Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Patrick McGrath, Follia

Cos’è un’ossessione? È un pensiero fisso, che nasce da un vuoto, un piccolo o grande vuoto che si trova all’interno di noi stessi, in mezzo a tutto ciò che siamo, a tutto ciò che fa parte di noi e che va ad accumularsi nel tempo della nostra storia. Un giorno, in un istante, magari in un frangente che avevamo sottovalutato, quello spazio si colma di qualcosa che non avevamo previsto né cercato consciamente. È un pensiero, un’idea, una persona, qualcosa che man mano si espande prendendo sempre più posto, sino a non lasciarne per nient’altro, per nessun altro.

Per Stella Raphael, infelice consorte di uno psichiatra criminale, questo pensiero ossessivo e rovinoso si chiama Edgar Stark ed è un paziente della clinica in cui il marito Max ricopre l’incarico di vice direttore. L’episodio “galeotto” non è nemmeno particolarmente significativo: un ballo al quale possono, eccezionalmente, mescolarsi il personale della clinica e quei pazienti che godono di un regime di semilibertà. In realtà, il “caso Stark” non dovrebbe consentire un simile privilegio ma, possedendo una certa manualità, l’uomo è stato incaricato di riparare la vecchia serra in fondo all’orto, per questo beneficia di una limitata e sconsiderata libertà di movimento. Durante il ballo, Stella non può evitare di accorgersi del turbamento compiaciuto dell’uomo a contatto con il proprio corpo ma, anziché provarne ripulsa ne è divertita ed eccitata, pronta perché l’ossessione abbia inizio.

Esiste forse un solo presupposto per scusarla? Nessuno. Stella tradirà il marito sotto i suoi stessi, increduli occhi, sotto quelli sconsolati di Charlie, il figlio trascurato e quelli scandalizzati del personale ospedaliero e, soprattutto, non con un uomo qualunque ma con un paziente e non con un paziente comune ma con un uxoricida efferato che, dopo aver infierito sulla propria moglie con una ferocia tale da renderla irriconoscibile, non ha mostrato il benché minimo pentimento. Stella lo sa bene e lo sa anche perché un altro psichiatra della clinica, Peter Cleave, voce narrante del romanzo, l’unico che abbia intuito la tresca sin dagli esordi, nonché il professionista che la terrà in cura quando si manifesteranno le conseguenze peggiori della sua follia, la mette ripetutamente e inutilmente sull’avviso. No, per Stella, la bellissima, elegante, tremendamente sola Stella non esistono scusanti di sorta per ciò che ha fatto e, soprattutto, per ciò che farà dal momento in cui, inconsapevolmente, favorirà la fuga di Stark dalla clinica.

Il resto della narrazione è la storia di un progressivo degrado, quello di una donna spossata e frastornata dall’alternarsi di vette inusitate di felicità, cui solo la narcosi di un’ossessione può portare, e abissi di disperazione che si aprono quando la realtà torna a imporre la sua presenza. Esiste un momento in cui è ancora possibile ritornare in sé, recuperando quel minimo di lucidità necessaria per fare un passo indietro e salvarsi? Esiste ma pochi decidono di coglierla, nemmeno Stella, la cui ossessione vincerà su tutto e tutto travolgerà.

Evidentemente, “Follia” di Patrick Mc Grath, la cui infanzia, segnata dalla psichiatria a causa del mestiere paterno, torna a rivivere anche in questo romanzo, è un thriller psicologico ambientato nel 1959, in Inghilterra (nel 2005 ne è stato tratto un film), che è impossibile non leggere tutto d’un fiato. Geniale l’idea di far narrare la vicenda, con una sintassi scorrevole e incalzante, al futuro psichiatra di Stella, che, attraverso dosate pause, anticipazioni e diagnosi, ci racconta la vita e gli errori di una donna alla cui disperazione ci si sente vicini nonostante, verso la parte finale del romanzo, la protagonista superi abbondantemente il limite dei comportamenti tollerabili. Ben delineati i vari personaggi: la malinconica e passionale Stella, il freddo ed esangue Max, l’artista folle Edgar (che amava modellare nell’argilla “le teste” delle sue donne) e Peter, il burattinaio-narratore, il cui punto di vista darà forma al racconto, anche se non quanto avrebbe voluto. Il finale è una strada a senso unico ma il modo in cui è congegnato lo salva dalla banalità. L’ossessione vincerà sempre? Se il vuoto non viene colmato per tempo, sì.

