Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Liza Marklund, Finché morte non ci separi

La miglior recensione per questo giallo/Thriller di Liza Marklund, che del genere viene definita la “first lady”, è leggerlo, lasciandosi catturare dalla trama che, senza rallentamenti, scorre lungo le quasi cinquecento pagine del romanzo. Difficile distogliere l’attenzione dalle indagini per l’omicidio di David Lindholm, commissario di polizia di grande successo mediatico, trovato nel proprio letto, con due pallottole esplose sulla faccia e all’inguine, mentre la moglie Julia è in bagno, in stato di choc. Il loro unico figlio, Alexander, di quattro anni, è sparito. Della pattuglia intervenuta sul posto, fa parte Nina, ex collega di Julia (licenziatasi da poco) e amica della coppia, la quale è combattuta tra le opposte ipotesi di colpevolezza (la pistola dell’omicidio è della donna, e sue sono le uniche impronte presenti) e innocenza (l’assassina e rapitrice sarebbe un’altra donna indicata da Julia nelle sue farneticazioni). Parallelamente alla polizia, si occupa delle indagini anche una giornalista della “Stampa della sera”, Annika Bengtzon, che un anno prima aveva intervistato le due poliziotte, accompagnandole, inoltre, durante una chiamata per un omicidio di particolare efferatezza. Il quadro, a questo punto, è ormai delineato, e resta da seguirne l’epilogo: Chi è realmente David Lindholm? Quali verità, nascoste sotto la facciata dell’eroe, ne hanno determinato la morte? Riuscirà Annika a scoprirle e, nel frattempo, ad affrontare un doloroso divorzio, nonché l’inchiesta per l’incendio (di cui è sospettata) della casa dove viveva assieme ai suoi figli? Julia è colpevole o innocente per l’omicidio del marito e per quello presunto del piccolo Alexander? Quale sarà la scelta di Nina? Gli ingredienti per un thriller di successo ci sono tutti: un’identità da rivelare a tutto tondo; due donne (Annika e Julia) sospettate di aver compiuto atti di crudeltà nei confronti dei propri familiari, determinati da folle gelosia; il colpo di scena finale. Particolarmente riuscita è la sovrapposizione tra le due protagoniste: Julia, che rischia l’ergastolo, e Annika, alla strenua ricerca della verità per salvare la donna e, al contempo, se stessa. “Finchè morte non ci separi” è il settimo volume della serie “Annika Bengtzon” (sono otto in tutto), due dei quali sono anche dei film. Inevitabile rimarcare il parallelo con la trilogia cult di “Millennium”, dello scomparso Stieg Larsson, di cui il romanzo ricalca (in una sorta di sintesi), non solo lo stile, ma anche i temi, i luoghi (Stoccolma), sino ai nomi dei personaggi, con delle differenze sostanziali nello sviluppo della trama (meglio congegnata quella dell’autore), e nella risoluzione della stessa (in Larsson tra i quesiti e il loro scioglimento l’incastro è più completo). Larsson, a sua volta epigono di Henning Mankell (l’autore di “Assassino senza volto”), iniziatore del genere di grandissimo consenso da parte del pubblico, del giallo svedese, condivide con la Marklund, l’attenzione per alcuni temi come: i problemi della società svedese, l’ambientazione poliziesca, la solitudine delle protagoniste (senza via di scampo, tacciate di soffrire di disagi psichici, con un difficile rapporto con il genere maschile), le sofferenze private che si sovrappongono alla sfera lavorativa. Difficile, come si diceva, esprimere un giudizio di valore, che presuppone un distacco da una trama che, appunto, cattura al suo interno il lettore, come ogni buon romanzo, per definizione, dovrebbe fare.

 

Fiorella Ferrari

Liza Marklund, Finché morte non ci separi, Marsilio, Venezia, 2010, pag. 478, euro 19,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°701 del 22/01/2011

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Questa voce è stata pubblicata il 3 gennaio 2015 da in Giallo, Thriller.
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