Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Richard Yates, Bugiardi e innamorati

I sette racconti che compongono “Bugiardi e innamorati”, la raccolta di Richard Yates edita nel 1981, appaiono quasi come fili di un’unica trama, i cui protagonisti mutano nel nome, ma non nella natura. Sono personaggi attorno ai quarant’anni, insoddisfatti della propria vita, persuasi di meritare molto di più e con un sogno (velleitario) da realizzare, come in “Oh Giuseppe, sono tanto stanca”, in cui Helen, incaricata di scolpire una testa di Roosevelt, nutre la vana speranza di “procurarsi un’entratura” nell’ambiente governativo. Per i personaggi di Yates, la vita è un palcoscenico da cui non si scende mai. In “Motivi di famiglia”, un caporale dell’esercito in licenza, Paul Colby, tenta disperatamente di vivere una tardiva “prima volta”, e di riallacciare i rapporti interrotti con la madre e la sorella. In entrambi i casi, l’artificiosità della sua postura e del suo atteggiamento, assunti a prova di una disinvoltura che non possiede, gli frutteranno solo un’”interpretazione” mediocre, votata al fallimento. Eppure, “non potendo essere qualcuno”, ai personaggi di Yates, per affermare se stessi, non resta che la strenua ricerca di “un ruolo”. I loro rapporti di coppia sono sempre sull’orlo della rottura o già terminati con sofferte separazioni o divorzi, che si lasciano alle spalle figli trascurati, tristi, frustrati. Sono genitori immaturi, spesso indifferenti e irresponsabili, in genere con problemi di alcolismo e altri sintomi di auto-distruttività. InPartecipare alla corsa” una madre alcolista sparisce spesso con l’amante di turno, lasciando la figlia di nove anni con un’amica (“Tanto lo so che torna, torna sempre”). I personaggi di “Bugiardi e innamorati” ricordano, in parte, l’inetto sveviano, nell’incapacità manifesta di affrontare la realtà, pronti a mentire, innanzitutto a se stessi, per nascondere le proprie sconfitte, e nel temperamento abulico poiché, più che vivere, si lasciano trascinare dagli eventi, saldi nell’ingannevole convinzione di avere ogni cosa in pugno. In “Addio a Sally”, il protagonista, Jack Fields, deve alla sua inerzia: un matrimonio fallito, due figlie costrette a subire lo squallore di una vita tutta da rimettere in sesto, un mortificante lavoro “da pennivendolo”, compensato da una prolungata avventura a Los Angeles per scrivere una sceneggiatura. Le trame e i personaggi dei racconti di Yates, non solo evolvono verso la rovina, ma, come si legge nella prefazione di Giorgio Vasta, hanno “costitutiva natura di rovine”; del resto, l’autore racconta come lo stesso “stare al mondo” sia un “processo degenerativo”. In uno scenario in cui i legami sono disgregati, gli individui progettano la propria infelicità (sono “martiri senza carnefici”), gli adulti non esistono, i genitori sono “stremati” e i figli non possono che “contemplare la distruzione” c’è, forse, ancora spazio per la speranza? Intanto, nei racconti di Yates, giornalista, sceneggiatore e scrittore (autore, tra gli altri, di “Revolutionary Road” e “Easter Parade”) si può rintracciare la sua biografia: una famiglia instabile, la madre scultrice, l’esperienza bellica, la lacerazione del divorzio, il vizio del bere, del fumo e l’incubo della depressione. Tali esperienze di vita si riflettono, con una scrittura misurata, agile ma di spessore, nello smarrimento e nella solitudine propri della condizione umana (simboleggiati dalla “piccola melodia fievole e rozza” che esce da un carillon suonato e risuonato al contrario, in “Bugiardi e innamorati”), e nel disastroso rapporto genitori-figli (in “Saluti a casa”, Bill prova “una curiosa sensazione di appagamento” quando il medico strappa tutti i denti alla madre). Tuttavia ci sono, a volte, brevi momenti di pacificazione, di fugace felicità in un gesto (come piangere contro i “vestiti puliti” di una madre, in “Oh Giuseppe, sono tanto stanca”) o in una parola e, quindi, piccole scintille di speranza che, seppure non possano essere compensatorie di tanta sofferenza, sono comunque presenti, simili a “relitti di un naufragio”.

Fiorella Ferrari

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Richard Yates, Bugiardi e innamorati, Minimum fax, Roma, 2011, pp. 319, euro 13,50.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°726 del 16/07/2011.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 27 dicembre 2014 da in Racconti con tag , , , .
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