Fiorella Ferrari

follia

Patrick McGrath, Follia, Adelphi, Milano, 2003, p. 296, euro 12,00.   

4 commenti su “Patrick McGrath, Follia

  1. marie ange cortellino
    3 dicembre 2014

    Molto bella questa recensione e molto vicino al film che ho visto un po’ di tempo fa.. Che dire? sono d’accordo un po’ con Osho quando una persona gli domanda: Ma non fanno parte dell’amore anche la passione e l’attaccamento?

    “Se nell’amore c’è passione, l’amore diventa l’inferno.
    Se nell’amore c’è attaccamento, l’amore diventa una prigione.
    Se nell’amore non c’è attaccamento, l’amore in sé diventa divino.

    L’amore ha entrambe le possibilità. Puoi vivere un amore con passione e attaccamento: in questo caso è come se avessi legato una pietra intorno alle ali dell’amore, che non potrà più volare.
    Oppure è come se tu lo avessi rinchiuso in una gabbia dorata. Per quanto preziosa possa essere – può essere tempestata di diamanti e di pietre preziose – una gabbia è sempre una gabbia e ne impedirà il volo.
    Quando elimini dall’amore la passione e l’attaccamento, quando il tuo amore è puro, innocente e senza forma, quando in amore dai e non chiedi, quando il tuo amore è solo dare, quando il tuo amore è un imperatore e non un mendicante, quando sei felice perché qualcuno ha accettato il tuo amore – non lo negozi e non chiedi niente in cambio – allora liberi l’amore e lo lasci volare nei cieli aperti. In questo caso rafforzi le sue ali e l’amore potrà intraprendere il suo viaggio verso l’infinito..

    La parola amore in sé non è molto significativa. L’amore può diventare nettare e può diventare anche veleno, dipende tutto da te. L’amore diventa veleno quando contiene la passione e l’attaccamento. Se rendi l’amore un mezzo per appagare i tuoi desideri sessuali e se nell’amore cerchi solo la soddisfazione degli istinti del corpo, scoprirai che il tuo amore porta con sé conflittualità e angoscia. Porta con sé dolore e sofferenza. Porta catene. La colpa non è dell’amore: in nome dell’amore, hai tentato di ottenere qualcos’altro”.

    È quello che è sucesso a Stella, “la bellissima, elegante, tremendamente sola Stella”..

    Piace a 1 persona

    • fioferrari
      3 dicembre 2014

      Non c’è davvero altro da aggiungere… chi ti ama non ti fa del male. Grazie infinite per il tuo commento e per il tempo che hai dedicato a questo nostro “piccolo mondo” appena nato.

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  2. Donato Merico
    7 dicembre 2014

    In nome dell’amore si possono compiere varie azioni e pensamenti, che conducono l’innamorato a stazionare e percorrere vie sconosciute a lui prima. Proprio perché l’amore è un mondo cosmico e sconosciuto, permette alla donna e all’uomo astronauti, che si permettono il viaggio interstellare, di sondare lidi incresposi e timorosi, ma che possono far vivere emozioni e sensazioni prima assolutamente sconosciute. E diventano adulti dinanzi ad un mondo di consimili invidiosi e gelosi di così tanto godimento da apparire angeli in volo a loro, terreni, irraggiungibili nella nuova ed edificante dimensione amorosa. Questa la “nuova” sorte per coloro che intraprendono la spinosa e dolce narrazione esistenziale dell’amore.
    Donato Merico

    Piace a 1 persona

    • fioferrari
      7 dicembre 2014

      Grazie infinite per il tuo bellissimo commento sull’amore, anzi, sul “vero amore”!

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Questa voce è stata pubblicata il 18 novembre 2014 da in Libri, Narrativa, Recensioni, Thriller con tag , , , .
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