Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

Con la riedizione di “Tenera è la notte”, l’ultimo capolavoro di Francis Scott Fitzgerald (traduzione e postfazione di Vincenzo Latronico e prefazione di Sara Antonelli), minimum fax offre uno stimolo alla riscoperta di uno dei classici più apprezzati (seppure non unanimemente) di tutti i tempi. L’opera ha avuto una stesura molto travagliata e intermittente durata nove anni (se ne contano sei versioni), che si rispecchia nella lettura di un romanzo piuttosto complesso, a tutti i suoi livelli. Il racconto ha come protagonista la coppia carismatica, composta da Dick Diver, giovane medico talentuoso, e Nicole Warren, ricca, algida e bellissima, attorno a cui ruotano una miriade di personaggi di varia importanza, molti dei quali fanno più che altro da sfondo alla messa in scena dello spettacolo di seduzione e giovinezza, mirabilmente interpretato dalla coppia. Già a questo livello si crea la prima difficoltà: Dick e Nicole vengono presentati al lettore nel “mucchio” dei personaggi minori, in brevi scene che si susseguono in modo disordinato (e piuttosto noioso), emergendo con molta lentezza solo successivamente. La seconda difficoltà è strutturale. La storia dell’“entità” chiamata “Dicole” (contrazione dei due nomi che ne sottolinea la simbiosi) inizia “in medias res”, ossia al culmine del loro splendore di coppia affiatata, ammirata, che convoglia generosamente nella propria “aura” i prescelti di cui si circonda, anche se l’incontro di Dick con Rosemary Hoyt, un’attricetta all’inizio di una promettente carriera, causerà una crepa fatale al suo interno. La seconda parte è un lungo flashback che racconta il passato di Dick, il suo diventare un medico di successo, il suo incontro con Nicole: un “caso clinico” di particolare complessità, una donna segnata da un trauma infantile, indicibilmente doloroso e insanabile, l’inizio del loro rapporto, il matrimonio. La terza parte è caratterizzata dalla decadenza come coppia e come singoli: Dick è sempre più persuaso del fatto che la schizofrenia della moglie è come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e sempre più difficile da gestire, soprattutto dopo la nascita dei due figli; in più, la storia con Rosemary non lo appaga, il suo fascino personale è in netto calo, il lusso con il quale la famiglia della moglie sembra averlo “comprato”, lo schiaccia, così che la strada verso l’alcolismo è già tracciata; Nicole è delusa dal marito, che appare sempre meno all’altezza del carisma e del vigore della giovinezza, inoltre, la donna intuisce la storia con Rosemary ed è a sua volta attratta da Tommy Barban, rozzo soldato mercenario, e dalla prospettiva di una nuova vita lontana dal marito/terapeuta. L’ultima difficoltà è di tipo narrativo. Quello utilizzato da Fitzgerald è “un punto di vista mobile”, ossia il suo è un narratore “capace di passare dalla focalizzazione zero del cosiddetto narratore onnisciente alla focalizzazione variabile tipica del romanzo polifonico (…) e viceversa”. Per capirsi, all’inizio troviamo il narratore onnisciente, il quale, però, procede per un’esposizione “di tipo fotografico e cinematografico”, quindi, per scene, in modo rapido e frammentato, che non permette nemmeno di individuare quali siano i personaggi principali, che appaiono in momenti poco significativi, “sagome senza identità”, come “scelte a caso” e sviluppate in un secondo momento. Bruscamente si passa alla focalizzazione fissa, quella di Rosemary, che, successivamente, si alterna con il narratore onnisciente, mentre qua e là compare il punto di vista di Nicole, che poi è quello più interessante per comprendere la complessa personalità di Dick. Il linguaggio, particolarmente ispirato nelle descrizioni paesaggistiche, meno nei dialoghi, a volte un po’ penalizzato dalla traduzione italiana, si adatta docilmente ai vari punti di vista, con il ritmo e l’eleganza degni di colui che è stato definito “il filosofo dell’età del jazz”. Evidentemente, quella di “Tender is the night” (titolo originale dell’opera pubblicata nel 1934) è una lettura impegnativa, di grande bellezza stilistica e intensità, anche se non sempre costante in tutte le sue parti. E’ una storia fortemente autobiografica, infatti, come scrive lo stesso Fitzgerald: Dick è “simile a me”, Nicole è “una parte di Zelda” (la moglie più volte ricoverata in manicomio per schizofrenia) e i Diver sono i Murphy, una coppia di amici molto amati, cui è dedicato il romanzo. Lo scenario è quello della “Riviera”, un paradiso tra Tarmes, Cannes e Montecarlo, frequentati dallo scrittore e dalla moglie, il quale, tuttavia, è soprattutto un luogo ideale. “Tenera è la notte” narra anche la vita degli espatriati americani in Europa, ricconi che l’autore bistratta e fa piangere, le cui “lacrime non portano consolazione né senso di giustizia”, i quali dell’Europa non apprezzano lo spessore culturale e la sua antichissima storia, ma sono guidati da un più superficiale desiderio di novità e divertimento, per sfuggire alla noia e, infine, consumarsi. La ricchezza offre questa possibilità, ma al tempo stesso essa, o il desiderio di essa, portano alla rovina. A questa si contrappongono le “virtù borghesi”, principalmente la costanza, che pure appaiono “noiose”, così che il borghese desidera quel mondo, nonostante il sospetto che il denaro non porti la felicità, anzi, amplifichi i difetti umani. Eppure, Fitzgerald non può smettere di anelarvi e di esserne affascinato, sublimando il tormento di tale dualismo nella letteratura.

Fiorella Ferrari

Tenera è la notte

 

 Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte, minimum fax, Roma, 2013, pp. 490, euro 14,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°819 del 20/07/2013.

2 commenti su “Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

  1. vagoneidiota
    15 Maggio 2015

    Una scrittura delicata capace di tenerti per mano e poi, all’improvviso, ti lascia. Come se guardasse altrove. Malinconicamente.
    Ma è solo un attimo.
    Ché poi ti riafferra e ti accompagna nuovamente.
    Running away – jill scott

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Questa voce è stata pubblicata il 14 Maggio 2015 da in Classici, Narrativa con tag , , , .
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