Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Dalai Lama, La coscienza dello spirito

Tra gli scritti del grande Maestro Tenzin Gyatso, meglio noto come XIV Dalai Lama, trovano notevole rilevanza quelli tratti dal suo simposio “Mind and Life”, del 1989, che affrontano temi di elevatissima spiritualità ma, al tempo stesso, di grande attualità, nel tentativo di conciliare scienza e religione buddista, analizzando la mente dell’uomo dal punto di vista sia scientifico, sia umano. Uno di questi saggi, “La coscienza dello spirito”, come spiegato nell’introduzione di Zara Houshmand, riferisce delle teorie esposte durante il simposio da filosofi e scienziati, i quali erano stati invitati a presentare le loro ricerche ed i risultati ottenuti ognuno nel proprio campo di studio, per operare un confronto e trovare un punto d’incontro. Nelle “Osservazioni introduttive” del libro il Maestro tratta l’argomento delle neuroscienze e di come esse possano contribuire al raggiungimento della pace nel mondo; questo può avvenire in quanto il cervello umano è dotato di capacità straordinarie e molto adattative, di analisi e sintesi nonché di coscienza mirante al bene. Anche i buddisti da sempre riflettono e dibattono sui temi relativi a coscienza, mente e corpo e corrispondenti capacità di interazione tra queste ed il mondo esterno, pertanto ecco un primo punto di contatto tra le due diverse concezioni scientifica e filosofico-religiosa. Il libro prosegue riportando gli scambi tra il maestro e gli scienziati, sempre al fine di conciliare le due posizioni; viene esaminato il concetto di coscienza così come inteso dalla scienza, le radici filosofiche della scienza, le capacità del cervello tra le quali la memoria, che rende quest’organo simile ad un computer in grado di affrontare tematiche di notevole complessità. E’ molto interessante rilevare come il Dalai Lama, pur essendo il massimo esponente della religione buddista, sia tanto aperto e pronto a recepire quanto di positivo ed innovativo ci sia nel campo scientifico, e questa sua apertura mentale, sempre finalizzata al benessere dell’umanità, dimostra una modernità di pensiero che egli riesce ad integrare perfettamente con gli insegnamenti spirituali della propria religione e ciò è testimoniato compiutamente dalle conversazioni che vengono riferite nel libro tra il Maestro e gli scienziati partecipanti al simposio. Le sue domande sono sempre molto acute e pertinenti, da esse trapela l’intenzione di “capire” realmente il mondo scientifico, il punto di vista di chi ha dedicato alla scienza la propria esistenza, egli vuole davvero “rendersi conto” e scendere nel particolare. L’interdipendenza mente-coscienza è un argomento che tratta quando parla del cervello e delle sue funzioni; il Dalai Lama, infatti, afferma che nelle teorie buddiste “non c’è una cosa che esiste indipendentemente dal cervello o che è dipendente dal cervello”, in qualsiasi modo si voglia chiamarla o definirla, però ammette l’esistenza di una “coscienza sottile” che permane anche quando il corpo cessa di funzionare. Su questo tema il dibattito si infervora in quanto per la scienza il concetto di “coscienza sottile” indipendente dal cervello non è concepibile, anche se indubbiamente la scienza riconosce che qualcosa riguardante “la percezione profonda” di determinati fattori che vengono interiorizzati esiste. Per il buddismo ci sono vari livelli di coscienza, dei quali il più “grossolano” è quello legato alla parte fisica del cervello, come dire al suo aspetto più “materiale”; ed a questo punto il Maestro affronta con gli scienziati anche le problematiche legate ad eventuali danni che può subìre il cervello e sui metodi attualmente in uso per constatare di quale portata sia il trauma ed, eventualmente, su come poter recuperare del tutto o parzialmente le funzioni perdute. Questo argomento porta ad analizzare le capacità, appunto, di recupero del cervello ponendo sempre l’accento sulle peculiarità di quest’organo così ricco di potenzialità, ancora in buona parte sconosciute ma, al tempo stesso, tanto delicato e complesso. Nel sesto capitolo del saggio, l’argomento si fa molto più spirituale, affrontando il tema della “consapevolezza subliminale e del ricordo delle vite precedenti”; il fenomeno  del “déjà-vu’” secondo la scienza non è altro che un’associazione di sensazioni già provate, ad esempio, nei confronti di una persona che si vede per la prima volta, ma che ce ne ricorda un’altra che ci ha suscitato determinate impressioni, mentre il buddismo afferma l’esistenza di vite precedenti con estrema certezza, e a queste riconduce i fenomeni di “riconoscimento”. In definitiva, come fa notare lo scienziato Damasio, la “generalizzazione dei volti” è una caratteristica del cervello più diffusa tra gli anziani, che associa e rende “familiari” determinati volti pur non avendoli mai incontrati, ma il Dalai Lama riferisce di alcuni episodi aventi per protagonisti dei bambini che, all’età di quattro o cinque anni, “riconoscevano” persone e volti per loro già noti, secondo quanto affermato dal buddismo, in vite precedenti. Un altro argomento estremamente interessante è quello relativo al sonno e agli stati di sogno ma anche quello che concerne le malattie psichiatriche e la relativa farmacologia, poiché include anche i limiti scientifici dell’intervento in questi casi e come vengono considerati i sentimenti umani del tipo compassione e affetto in ambito scientifico. Da cosa scaturiscono? Si può rispondere a questo interrogativo? Dopo le conclusioni del Maestro, segue la postfazione di B. Allan Wallace, nella quale egli tenta, non con poche difficoltà, di ricapitolare i punti salienti di questo simposio durato solo due giorni; in realtà, pur dibattendo tra argomentazioni altamente erudite e profonde, né la scienza, né la religione buddista possono ovviamente giungere a determinazioni certe: la vera natura della mente e del corpo resta in buona parte ancora un mistero. L’unica verità sulla quale sono tutti concordi è la sofferenza dell’essere umano che, come rileva Wallace, il buddismo suddivide in: verità della sofferenza, verità sull’origine della sofferenza, verità dell’estinzione della sofferenza e la verità del sentiero che conduce a tale estinzione; ed un altro punto universalmente riconosciuto è la non esistenza di un essere umano come a sé stante ma sempre incluso in una serie di interrelazioni in se stesso e fuori da se stesso: cervello, corpo, mente e socialità nei rapporti interpersonali. La conclusione di Wallace è che tale collaborazione possa proseguire tra neuro scienziati e buddisti, perché possano “nascere nuove intuizioni”. D’altra parte, l’obiettivo comune di queste ricerche è sempre lo stesso: permettere all’uomo di vivere meglio, sfruttando al massimo le proprie potenzialità. E’ un libro profondo, che richiede attenzione e riflessione durante la lettura ma anche illuminante sotto diversi aspetti e, come tutti gli scritti del Dalai Lama, ricco d’insegnamenti che, mirando al bene, risultano senz’altro edificanti anche per coloro che poco lo conoscono e che seguono e praticano altre religioni.

Antonella Ferrari

La coscienza dello spirito

Dalai Lama, La coscienza dello spirito, Rizzoli, Milano 2003, pp. 252, euro 14,00.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2015 da in Saggistica con tag , , .
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