Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Jed Rubenfeld, L’interpretazione della morte

“L’interpretazione della morte” di Jed Rubenfeld, professore universitario a Yale e grande studioso di Freud, soggetto della sua tesi di laurea, narra una storia avvincente nella quale ritroviamo  proprio lo stesso Freud e il suo giovane discepolo, Carl Jung, presenti tra i personaggi di questo thriller nel quale primaria importanza assume la psico-analisi che, a quei tempi, ancora non rivestiva il valore che le si attribuisce oggi, in particolare quando viene utilizzata per concorrere alla risoluzione di indagini relative a crimini e delitti di natura legata a patologie psichiatriche. L’io narrante è un medico, laureato anche in psicologia, il dottor Younger, il quale viene contattato dall’investigatore Littlemore, a New York, in occasione dell’orribile omicidio di una giovane donna dell’alta società cittadina, miss Elizabeth Riverford, trovata seviziata e, appunto, uccisa in un lussuoso appartamento di un albergo a Broadway. Il dottor Stratham Younger è specializzato in psico-terapia ed ha già ottenuto notevoli successi nel suo campo, al punto da attirare l’attenzione, addirittura, di Sigmund Freud, che proprio in quell’anno, il 1909, ed in contemporanea con l’efferato delitto, sbarca per la sua prima ed unica volta in America, accompagnato dal suo allievo, Jung, per ricevere una laurea “ad honorem” in un Paese, a differenza di quelli europei, notoriamente aperto agli studi ed agli sviluppi della psico-analisi. Ma il giorno dopo il brutale omicidio, un’altra giovane donna, Nora Acton, ricca ereditiera, viene aggredita, sempre nell’appartamento di un palazzo lussuoso mentre i suoi genitori si trovano fuori città; la ragazza riesce a sopravvivere, pur riportando danni fisici e, soprattutto, psicologici. Younger, chiamato dal sindaco McClellan, un amico di famiglia degli Acton, accorre sul posto e, servendosi anche dell’autorevole collaborazione di Freud, viene incaricato di analizzare la povera mente sconvolta della ragazza che si rifiuta di parlare, limitandosi a scrivere di non ricordare nulla dell’accaduto. Così, in parallelo con le investigazioni di Littlemore, inizia la terapia psico-analitica di Younger sulla giovane, supportato, appunto, da Freud, il quale sospetta che già prima dell’aggressione la ragazza avesse dei problemi legati a traumi precedenti. Quest’ultima, man mano che procedono le sedute, recupera l’uso della parola ma non il ricordo di quanto subìto, anche per via della sua scarsa collaborazione ed evidente ostilità sia all’indagine investigativa, sia a quella psico-analitica. Durante il soggiorno in America, mentre Jung si tiene in disparte poiché le sue teorie spesso sembrano non coincidere con quelle del suo maestro,  Freud e Younger frequentano l’alta società newyorkese per motivi legati all’attività dello scienziato e per seguire il caso di Nora Acton, che si sviluppa in modo inaspettato. Il coinvolgimento di Younger diventa sempre più profondo e personale, mentre la giovane sembra iniziare a ricordare come si siano svolti i fatti di quella terribile sera, arrivando a confermare i sospetti di Freud circa i suoi trascorsi problemi psichiatrici, legati alla sua vita familiare ed affettiva, il che dimostra, ancora una volta, le eccezionali capacità dello psichiatra nell’analisi e nella comprensione dei misteri della mente umana. La vicenda si sviluppa attraverso l’incalzare degli eventi e l’ingresso di vari personaggi ad essa collegati, come Rose e George Banwell, legati alla famiglia di Nora, il signor Thaw, paziente “particolare” di un ospedale psichiatrico, Charles Hughes, poliziotto corrotto, e un’altra ragazza trovata morta, soffocata dentro una valigia. Dunque, il romanzo assume toni sempre più “noir” e la trama si fa più intricata. I fatti si susseguono in modo imprevedibile e le scoperte di Younger diventano decisamente sconvolgenti, portando il lettore nel complesso labirinto dei percorsi mentali degli esseri umani, che, a volte, possono essere contorti ed incomprensibili anche per i più esperti professionisti nel campo della psichiatria; a ciò si aggiunge il “giallo” che caratterizza la narrazione e che, mediante le indagini investigative, interessa e avvince chi legge per arrivare alla scoperta del vero colpevole, e il “nero” che si riscontra in alcune descrizioni piuttosto particolareggiate e realistiche delle torture inflitte alle vittime. E’ una lettura adatta ad amanti del genere, anche se rimane notevole la parte relativa alla psico-analisi, come già evidenziato, che, con il suo massimo esponente, Freud, cominciava proprio in quel periodo ad assumere il carattere di metodo di cura delle patologie psichiatriche. D’altra parte, come l’autore afferma nella nota finale, è verità storica che Freud in quel periodo si trovasse effettivamente in America, dove condusse alcune sedute psico-analitiche improvvisate, che abbia soggiornato a Manhattan e tenuto delle conferenze alla Clark University di Worcester, con le quali ha dato notevole impulso alle scoperte psichiatriche, soprattutto a quelle relative ad alterazioni mentali dovute a disfunzioni di varia natura e, conseguentemente, in casi di questo genere, alla criminologia. Anche alcuni personaggi del libro sono realmente esistiti, a partire, ovviamente, da Freud e da Jung che, da suo discepolo, si trasformò in suo antagonista. La figura di quest’ultimo viene dipinta in modo piuttosto ambiguo ossia come una persona di dubbia moralità, i cui metodi di cura venivano definiti, a volte, dal suo maestro, “poco scientifici”. Le polemiche tra i due psichiatri iniziarono proprio pochi anni dopo quel viaggio, manifestandosi attraverso pubblicazioni, dichiarazioni e saggi, nei quali le loro teorie dissentivano sotto vari aspetti. Inoltre, sembra che Jung fosse interessato al mondo dell’occulto, in particolare alla telecinesi, da lui definita “esteriorizzazione catalitica”, cosa che scatenò la derisione del suo ex maestro, il quale non riconosceva queste “facoltà” nell’uomo, anche se si dice che lo stesso Freud avesse assistito ad esperimenti del genere eseguiti da Jung. In sostanza, questo è un  romanzo composito, che offre molti spunti e approfondimenti scientifici e storici, all’interno di una trama interessante e ben congegnata, ambientato in un Paese come l’America che rivelava, già ai primi del novecento, diverse contraddizioni sociali che non piacevano a Freud: da un lato l’apertura al nuovo, alla scienza e al progresso, dall’altro la sete di potere di alcuni personaggi particolari  i quali, come quelli descritti dall’autore nel libro, si mostrano capaci di azioni malvage pur di procedere nella propria ascesa sociale ed economica, calpestando chiunque si trovi sul proprio cammino. Aspetti, questi, più che mai attuali.

Antonella Ferrari

L'interpretazione della morte 

  Jed Rubenfeld, L’interpretazione della morte, Rizzoli, Milano, 2007, euro 19,00, pag.464.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 dicembre 2014 da in Psicologia, Thriller.
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