Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Elisabeth Percer, Educazione di una donna

Non è semplice riassumere la trama di un romanzo quando quest’ultima si rivela confusa e inconsistente, priva di nerbo, così come nel caso di “Educazione di una donna” di Elizabeth Percer. La narrazione è incentrata sulla figura di Naomi Feinstein, prima bambina solitaria, con un padre dalla personalità singolare e una madre da sempre persa nei meandri della depressione, poi adolescente inquieta, studentessa al Wellesley College (Massachusetts) e, infine, adulta realizzata (diventerà un medico) e consapevole (dopo aver individuato la causa delle proprie carenze affettive). La vicenda si snoda, quindi, in tre tempi, a partire da un’infanzia in cui le uniche figure positive sembrano essere quelle maschili: il padre presente e amorevole, a compensazione di una madre chiusa in se stessa e poco incline al contatto fisico, ed il figlio dei nuovi vicini, Theodor Rosenthal (Teddy), con cui si verrà a creare un legame affettivo malvisto dalla madre di quest’ultimo (Naomi non è un ebrea pura) e spezzato da una partenza inattesa. L’adolescenza di Naomi si svolgerà, di conseguenza, lontano dai vuoti affettivi dell’infanzia, all’interno di un prestigioso college femminile, come membro dell’inconsueto gruppo di studentesse della Shakespeare Society, le Shakes, costituita da fanciulle libertine “dedite all’arte, alla poesia e alla conoscenza”. Durante gli anni trascorsi al college si manifesterà, sino all’esito fatale, la malattia della madre, che la spingerà a trascurare il suo spiccato talento negli studi per correre dai genitori e cercare di offrire il proprio aiuto, penetrando poco alla volta all’interno del legame esclusivo, cementato dalla malattia, creatosi tra essi. La terza fase della vita di Naomi è quella in cui la morte della madre e, in secondo luogo, il suo ritrovarsi con Teddy che ormai non è più la persona di un tempo, determinando la rimozione dei suoi blocchi emotivi, le consentono di riprendere la propria vita, consapevole della tragedia che caratterizza l’esistenza di ogni essere umano, ossia il fatto che la nostra venuta al mondo determina “la conoscenza preternaturale di essere irrimediabilmente separati – a partire da quel momento – dalla persona a noi più cara. Il primo tocco che molti di noi sentono è quello del dottore, che ci strappa da nostra madre così che possiamo diventare noi. E allora piangiamo, addolorati. E respiriamo”. Si tratterebbe, in effetti e in sintesi, di una buona trama, se non fosse per la sua “leggerezza” che, appunto, va interpretata come inconsistenza, mancanza di passione, emozioni trattenute, che è facile comprendere solo perché prossime ad esperienze comuni, ma che non stimolano all’immedesimazione. La narrazione, in breve, scivola via senza che le situazioni e i personaggi lascino traccia nell’animo del lettore, seppure raccontati con un linguaggio scorrevole anch’esso, elegante, delicato, troppo forse per coinvolgerne e fissarne l’attenzione. Tra i personaggi di contorno, l’unico che meriti una menzione è Jun, proveniente da una famiglia facoltosa, in cui ogni membro ha un ruolo predefinito e immutabile come la struttura in sé, che un atto di anticonformismo della ragazza metterà in crisi. Ci sarebbero, in realtà, degli episodi ai quali fare cenno, proposti come cruciali all’interno della trama ma che, in realtà, rimandano a conclusioni abbastanza scontate. Non c’è molto altro di positivo da dire, se non che il romanzo ha una bella copertina e un titolo accattivante, con nessun rapporto con il contenuto.

Fiorella Ferrari

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Elisabeth Percer, Educazione di una donna, Neri Pozza, Vicenza, 2012, pp. 382, euro 17,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°795 del 26/01/2013.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 giugno 2015 da in Narrativa con tag , , .
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