Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Raffaele Gorgoni, Lo Scriba di Càsole

L’interessante esordio letterario del giornalista salentino Raffaele Gorgoni, inviato RAI ed autore di numerosi reportage in Medio Oriente e sud Europa, nonché collaboratore del “Corriere del Mezzogiorno” e di altre testate giornalistiche, è rappresentato da “Lo Scriba di Càsole – Il Segreto di Otranto”, un romanzo ambientato alla fine del Quattrocento, proprio nel periodo oscuro in cui si verificò la strage dei martiri di Otranto per mano di Maometto II, il VII sultano dell’Impero ottomano. La storia ha per protagonista un monaco otrantino, Marco De Marco, scampato miracolosamente all’eccidio da parte dei turchi, e inizia dalla sua felice infanzia nella terra salentina, nella quale viveva assieme alla sua famiglia. Il padre, Giovanni De Marco, è un mercante che trasporta per mare le sue merci e con lui Marco effettua la sua prima visita all’abbazia di San Nicola di Càsole, nel quale vivevano i monaci amanuensi che essi rifornivano di carta. Ben presto il ragazzino decide di entrare a far parte di quel mondo monastico come novizio e studente, esortato dai frati che avevano notato in lui delle doti che lo rendevano particolarmente predisposto alle attività di lettura e di scrittura. Ma Marco è anche fortemente attratto dall’archivio dei monaci, dai loro libri, vere e proprie opere d’arte ricche d’informazioni, e dagli strumenti che essi adoperavano per la scrittura e questo suo interesse lo porta a farsi assegnare il delicato incarico di riordino dell’archivio, attività della quale è entusiasta mentre non lo è altrettanto delle varie materie di studio, che trova piuttosto pesanti. Durante la narrazione, l’autore utilizza anche termini del dialetto locale, facendo riferimento ad usanze caratteristiche tra il magico ed il superstizioso, come il “ballo della taranta”, all’epoca utilizzato per la guarigione delle donne “pizzicate dal ragno”, del quale assorbivano il veleno durante la mietitura, danza che ancora oggi è praticata per diletto in questa zona del sud Italia, con notevole seguito. Per Marco, abituato alla vita portuense, non è facile adattarsi ai nuovi impegni nel convento: in particolare, gli risulta assai difficile l’arte dello scrivere con somma precisione, senza sbagliare il minimo tratteggio, come disegnando un ricamo delicatissimo e raffinato. Incoraggiato da mastro Timoteo, che lo sprona a fare sempre meglio, riesce ad apprendere i primi rudimenti dell’“Arte Antiqua”, così definita proprio per la ricercatezza e l’abilità degli amanuensi. Ma prima che Marco si dedichi interamente alla vita monastica, lo attende un’altra esperienza di matrice opposta: l’incontro carnale, all’età di sedici anni, che gli rivelerà piaceri sconosciuti, con la bella Alberada, donna matura e misteriosa, il cui ricordo si porterà dietro per sempre e che non vedrà mai più se non fuggevolmente, da una finestra dell’abbazia dopo circa nove mesi dal fatale incontro, con in braccio una neonata (le donne della sua famiglia generavano solo femmine) che lui comprende essere sua figlia. Andando avanti nella lettura, ci si imbatte nell’ affascinante descrizione della biblioteca del monastero, contenente libri rari e bellissimi sulle più svariate tematiche, composta da sale di lettura alle quali non tutti possono accedere ed anche in quelle più comuni si può entrare solo dopo anni di vita conventuale, tuttavia, Marco si è guadagnato questo privilegio grazie all’eccellente lavoro svolto in archivio. Dal capitolo undicesimo inizia la narrazione storica delle vicende che portarono alla strage dei martiri di Otranto, le cui avvisaglie giungono al monastero tramite Giosafat Barbaro, ricco patrizio veneziano nonché informatore dei monaci. Siamo nel 1479 e, nell’apprendere le prime notizie circa le intenzioni del Sultano nei