Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

John Hawkes, Arance rosso sangue

“Amore tesse il suo arazzo, torce il suo filo d’oro, con il suo dolce alito infonde vita ai suoi misteri: bucolici, sensuali, delicati come gli occhi delle margherite o gravidi di dolore”. E’ l’incipit di “Arance rosso sangue”, una nuova traduzione del romanzo di John Hawkes, che ne rappresenta, in fondo, anche il compendio. Il romanzo stesso, infatti, sembra concepito come un arazzo (il titolo dell’edizione originale del 1974 è, in effetti, “Arazzo d’amore”), tessuto dal racconto in prima persona del protagonista, Cyril, una sorta di satiro (“un piccolo toro di porcellana bianca”, persuaso che “gli dèi ci foggiano per allargare le gambe delle donne”, e certo di non averne mai rifiutata una in vita sua, “vecchia o giovane che fosse.”), co-interprete e regista degli idilli imbastiti da due coppie che vivono l’una accanto all’altra, in ville gemelle.

Il romanzo, vincitore di un premio, riflette alcuni elementi essenziali del pensiero di Hawkes, come l’attenzione per i “processi psichici” e le “inquietudini sessuali”, e la convinzione che “la sessualità sfida e vince l’autocontrollo degli uomini”, mentre il matrimonio monogamo frustra questo impulso naturale e vitale. Il prefatore, lo scrittore Rick Moody, che è stato suo allievo, descrive l’autore come “un omino smilzo”, con “un’espressione furbetta”, una forte propensione per l’orrido e la crudeltà, e una predilezione per “la tristezza profonda dei personaggi”, poiché “la trovava tonificante, lo faceva ridere”, mentre “il sentimentalismo e il melodramma lo innervosivano”.

Sullo sfondo di paesaggi bucolici, popolati da pastori, coronati da una compiacente vegetazione mediterranea, con laghetti dalle acque trasparenti, che invitano a prendere il sole in libertà, si sviluppa un “dramma di scambio sessuale e infedeltà”, i cui attori sono, appunto, Cyril e la snella e disinibita Fiona (non nuovi a simili copioni), la ritrosa Catherine e il marito Hugh, monco di un braccio. In secondo piano, vi sono le tre figlie di questi ultimi, la più grande delle quali intuisce quale sia la natura dei rapporti con i vicini e ne è turbata. Mentre Cyril riuscirà ben presto a dare inizio al suo gioco amoroso con Catherine, lo stesso non può dirsi di Fiona che, nonostante le altrettanto giocose tentazioni cui sottoporrà Hugh, avrà difficoltà a ottenere la resa dell’uomo, che sarà l’artefice della drammatica fine di un intreccio che mal sopporta e del quale non è in grado di accettare le conseguenze.

Hawkes, scrittore d’avanguardia, autore di romanzi, racconti e opere teatrali, una cattedra ad Harward ed una di scrittura creativa alla Brown University, viene definito uno degli esponenti più originali della narrativa postmoderna del secondo dopoguerra, con una “prosa sperimentale e difficile” basata sull’inconscio e l’irrazionale, contro il realismo e in favore del “primato dell’arte e dell’immaginazione”. In effetti, “Arance rosso sangue” appare più legato all’onirico che alla realtà, ogni gesto dei personaggi è lieve, appena accennato (anche l’erotismo), i dialoghi essenziali, la narrazione più evocativa che esplicativa. Il contorno non ha alcuna importanza, è uno scenario giustificato dagli idilli e dalle perlustrazioni dei quattro personaggi, figure poco tratteggiate in favore delle riflessioni e delle intime convinzioni dell’autore. Un romanzo lieve, elegante, adatto a chi ama soffermarsi su un pensiero, un particolare, come la descrizione di un angolo di natura; poco adatto, invece, a chi ama l’azione e la centralità delle vicende.

Fiorella Ferrari

John Hawkes, Arance rosso sangue, Minimum Fax, Roma, 2010, p. 299, 13,50 euro.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” n°692 del 13/11/2010.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 novembre 2014 da in Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , .
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