Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Adele Costanzo, Grand Tour

Se “Cronache della città capovolta” era stato definito dalla sua stessa autrice un “antiromanzo” poiché privo di trama, di personaggi compiuti e, inoltre, perennemente in bilico tra la realtà storica e la fiaba, “Grand Tour” rappresenta il primo, vero romanzo di Adele Costanzo. Il titolo (dal francese “grande giro”) richiama la moda tutta aristocratica, tipica dal XVII secolo in poi, di compiere dei lunghi viaggi formativi (per una durata variabile da pochi mesi fino a svariati anni), quasi di iniziazione nel caso specifico attraverso l’Europa continentale, in paesi come l’Italia (partendo e giungendo nella medesima città), e, quindi, attraverso la sua varia e meravigliosa geografia, le sue complesse e stratificate vicende storiche tutti elementi che l’autrice descrive con il consueto trasporto, nel primo caso, e accuratezza nel secondo. Protagonista di questo viaggio è Henri Trespetit, un giovane aristocratico francese il cui padre, un giudice preoccupato per l’educazione libertina del figlio, gli assegna un precettore, il misterioso professor Bachume, un empirista che, come tale, ritiene l’esperienza l’unica fonte valida di conoscenza e per questo propone la soluzione del viaggio come occasione per la maturazione culturale e personale del ragazzo. Alcuni dei personaggi intorno a lui, nel frattempo, conducono un loro “personale” grand tour, tutto di stampo psicologico: il padre “Quello di carta e di matita (…) viaggiato alla scrivania, nell’aria che sapeva di fumo di pipa e di polvere di libri”, la madre “impantanato nel rancore nei confronti del marito e nell’ansia per ciò che poteva succedere al figlio”, la serva “di rabbia e di paura (…) nel sottoscala in cui dormiva” dove “non aveva neanche una finestra da cui guardare la luna che cresceva”. Il Grand Tour di Henri e Bachume, invece, inizierà nella primavera del 1714 ma quasi subito Trespetit padre riceverà una brutta notizia: Bachume ha delle gravi pendenze giudiziarie sino alla condanna a morte. Così, decide di inviare il perspicace e pertinace e, purtroppo, sfortunato capitano Florentin, a riacciuffare il fuggiasco imbroglione e a “salvare” il figlio che, nel frattempo, ignaro di tutto, vive il suo viaggio recalcitrante ad accrescere la propria formazione e più disponibile a godersi i suoi amori (come quello con Antonia), affrontando vicende un po’ rocambolesche. Queste s’intrecciano con la storia di un’Italia lontana nel tempo e inconsueta (non di cartolina), condizionata dalla guerra e da tutto ciò che ne scaturisce come le iniquità e gli abusi di potere, “la miseria delle classi popolari, il brigantaggio nello Stato pontificio, la mancanza di libertà delle donne” (cui la moda del grand tour fornisce una possibilità di riscatto, trasportandole dall’inerzia del davanzale di casa negli accadimenti della vita). A tutto ciò i personaggi (invece, molto contemporanei nelle loro caratteristiche umane e nelle loro problematiche) contrappongono alti valori come la solidarietà, l’amicizia e le scelte individuali, il tutto rimesso in gioco dalle difficoltà del viaggio che sconvolge le abitudini e costringe ad adattarsi alle diverse situazioni allargando le menti. Particolarmente coinvolgente il racconto che Bachume, verso la conclusione della vicenda, fa ad Henri della sua giovinezza e dell’episodio traumatico che lo ha costretto a cambiare nome e vita per sopravvivere ed anzi vivere in un modo più consono alle proprie inclinazioni (come dice Hobbes: “l’errore di un uomo non diventa la sua legge né lo obbliga a persistere in esso”), cui segue la reazione del ragazzo, per il quale la rivelazione servirà da tappa per effettuare un salto di qualità nel suo percorso esistenziale. Al lettore resta da verificare quale di questi personaggi raggiungerà il proprio intento: Henri la sua maturazione, Bachume o Gaston (il suo vero nome) la salvezza e Florentin la sua cattura. La narrazione è caratterizzata da una trama scorrevole, sostenuta, diversamente dal primo romanzo dell’autrice, da una scrittura che, seppure sempre descrittiva, è ormai libera dagli eccessi cui è possibile sconfinare, mantenendo, invece, l’eleganza, la delicatezza e raggiungendo la sua piena maturità attraverso una cura estrema del lessico e dei costrutti sintattici, senza mai un cedimento. Anche i protagonisti che nelle Cronache erano più che altro “caratterizzati, dall’esterno e attraverso gesti e parole, consapevolmente”, sono qui maggiormente approfonditi dal punto di vista psicologico, indossando panni più specifici eppure rimanendo delle figure dotate di una loro leggerezza ed assenza di peso, probabilmente anche grazie al filtro di uno stile che opera “per sottrazione”. A ciò si aggiunga che, in definitiva, tutti costoro sono dei personaggi positivi, con i loro scheletri nell’armadio e i loro difetti ma manca un vero antagonista e ciò toglie in parte mordente alla lettura, tuttavia, come spiega la stessa autrice, “(…) la letteratura è finzione e la psiche umana è un mistero e quindi evito gli ‘a tutto tondo’ che mi suonano falsi più cercano di imitare il vero’ e, anche nella figura dell’antagonista, preferisce smussare gli eccessi con “sana ironia”, rifiutando delle scelte in termini di cassetta. La produzione della Costanzo, che con questo romanzo sembra aver compiuto il Grand tour della sua personale crescita artistica, ha meritato il secondo posto al Premio Kultural 2013, con il titolo “Voyage en Italie” e la segnalazione al Premio Calvino 2014; inoltre, il capitolo “I briganti della palude” ha vinto la prima edizione del Premio Città del Galateo per la narrativa breve. Adele Costanzo è nata a Castrovillari (CS) nel 1958 ed il suo curriculum di tutto rispetto annovera una laurea in Filosofia presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, un lavoro come insegnante nell’Istituto Cine TV “Rossellini” di Roma e, soprattutto, una grande passione per la scrittura nata circa sette anni fa. La sua prima opera è una raccolta di racconti “L’isola di Paris” (2009), pubblicata con la “Giulio Perrone” divisione LAB e vincitrice della prima edizione del premio “Cose a Parole”; successivamente, come si è detto, ha pubblicato il romanzo “Cronache della città capovolta” (2011) che ha ottenuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti. Infine, ha pubblicato racconti e testi poetici in raccolte di diverse case editrici, curato antologie di testi scritti dagli alunni edite da Case Editrici e patrocinate da Enti Pubblici e laboratori teatrali.

Fiorella Ferrari

Grand tour

Adele Costanzo, Grand Tour, ChiPiùneArt, Roma, 2015, pp. 482, ero 17,00.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 11 maggio 2015 da in Narrativa, Storico con tag , , , .
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