confronti della Terra d’Otranto, dapprima facente parte dell’Impero bizantino, e non solo di essa, l’Igumeno, ossia la più alta autorità del convento, decide d’inviare a Firenze il giovane Marco per portare a Lorenzo il Magnifico una missiva sull’argomento, essendo nota la sua amicizia con Maometto II. Questo viaggio porterà il frate ad affrontare esperienze ed avventure nuove ed a visitare città ricche d’arte ma anche a comprendere in cuor suo, l’inutilità dell’impresa, per quanto sia inconcepibile anche solo immaginare quanto stia per accadere nella splendida terra salentina omaggiata dal sole e dal mare. Il romanzo si sviluppa sui due fronti della narrazione storica e della finzione narrativa relativa alle vicissitudini di Marco, con sullo sfondo preziose informazioni circa le tradizioni del luogo, rappresentazioni di personaggi caratteristici della zona e del periodo, ed anche di grandi protagonisti della storia d’Italia del calibro di quelli già citati. Molto intensa la descrizione degli orrori seguiti allo sbarco dei turchi sulle coste otrantine, le stragi perpetrate ai danni dell’inerme popolazione che, però, gonfia d’orgoglio, ha anche provato a difendersi, sino alla tragedia finale della decapitazione degli ottocento martiri, scena alla quale Marco assiste impietrito, infatti, dirà in seguito: “per me quella strage resta, ancora oggi, un enigma”. Dopo il terribile fatto, Marco fuggirà da Otranto ed inizierà una nuova fase della sua vita: nel tentativo di comprendere il perché di quell’eccidio, andrà alla ricerca di tracce ed informazioni dovunque possa trovarne;  tornerà a Firenze, poi avrà persino l’incarico di risistemare la celebre Biblioteca del cardinale Bessarione di Venezia, compito che per un bibliofilo come Marco non può che risultare entusiasmante, anche perché è sempre sorretto dall’intento di fare delle nuove scoperte, ma il suo cuore e la sua mente tornano sempre alla “sua piccola Otranto”, ai suoi compagni di convento, a tutti coloro che ha conosciuto e amato nella sua vita e che non ci sono più a causa di una disumana nonché ingiustificata ferocia. Nell’epilogo Marco racconta le ultime vicende della sua esistenza avventurosa e tragica ma anche densa di amore per la cultura e per le proprie origini, di passione per i libri e per l’arte in generale, per le tradizioni arcaico-magiche della sua terra, per il suo dialetto ed i suoi personaggi caratteristici e per gli scorci paesaggistici, la cui bellezza viene descritta con termini che ne accentuano l’impatto emotivo. Si tratta di un libro non di facile lettura, scritto con un linguaggio come può essere quello usato da un sapiente monaco del quattrocento, ricco di notizie storiche ma che dà anche un’interpretazione dei fatti luttuosi di Otranto, lasciandola scoprire man mano ai lettori ma che già si intravede nella frase trascritta nella quarta di copertina: “nella mia vita troppo spesso ho constatato che dietro le parole della fede c’è sempre qualcuno che sta rifacendo il filo alle spade”. Ed esiste forse un concetto più attuale di questo ai nostri giorni?

Antonella Ferrari

Lo scriba di Casole

Raffaele Gorgoni, Lo Scriba di Càsole – Il segreto di Otranto, Edizioni Besa, Nardò (Le), 2004, pp. 201, euro 13,00.

2 commenti su “Raffaele Gorgoni, Lo Scriba di Càsole

  1. Silvia Lo Giudice
    19 gennaio 2022

    Recensione molto accurata. Stavo cercando una biografia su Maometto II e mi sono imbattuta, assai piacevolmente, nel tuo articolo.

    Piace a 1 persona

    • FioreAnto
      19 gennaio 2022

      Era un libro che ci è stato, a nostra volta, consigliato e che ha sorpreso molto piacevolmente anche noi. Grazie davvero per il tuo commento!

      "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 1 giugno 2015 da in Narrativa, Storico con tag , , , .
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