Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Ira Levin, La donna perfetta

Una bella idea quella di BEAT di rieditare “La donna perfetta”, un classico del ’72 di Ira Levin (autore, tra gli altri, di “Rosemary’s Baby” e de “I ragazzi venuti dal Brasile”). Il titolo originale del romanzo, “The Stepford wives”, è divenuto, nel tempo, la metafora di un prototipo di donna intesa come “angelo del focolare” a tutto tondo, ossia l’incarnazione dell’efficienza, dell’organizzazione, della maniacalità nella cura della famiglia e della casa; un modello femminile appagato da una vita che non prevede il minimo spazio per sé stessi, per le proprie esigenze e i propri interessi, contraddistinto da un corpo a clessidra e da un volto dall’espressione innaturalmente serena.

Fantascienza? Infatti, giacché le mogli di Stepford altro non sono che robot generati, in sostituzione degli assai più difettosi originali, dalle complementari professionalità (dalla robotica ai materiali plastici, dai microcircuiti alle registrazioni sonore) dei rispettivi mariti, indirizzate al fraudolento scopo di realizzare una sorta di androide assolutamente credibile. Questi ultimi fanno parte di un fantomatico “Club degli uomini” (quello femminile risulta misteriosamente estinto anni prima), ufficialmente sorto per lodevoli scopi di socializzazione e promozione d’iniziative benefiche, tra le quali la realizzazione di “giocattoli” (le mogli robot) per i bambini bisognosi (uomini non in grado di gestire quelle pensanti).

Nell’asettico villaggio di Stepford (Connecticut), in perfetto stile coloniale, giunge dalla stressante New York l’ennesima famigliola attratta da tanto ordine e tranquillità. La madre, Johanna Eberhart, di professione fotografa free lance, è la voce narrante che racconta, con crescente sgomento, della trasformazione avvenuta nel marito Walter, in precedenza compagno collaborativo e padre affettuoso di Pete e Kim, e nelle sue due uniche amiche (Bobbie e Charmaine) che possano vantare un ordinario grado di disordine casalingo, forme non conformi e stress da regolare attività cerebrale.

I sospetti di Johanna la porteranno a scoprire l’orrore sotto la patina della perfezione, pur nel dubbio costante che possa trattarsi di autosuggestione. Ancora fantascienza? Forse, giacché una rilettura moderna potrebbe portare a pensare che, in un certo senso, Levin sia riuscito a preconizzare l’evoluzione futura dell’emancipazione femminile dagli ideali degli anni ’70 (come il riappropriarsi del proprio corpo, la rivendicazione dei propri diritti e, soprattutto, la parità), all’intrappolamento da un ruolo più canonico a quello più sfaccettato (più impegnativo fisicamente ma meno impegnato socialmente) di lavoratrice efficiente, madre part-time e donna esteticamente inappuntabile (un automa, appunto), giungendo, laddove manca un’abbondante dose di autoironia, al tracollo psico-fisico (i circuiti umani sono meno efficienti di quelli di un cyborg).

L’aspetto più preoccupante è il rapporto con gli uomini, disorientati dal cambiamento delle donne che rivendicano la loro autonomia sentimentale ed economica, i quali, nel romanzo, per evitare le criticità di un rapporto alla pari, provvedono alla loro sostituzione con il prototipo della donna perfetta. Insomma, valeva proprio la pena di rispolverare un romanzo (snaturato in commedia dalla trasposizione cinematografica) realizzato con una scrittura pulita, leggera, piacevolissima, che solo in studiati tratti svela la tensione sotterranea che lo anima dalla prima all’ultima riga, sino all’agghiacciante finale.

 Fiorella Ferrari

donnaperfetta1

Ira Levin, La donna perfetta, Beat (Biblioteca Editori Associati di Tascabili), Milano, 2012, pag.183, euro 12,90.

©Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°766 del 12/05/2012.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 gennaio 2015 da in Narrativa con tag , , .
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