editore, in collaborazione con Fondazione Sicilia (che lo ha patrocinato ed ha offerto il contributo scientifico e finanziario), che consiste nella traduzione integrale delle fiabe in italiano moderno. Il libro è stato pubblicato in doppia edizione: la prima, in quattro volumi, con il testo in siciliano a fronte, ha per titolo “Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani” (Donzelli editore, Roma, 2013, pag. 2875, euro 165,00); la seconda, più piccola e in volume unico, s’intitola, invece, “Il pozzo delle meraviglie. 300 fiabe, novelle e racconti popolari siciliani” (Donzelli editore, Roma, 2013, pag. XXIV-806, euro 30,00), composta, appunto, da trecento fiabe (un numero superiore anche alle raccolte dei fratelli Grimm e di Andersen). Anche la presentazione delle opere è stata “doppia”: a Palermo, il ventotto di ottobre, presso la Società Siciliana per la Storia Patria ed il giorno successivo a Roma, nella splendida cornice della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. L’incontro romano è stato introdotto dal presidente del senato Pietro Grasso, orgoglioso di poter presentare un suo insigne conterraneo, lasciando successivamente la sala e la parola a Carmine Donzelli, l’editore, che ha spiegato la complessa genesi dell’opera. Erano presenti anche: il presidente della Fondazione Sicilia Giovanni Puglisi, il quale ha affermato che il valore maggiore dell’opera consiste nell’aver recuperato il “genio siciliano”, quello “d’alto mare e non di scoglio”; Jack Zipes, il curatore dei volumi (come delle raccolte dei fratelli Grimm, di Perrault e di molte altre), il quale considera Pitrè “non solo un figlio della Sicilia ma un maestro del folklore internazionale” nell’ottica di “condividere le storie”; Bianca Lazzaro, la traduttrice, che racconta i retroscena di un compito impegnativo quanto piacevole, soprattutto perché dietro ogni fiaba si sente “la voce” di chi l’ha raccontata all’autore, quindi, la gestualità, la teatralità, tutto ciò che fa parte del parlato, restituendo persino i “colori” (qualcuno sacrificato in nome della ricerca di equilibrio tra il dialetto e l’italiano moderno), il calore, suoni e odori del contesto siciliano. Gradevolissimo l’intermezzo di Mimmo Cuticchio, “puparo” siciliano e cantastorie per l’occasione ed il contributo dell’argentino Fabian Negrin, l’illustratore delle diciotto tavole presenti nell’edizione minor, che il pubblico ha potuto ammirare sul maxischermo. Nell’opera vengono narrate “storie di incantesimi e di maledizioni da sfatare, storie di reucci e di reginelle, di popolane dall’ingegno aguzzo, di uccelli fatati, di mamme draghe fameliche e di diavoli sospettosi”, un mondo inventato in cui non manca, tuttavia, il ritorno fatalista alla realtà, tipicamente siciliano, contemperato dal piacere di narrare, in cui c’è uno sviluppato senso dell’umorismo, a volte irriverente (specie nei confronti del clero), a volte satirico e c’è la gente comune con la sua verità, fatta di semplicità, onestà e schiettezza (le storie più belle sono quelle che hanno per protagonisti gli eroi popolari Giufà e Ferrazzano). Una particolarità interessante sta nel ruolo delle donne che rappresentano più della metà dei narratori e che, contrariamente a quanto avveniva nelle fiabe dei Grimm o di Perrault, qui sono giovani eccezionali, padrone del proprio destino, come in “Dattero-beldattero” in cui la sveglia Ninetta riesce, dopo averlo beffato e poi sbeffeggiato, a sposare nientemeno che il figlio del re (“Signora, come state?”. “Come d’inverno”. “E come vi chiamate?”. “Per nome”. “Dove abitate?”. “Nella casa con la porta”. “In quale via?”. “Nel vicolo del polverone”. “Che strana che siete! Voi mi fate morire!”. “Potete pure crepare”). Ce ne sono molti, quindi, di motivi per calarsi in questo “pozzo delle meraviglie” e dei desideri, anche perché arriva Natale e non si sa mai che qualcuno possa avverarsi.

Fiorella Ferrari

copertina_Pitre_edizione Fiabe

Giuseppe Pitrè, Il pozzo delle meraviglie, Donzelli editore, Roma, 2013, pp. 806, euro 30,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°833 del 30/11/2013.

 

3 commenti su “Giuseppe Pitrè, Il pozzo delle meraviglie

  1. chiarettapelle
    17 agosto 2015

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2015 da in Favole con tag , , .
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