Fior di Libri

Ad ogni lettore il suo libro. Ad ogni libro il suo lettore. (Ramamrita Ranganathan)

Valerij Brjusov, L’angelo di fuoco

Non è mai impresa da poco illustrare e giudicare un’opera letteraria, tanto più nel caso de “L’angelo di fuoco”, un classico della letteratura russa nella quale l’autore, Valerij Brjusov, ebbe il pregio d’introdurre motivi e forme del decadentismo e del simbolismo.

L’opera è un pastiche storico, caratterizzato da scrupolose ricostruzioni che non appesantiscono la lettura, ma si completano e si fondono con il piano dell’immaginario, alla stessa maniera in cui interagiscono tra loro i personaggi del romanzo e i dotti dell’epoca, come Agrippa di Nettesheym e il dottor Faust.

La prefazione informa che trattasi di un manoscritto tedesco del XVI secolo, non autografo ma autobiografico, copiato da un ignoto che si sarebbe premurato, inoltre, di utilizzare un linguaggio più moderno. Un artificio letterario, di cui Brjusov si era già avvalso in precedenza, così ben congegnato da lasciare il dubbio che si tratti della realtà.

Ambientata nella Germania del Cinquecento, all’epoca della Riforma, la narrazione è sostenuta da una prosa accurata, solenne e ricca di arcaismi, che risulta a volte gravata dalle continue citazioni dotte d’opere, autori e concetti, testimonianza della profonda cultura Brjusoviana.

L’intreccio romanzesco s’incentra sul rapporto tormentato tra Ruprecht e Renata, una passione in nome della quale il primo sarebbe capace di sacrificare la vita e, peggio, l’anima. Mentre l’amata resta in ogni istante focalizzata su se stessa, sul proprio oscuro destino determinato, sin dall’infanzia, dall’incontro con Madiele, un “angelo tutto come di fuoco”. Renata cresce superando le dure prove cui la sottopone l’angelo, giungendo ad acquisire persino poteri taumaturgici, ma tutto ciò la lascia spossata contribuendo ad insinuare in lei dei dubbi circa la reale natura dell’entità. Finché Madiele, trasformato in colonna di fuoco, l’abbandona irato quando Renata cerca d’instaurare con lui una vera relazione tra uomo e donna. Da quel momento, la vita di Renata ruota attorno alla ricerca dell’angelo perduto che si sarebbe incarnato nella persona del conte Heinrich. Facendo violenza a se stesso, anche Ruprecht si fa coinvolgere nelle sue disperate indagini le quali lo costringono ad intensi studi di volumi di magia e pericolosi esorcismi, sino alla partecipazione a un sabba in cui giura fedeltà al demonio. Ed egli accetta ogni sofferenza sino a quando, dopo un estremo tentativo di salvare Renata, ritiratasi in un convento teatro di nuovi fenomeni demoniaci, deve arrendersi a un destino che si rivela per lei irrimediabilmente tragico.

Non è l’erotismo a motivare simile abnegazione in Ruprecht, giacché è un tema che nel libro appare più che altro di tipo letterario, quanto l’attrazione malefica che Renata suscita il lui. L’intrigo erotico, così, si connota di suggestioni magiche. Ed il magico è il tema predominante del romanzo, che, come l’autore precisa nella prefazione, non va inteso alla stregua delle “incerte fatture e sortilegi del medioevo”, bensì come “l’organica disciplina scientifica” elaborata nel XVI secolo. Quindi, la magia considerata secondo una concezione razionale, alla maniera, appunto, di un’epoca ritenuta “ragionevole” come il Cinquecento. Tant’è che l’autore oscilla continuamente tra la possibilità dell’esistenza di determinati fenomeni e la volontà di smascherarne l’origine. Manifestazioni, ad esempio, come la supposta possessione demoniaca di Renata, per la quale è continuamente ventilata l’ipotesi che si tratti semplicemente d’un caso d’isteria, o la presunta incarnazione angelica di Heinrich oppure ancora il viaggio al sabba permesso dalle droghe. Dubbi che nemmeno il finale scioglierà. Ecco, dunque, il senso del magico ne “L’angelo di fuoco”, più che un contenuto vero e proprio, un’atmosfera che serve solo a creare una sorta di distanza dal narrato e, soprattutto, dal mistero che lo pervade. Dunque, un classico di grande spessore, in cui non manca l’elemento essenziale d’ogni buon romanzo, il gusto del narrare.

Fiorella Ferrari

L'angelo di fuoco

Velerij Brjusov, L’angelo di fuoco, Edizioni e/o, Roma, 2007, p. 441, euro 18,00.

© Pubblicato su “Conquiste del Lavoro – Via Po” dell’1/09/2007.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 novembre 2014 da in Classici, Libri, Narrativa, Recensioni con tag , , , .
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