Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

James Sallis, Il bosco morto

Il romanzo si snoda attraverso due percorsi esistenziali paralleli: quello di John Turner, con le sue molteplici vite, e quello di un vagabondo trovato morto in una posa che fa pensare a un assassinio rituale.

Di ambientazione country, genere noir e ispirazione esistenzialista (“La vita, dicono, è quel che succede mentre si aspettano tutt’altre cose, che invece non accadono mai”; “Saper perdere è la chiave di tutto, il segreto che nessuno vi rivela mai”), il racconto è il primo di una trilogia con il medesimo protagonista.

Turner è anche la voce narrante “ruvida” e disincantata, lucida e cinica che racconta di una periferia americana “surrogato di tutti gli Stati Uniti”, fatta di grandi spazi, caffè con cibi appena commestibili, vite complicate e spesso ai margini. Procedendo per fotogrammi alternati, si snoda la storia di un reduce del Vietnam che decide di mettere la sua esperienza al servizio delle forze di polizia, finché un intervento conclusosi in modo particolarmente drammatico, lo costringe a scontare undici anni di galera, durante i quali inizia a costruire la sua terza vita, studiando psicologia.

Dopo aver esercitato per un breve periodo la carriera di psicoterapeuta, ossia quella di un professionista votato alla salvezza degli esseri umani, intesi come “creature complicate, mosse dal sapere, dall’intelletto e dalla passione”, che la psichiatria considera alla stregua di “congegni meccanici, giocatoli rotti in attesa di riparazione”, Turner inizia quella che considera la sua ultima esistenza e si ritira in una capanna nei boschi del Tennessee sperando che il mondo, finalmente, possa scordarsi di lui.

Almeno sino a quando lo sceriffo del luogo Bates, accompagnato da una bottiglia di bourbon, riuscirà a stanarlo dal suo isolamento, così che la sua vita inizia a dispiegarsi, rivelandone i segreti e intrecciandosi con quella del vagabondo ucciso, un appassionato di film autoprodotti, realizzati in pochi giorni, con esigui mezzi e di scarsa qualità ormai divenuti una sorta di cult movies, i quali rappresenteranno la giusta partenza per la soluzione del caso.

Particolarmente intensa ed efficace la descrizione delle regole non scritte che caratterizzano la vita carceraria, in cui “se non sai cosa fare del tuo tempo, saprà lui cosa farne di te”, dove oggetti di scarso valore economico ne acquistano uno affettivo passando di mano in mano quando un detenuto riacquista la libertà e, infine, in cui “l’onnipresente violenza” diventa un modo per rispondere alla “limitatezza” e “inazione” dei nostri tempi. Pochi gli altri personaggi, come gli ex compagni di pattuglia di Turner e le loro vicende, e Valerie Bjorn, dell’ufficio di polizia di Stato, che avrà qualcosa a che fare con la prossima esistenza del protagonista.

Nel complesso, un buon romanzo, per chi ama atmosfere southern, dialoghi essenziali, personaggi appena tracciati, un lirismo, così com’è stato definito, “solido” che caratterizza la scrittura dell’autore James Sallis considerato “una voce straordinaria della nuova narrativa americana”.

Fiorella Ferrari

James Sallis, Il bosco morto, Milano, Giano, 2008, p. 223, euro 16,50.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” N°654 del 06/02/2010.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 novembre 2014 da in Libri, Narrativa, Noir, Recensioni con tag , , , .
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