Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Rona Jaffe, Il meglio della vita

Un romanzo con un titolo come “Il meglio della vita”, ambientato a New York e con cinque protagoniste giovani, single e in carriera potrebbe generare delle aspettative che, va detto subito, andrebbero deluse. L’equivoco nasce dal fatto che la sua prima edizione risale al lontano 1958, con contenuti e linguaggio adeguati all’epoca. Rona Jaffe, l’autrice, vi riporta parte della propria autobiografia (quando scrive, è solo poco più adulta delle protagoniste ventenni), dalla laurea alla veloce carriera in una casa editrice, stemperata nelle vicende di cinque sue “colleghe”, i cui destini s’incrociano nei “cinque piani ad aria condizionata” della Fabian. Si capisce sin dalle prime righe di non trovarsi in una puntata di “Sex and the city” (nonostante il romanzo sia considerato un precursore di questa e di altre note serie televisive), giacché il lavoro e la carriera, i party e l’alcool, il sesso e gli incontri fugaci sembrano, per le protagoniste, più che altro un ripiego dalla difficoltà di realizzare le proprie reali aspirazioni, ossia, in definitiva, un buon matrimonio. Il personaggio maggiormente in rilievo è Caroline Bender, abbandonata di recente dall’ex fidanzato (che ha sposato un’altra), la cui immeritata mitizzazione rischia di comprometterne il futuro sentimentale. Sulla sua falsariga si trova l’aspirante attrice Gregg Adams, la cui spasmodica ricerca di un marito la porterà a pagare un prezzo altissimo, e la bella provinciale April Morrison, incatenata ad una relazione la cui evoluzione appare evidente sin dal primo incontro, entrambe convinte che una donna senza amore sia “una donna dimezzata”. Barbara Lemont, invece, è una donna separata (suo malgrado) e con una figlia da educare (anche sentimentalmente), che incarna un altro stereotipo, ma con prospettive amorose ben peggiori delle colleghe, poiché viene avvicinata solo da uomini convinti che il fatto di essere stata sposata la renda in automatico sessualmente disponibile, ad eccezione dell’ultimo, l’unico personaggio di sesso maschile dotato di midollo osseo dell’intero romanzo. Infine, c’è Mary Agnes, il prototipo femminile più diffuso nelle epoche passate, l’immagine della felicità e dell’appagamento nel suo essere l’unica ad aver individuato, senza ombra di dubbio, cosa rappresenti per lei “Il meglio della vita”, ossia “formare una coppia, sentirsi una moglie, essere sposata”. Non si può dire che il romanzo, appartenente alla cosiddetta “chicken literature” (che è tutto dire) sia totalmente privo di attrattive poiché, nonostante un linguaggio semplice e delicato quanto demodé sino al romanzetto rosa (“la vista del fiume così scintillante e varia”), malgrado figure piatte e tipizzate e sviluppi delle varie vicende quasi tutti piuttosto prevedibili, è facile immaginare l’effetto che possa aver generato negli anni ’50, narrando di temi attuali, quali i rapporti prematrimoniali, l’aborto, lo stalking. Più convenzionali gli spaccati di “vita d’ufficio” fatta di competizione, mobbing, pettegolezzi e relazioni segrete, come anche di amicizia e solidarietà inattese. La ragione per la quale il romanzo risulta essere un successo senza tempo, pluriconsigliato, è probabilmente il fatto che certi desideri e sentimenti, in barba all’emancipazione femminile, così come il dualismo tra l’affermazione professionale e la vita familiare e il conflitto tra uomo e donna in ambito lavorativo, manterranno la loro attualità anche nella prospettiva di rispolverare tra altri cinquant’anni il romanzo.

Fiorella Ferrari

Il meglio della vita

Rona Jaffe, Il meglio della vita, Beat, Vicenza, 2012, pp. 543, euro 9,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°773 del 07/07/2012.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 febbraio 2015 da in Narrativa con tag , , .
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