Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Pepetela, Il desiderio di Kianda

“Il desiderio di Kianda” è un romanzo dal titolo accattivante e dalle ottime potenzialità narrative. Abbiamo uno sfondo storico rappresentato dalla guerra civile che ha devastato l’Angola nei primi anni novanta (terminata nel 2002), due protagonisti, forze contrapposte per carattere e ideologia, infine, un mistero legato al mito angolano relativo a una divinità acquatica, a seconda dei casi, protettiva e distruttrice. Eppure, il racconto non convince sino in fondo.

La protagonista è una certa CCC che sta per Carmina Come Culo (testuale), militante, sin dalla fondazione, del MPLA (Movimento popolare per la liberazione dell’Angola, di cui fa parte attiva anche l’autore), partito d’ispirazione marxista-leninista, alla guida del paese sin dall’Indipendenza (raggiunta nel 1975). Quando la carriera della volitiva la porterà al Comitato centrale (si dirà, con un gioco di lettere, CCC al CC), verrà ad accentuarsi il divario economico e ideologico con il marito João Evangelista, appartenente a una stirpe di religiosi, inetto e indolente (“Lui non si considerava un cretino, ma sentiva che gli mancava un certo dinamismo”).

Le loro vicende sono ambientate nell’isola di Luanda, in Angola, e s’intrecciano con uno strano fenomeno: nella piazza di Kinaxixi i palazzi crollano a uno a uno, senza clamore, sangue o perdite di vite umane, al contrario, accompagnandosi a un suono lieve (un tintinnio), luci (nastri dei colori dell’arcobaleno) e dal semplice planare di oggetti (mobilio, elettrodomestici) ed esseri viventi (nello svolgimento dei loro atti quotidiani, dall’amore alle funzioni intestinali) sull’asfalto.

La manifestazione è in qualche modo legata ad una pozza d’acqua (“sembrava lo scolo di un tubo”), formatasi accanto a un palazzo di dieci piani, la cui costruzione era ferma dai tempi dell’Indipendenza. Vi erano nati dei girini, poi delle rane e, quindi, delle piante e dei pesci, finché non vi erano andati a nuotare i bambini, tra i quali Cassandra (dal nome piuttosto scontato), l’unica che riesca a sentire il “canto dolce, doloroso” che da essa si sprigiona e che si scoprirà esprimere il segreto desiderio della mitica divinità acquatica angolana Kianda.

E’ indubbio il valore simbolico di personaggi ed eventi, ad esempio, Carmina che, rinnegando i valori delle origini, si adatta sempre più al clima di corruzione generale, così che anche il conflitto d’interesse o il traffico d’armi possono trovare una valida giustificazione; João e la rassegnazione di parte della popolazione, mentre un’altra parte costituisce un movimento civico di individui nudi, in quanto senza diritti, per protesta che, dal basso, cerca di ottenere l’uguaglianza sociale; Kianda e lo spirito dell’Angola delle origini che si riappropria con forza dirompente (la pozza è diventata ruscello che scorre inarrestabile, alla ricerca dell’antico letto, così che il suo lamento si trasforma in “canzone di lotta”) del suo territorio.

La narrazione è fluida, piacevole e pervasa d’ironia, caratterizzata da lievità (indubbiamente un pregio) ma inconsistente (rischio di tutte le vicende prossime all’onirico). Pepetela, pseudonimo (nome di battaglia e poi d’arte) indispensabile a chi di nome fa Artur Carlos Maurício Pestana dos Santos, insegnante di sociologia, ex guerrigliero oggi scrittore insignito (nel 1997) del prestigioso Premio letterario Camões, continua, attraverso la sua professione, la sua battaglia contro l’oppressione, la mancanza di libertà, ma anche di valori e sogni di un popolo che sta cercando di costruirsi una nuova identità, di cui Pepetela racconta, attingendo dalla storia come dal mito, contribuendo con la sua letteratura al sostegno di questo progetto.

Fiorella Ferrari

Pepetela, Il desiderio di Kianda, Edizioni Lavoro, Roma, 2010, p. 98, euro 12,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°681 del 04/09/2010.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 novembre 2014 da in Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , .
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