Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Leonard Cohen, Morte di un casanova

Leonard Cohen si potrebbe definire un musicista folk prestato alla poesia, nel senso che se la prima esperienza è più vicina alla sua vera natura, la seconda, che la precede temporalmente, si può considerare come un esperimento (da cui pure scaturisce il Cohen cantautore) non pienamente riuscito. Prima di iniziare a comporre musica (i brani che istintivamente vengono alla memoria sono “Suzanne” del 1966, “Famous blue raicoat” o la plurieseguita “Hallelujah”), l’autore ha scritto tre libri di poesie (tra il 1956 e il 1961) che sembra non abbiano lasciato un segno particolare nella memoria collettiva, restando confinati in Canada. Lo stesso discorso vale per le raccolte edite, assieme a due romanzi, durante il lungo soggiorno (di circa sette anni) su un’isola greca. Nel 1978 viene pubblicato per la prima volta “Morte di un casanova”, che è una raccolta di poesie, prose poetiche e pagine di diario o, come leggiamo nella breve prefazione di Vasco Brondi, un “libro di trascrizioni e descrizioni, di momenti transitori che vengono trasformati in piccole eternità”. L’aspetto più interessante dell’opera sembra essere la struttura (che, in realtà, ha ben poco di “strutturato”) piuttosto complessa, per la quale ad ogni poesia o brano in prosa, con testo in inglese a fronte (tradotto per minimum fax da Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni), corrisponde un altro brano che fa “da controcanto” dal medesimo titolo. L’insieme di questi ultimi costituisce uno “strano improbabile commentario” dal ruolo non evidentissimo, forse inserito allo scopo di “esorcizzare” i testi che accompagna. Negli scritti di Cohen troviamo argomenti come: l’amore (amori vissuti e incompiuti), la morte (l’autodistruttività), la fede (ebraismo e buddismo in armonica coesistenza), il cinismo (il disincanto), l’arte (nella sua natura multiforme), il matrimonio (si legga, ad esempio, “Questo matrimonio”), la bellezza (oggetto di adorazione quanto di odio) e molto altro ancora: desiderio, tradimento, rabbia, finzione, volgarità. Cosa resta da dire sull’opera? Dipende dal punto vista e dall’animo con il quale la si affronta. Nel caso in cui il lettore fosse un cultore dell’artista, probabilmente costui penserà di trovarsi di fronte ad un piccolo capolavoro, come una sorta di autoritratto dell’autore e, soprattutto, del suo intimo, con tutte le incoerenze, le eccentricità e le ambiguità proprie della sua personalità egocentrica, che si possono ritrovare anche nella sua concezione dell’esperienza amorosa in genere. Il tutto è rappresentato con un linguaggio autentico, concreto, privo di “svolazzi” (“Di’ quello che devi dire, trasmetti i dati, fatti da parte”), uno stile essenziale i cui punti salienti sono descritti efficacemente nel brano “Come recitare poesie”. Nel caso in cui, invece, ad accostarsi alla lettura dell’opera fosse un neofita dell’artista, quest’ultimo si ritroverebbe a districarsi in un dedalo di problemi di stabilità, di orientamento e, quindi, di comprensione. Quasi tutti conoscono il cantautore dalla voce grave e monocorde, dalle melodie tristi e malinconiche, sobrio ed evocativo, ma quello che qui appare è un Cohen sconosciuto, un volto a due facce: il poeta e l’uomo che si fronteggiano in un perenne conflitto di impossibile risoluzione. Un bene o un male? Se la sua musica è universalmente nota e la sua biografia, ricca di esperienze, è di altrettanto semplice accessibilità, è senza dubbio apprezzabile la possibilità di conoscere anche la più oscura tra le anime dell’artista.

Fiorella Ferrari

Morte di un casanova

Leonard Cohen, Morte di un casanova, minimum fax, Roma, 2012, pp. 537, euro 16,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°789 del 24/11/2012.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2015 da in Biografie con tag , , .
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